La maestra Paradisa

0
12

La maestra Paradisa

Il nostro collaboratore Antonio Giuliani, sfogliando con passione vecchi documenti, trova spesso del materiale degno di essere portato a conoscenza di tutti.
Questa volta propone la storia della maestra Paradisa, una donna valposchiavina che con temperamento, intelligenza, lungimiranza e grande amore per i bambini, riuscì ad imporsi nel mondo dell’educazione, costituito allora da insegnanti maschi, piuttosto rigidi e autoritari.

La maestra Paradisa nacque e crebbe al Meschin. Fortemente attratta dal desiderio di lavorare con i bimbi, dal 1888 al 1892 lavorò quale maestra di lavori femminili.

Il 9 ottobre 1892, considerata la carenza di insegnanti disponibili, venne nominata insegnante a Le Prese per l’anno scolastico 1892 – 1893.

Insegnò fino al 1902, anno in cui il Consiglio scolastico all’unanimità, pur constatando che non era in possesso di una regolare patente, la ammise quale maestra del 2° ciclo (III e IV classe) alla scuola dell’Annunziata. Più tardi assumerà ogni tanto anche la scuola primaverile, un corso facoltativo che si svolgeva dopo la chiusura dell’anno scolastico, che allora durava di regola sei mesi, e la scuola di perfezionamento.

Riceveva 660.- franchi per 6 mesi di insegnamento, con una deduzione di 10 franchi perché non era in possesso della patente d’insegnante.

Il Consiglio scolastico cercò di sostenerla in ogni circostanza e approvò il suo modo gentile e materno di insegnare.

Di tutt’altro avviso era invece l’ispettore scolastico, che proveniva dall’Engadina e visitava regolarmente le scuole della Valle. In ogni rapporto egli ribadiva costantemente che la maestra era sì molto brava ma troppo indulgente: tollerava che i bambini suggerissero ai compagni, che leggessero quasi sottovoce e lentamente. Si rimproverava alla maestra di avere un rapporto confidenziale con gli alunni; insomma la disciplina lasciava sempre a desiderare. La maestra Paradisa, animata dall’instancabile desiderio di diffondere la conoscenza in modo vivo e penetrante, dalla genialità di cogliere e valorizzare le capacità anche meno evidenti dei bimbi, accoglieva sempre benevolmente i rimproveri dell’ispettore ma non cambiò mai il suo sistema educativo.

Si recava spesso a Roma e…vedremo il perché: forse, proprio questi soggiorni lontani dalla nostra realtà le permettevano di approfondire le sue conoscenze e di apprezzare altri metodi di insegnamento.

Arguta e intelligente, riuscì ad imporsi… Anche l’ispettore dovette convincersi della bontà e dell’efficacia dei suoi metodi, perché i suoi rapporti terminavano sempre con un elogio ai progressi che notava nei ragazzi, all’atmosfera serena che si respirava in classe anche se… appunto la disciplina lasciava a desiderare!

A quei tempi erano parecchie le famiglie bisognose: ogni anno la maestra Paradisa consegnava al consiglio Scolastico un lungo elenco di ragazzi ai quali concedere un piccolo aiuto finanziario. Anche questo gesto, unito a tanti altri, faceva di lei un esempio da imitare.

L’amore e il matrimonio

La maestra Paradisa Raselli – Zanoni morì il 26 gennaio del 1931 a Poschiavo.

Redatto da Antonio Giuliani – Antonio.Giuliani@poschiavo.gr.ch