Etica a scuola e dintorni

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Etica a scuola e dintorni

Riceviamo questa replica all’591 apparso l’11 ottobre scorso sul Bernina e la pubblichiamo, nella convinzione che un dialogo critico, di confronto sia utile nella scuola a tutti i livelli. Ci auguriamo che tutti coloro che lavorano attorno alla scuola non smettano di credere nel dibattito di fondo attorno a questo bastione fondamentale della società  del futuro: questo contraddittorio va in questa direzione.

Caro collega!
Ho letto con vivo interesse il Tuo articolo apparso nell’ultimo numero del Bollettino scolastico grigione (N.d.R e contemporaneamente nel Bernina); condivido l’importanza del tema, ma mi trovo perplesso di fronte ad alcune affermazioni. Mi permetto quindi di puntualizzare alcuni aspetti.

Permettimi tre premesse: prima di tutto sono contento che, grazie anche alla Tua disponibilità, dopo alcuni anni di stasi, sia rinata “la pagina italiana” all’interno del Bollettino scolastico gestito dall’Associazione cantonale degli insegnanti (e non più dal Dipartimento dell’educazione come in tempi passati); è una presenza preziosa (a maggior ragione coi tempi che corrono!). La seconda osservazione è di tipo più generale: la scuola ha bisogno di osservatori attenti (interni ed esterni alla struttura stessa) che esprimano delle critiche e dei suggerimenti. Ben vengano quindi le osservazioni critiche, anche caustiche se necessario, anche se, in quest’occasione, ho alcune riserve in merito ad alcune affermazioni. Terzo punto: non voglio in nessuna maniera far credere né a Te né ai genitori che ritenga la (nostra) scuola un’istituzione perfetta in tutto e per tutto; mi preme però evidenziare con gratitudine il forte impegno etico e professionale profuso da tanti insegnanti.

Mi ripeto: il tema affrontato nel Tuo articolo è fondamentale e non posso non condividere alcune Tue affermazioni. Mi manca però una chiave di lettura più precisa. Nelle Tue “congetture” alludi alla scuola del Grigioni italiano? O, siccome Ti rifai a dei referenti che non sono attivi nella scuola grigione, posso supporre che le affermazioni siano di carattere generale? Se fosse corretta la seconda interpretazione non posso che condividere la necessità, al momento della messa in atto dei doverosi adeguamenti, di avere sempre le scolare e gli scolari come punto di riferimento. E – è giusto affermarlo e lo faccio con gratitudine – è quanto molti docenti hanno fatto in tutti questi anni nei quali, lo devo riconoscere, di adeguamenti ce ne sono stati parecchi.

Un’altra affermazione che mi lascia perplesso e che – suppongo – lasci perplessi anche i genitori (oltre che gli allievi stessi) è quella relativa “all’esagerato nozionismo che si tenta di trasmettere”. E anche qui si tratta di intenderci. Lo ammetto, sono un po’ condizionato in questo momento dalla piacevole lettura dell’accattivante volume “La barca nel bosco”. Ho però difficoltà a vedere nei nostri piani d’insegnamento (sia per le elementari che per il ciclo superiore) “un esagerato nozionismo”. Un’attenta lettura dei testi introduttivi evidenzia il principio secondo il quale bisogna badare maggiormente alla “testa ben fatta” che alla “testa ben piena”. Certo, in questa direzione si dovrà fare di più, si dovranno investire forze maggiori alla ricerca del consolidamento delle competenze (e “degli intrecci degli sguardi”, che, come locuzione, è decisamente più felice della prosaica “interdisciplinarietà” usata nei nostri manuali). D’altro canto le competenze pragmatiche non possono essere consolidate in mancanza di nozioni basilari nei vari campi. Credo sia importante non illudere genitori ed allievi: il compito fondamentale che la legge scolastica affida alla scuola dell’obbligo – cioè sviluppare le capacità di discernimento, le abilità creative e il sapere – non può essere realizzato senza impegno, senza costanza, senza un po’ di fatica. Non credo però che sia la scuola a creare un eccessivo nozionismo (magari mi becco un’altra salva di fischi!); sono invece troppe le interferenze, private ed istituzionali, che ostacolano uno sviluppo adeguato. Si pensi – e mi ripeto – all’infausta decisione presa settimane fa a livello parlamentare nel contesto linguistico. Mi preme però, e non mi stancherò di ripeterlo, che la scuola offra in modo ordinato ed efficace le indispensabili nozioni che permettono una vera crescita; qualcosa d’altro sarebbe una presa in giro degli scolari e dei loro genitori. E la costante, alle volte faticosa, trasmissione di competenze e di valori è proprio ciò che fanno in modo egregio tanti insegnanti; lo confermano i risultati conseguiti dai nostri allievi in campo scolastico e professionale.

La seconda parte del Tuo articolo è un piacevole volo ideale; l’età mi impedisce oramai tali esercizi. È bene, lo condivido pienamente, che come insegnanti si abbia presente la continua necessità di “guardare alle origini”, di evitare l’appiattimento, di cercare le finalità della vita… Ad una condizione: quella di non perdere di vista la realtà contingente (età, possibilità, limiti, ecc.) degli allievi che – siamo d’accordo – abbiamo messo al centro del nostro agire e sui quali focalizziamo la nostra attenzione.

Ti saluto cordialmente!

Questo articolo é apparso pure nel Bollettino scolastico grigione, n. 3, dic. 2004.

Redatto da Gustavo Lardi, Ispettore scolastico – gustavo.lardi@bluewin.ch