L’informazione e la disinformazione

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L’informazione e la disinformazione

C’era da aspettarselo. Dino Beti attende l’ultima uscita del Grigione Italiano per pugnalare alla schiena. Questa volta a un’ora dalla chiusura della redazione (ndr. Chiusura redazionale de ”Il Grigione Italiano”) vengo a conoscenza di un altro vile articolo di Dino Beti. Se non sbaglio Dino Beti si era già pigliato l’appellativo di vigliacco sul Bernina, che lui prontamente ha girato alla Giunta e al Consiglio.

Ma andiamo per ordine: sugli impianti sportivi all’ultimo momento mette in dubbio la zona discussa per anni e votata in pianificazione, con un articolo stonato che tira in ballo la religione. A votazione passata (per fortuna), si prende qualche insulto di vigliaccheria dai lettori del Bernina che lui, essendo senza macchia, passa prontamente alla Giunta e al Consiglio.

Sugli statuti della Regione all’ultimo momento fa una propaganda disinformativa e bugiarda, definendo lo statuto un mostro, uno sgorbio e carta da macero. Da notare che lo statuto era redatto sul modello cantonale, teneva conto della Legge sui Comuni (che Beti prima non aveva mai letto), era stato dato in consultazione ai vari partiti, era stato modificato e approvato dai Consigli dei due Comuni e dalla Giunta di Poschiavo. Tutti scemi questi, che non si sono accorti della globalizzazione e avrebbero creato quattro mangiapane a tradimento e introdotto nuove imposte. Per fortuna è arrivato Dino Beti di Panisc “Figlio della Valle e Cittadino di Poschiavo”. Egli aveva promesso che “…finalmente liberati da questo incubo di statuto, ci metteremo dal 27 marzo in poi di nuovo all’opera e, tutti insieme, renderemo la nostra Valposchiavo ancora più grandiosa e sempre più accogliente!” Bene! Per intanto sappiamo solo che lui a nome del Popolo di tutta la Valposchiavo ha chiamato la nuova regione Coreval e che deve rispettare gli articoli 50 fino a 59 della Legge sui Comuni, il che vuol dire che avremo lo statuto come proposto prima ma solo un po’ di anni dopo.

Inscì sem vignì a savé ca

In questo suo articolo, che tratta del credito per il risanamento delle palestre comunali e dell’aula di economia domestica concesso dalla Giunta nel preventivo del 19.12.2005, dopo essere stato discusso ampiamente il 7 novembre 2005 nel piano finanziario 2006-2010, l’autore mette in dubbio il procedimento adottato e la messa in preventivo di un simile credito. Egli si appella alla legge sui Comuni, che all’articolo 11 prevede che il Comune informi periodicamente ed adeguatamente la popolazione in merito alla propria attività. Egli chiede a Tino Zanetti e a Livio Mengotti, che hanno partecipato alla revisione della legge cantonale sui comuni, di essere “istruito su cosa significhi essere informati adeguatamente”. A una simile domanda provocatoria non è facile rispondere in un’epoca in cui siamo sommersi dall’informazione. A questo punto ora che Dino Beti ha letto la Legge cantonale sui Comuni (e si spera che abbia visto l’articolo che dà la possibilità ai Comuni di istituire un parlamento in rappresentanza del Popolo), dovrebbe leggere anche la Costituzione del Comune di Poschiavo.

Il Popolo di Poschiavo, essendo un Comune mediamente grande, ha delegato molti suoi poteri decisionali ad un parlamento comunale chiamato Giunta e costituito da 16 cittadini eletti nelle cinque frazioni. Questi, oltre a molte altre competenze, approvano il preventivo e il consuntivo ed esercitano l’alta sorveglianza sull’amministrazione del Comune.

Ogni avente diritto di voto può partecipare alle sedute di Giunta pubbliche e prendere visione dei relativi protocolli (ora pubblicati anche su internet sulle pagine https://www.poschiavo.ch.
Per squalificare l’operato della Giunta e del Consiglio, Dino Beti afferma che non si è informato sul credito concesso per la ristrutturazione delle palestre comunali inserito nel preventivo 2006, che è composto da 29 pagine fitte di cifre, con una cifra di bilancio di gestione pari a 23 milioni e con investimenti previsti per 12 milioni. Pensare di informare capillarmente il pubblico su tutte le voci di spesa e su tutti gli investimenti è illusorio. Dino Beti avrebbe dovuto scomodarsi e partecipare a quelle Giunte, ma stare a casa a criticare il fatto che manca l’informazione è più facile e comodo.

Inoltre secondo la nostra Costituzione (ma questo Dino Beti per intanto non lo sa) se un cittadino non approva i consuntivi (che rendono conto di tutta l’attività comunale passata) oppure i preventivi (che anticipano le future attività previste) può impugnare il referendum firmato da altri 249 aventi diritto di voto e chiedere la votazione per urna.

“Non capisco, ma Tino senz’altro ci spiegherà”

Sul Grigione Italiano del 27 ottobre 2005, in prima pagina, la Deputazione grigionitaliana ha fatto un rapporto sul messaggio del Governo cantonale riguardante la legge fiscale, mettendo bene in evidenza che la legge verrà discussa in dettaglio nel 2006 ed entrerà in vigore nel 2008. Dino Beti che dice che non c’è informazione da parte dei Granconsiglieri, proprio questo articolo non l’ha letto (aveva detto che aveva letto tutti i Grigioni Italiano, ma forse soffre di amnesia). L’argomento è stato trattato in lungo e in largo da tutti i media, ma lui non si è accorto che si parlava di un messaggio del Governo al Gran Consiglio. L’argomento complesso è trattato nel rapporto del Governo di 50 pagine (un vero mattone pieno di cifre). In sostanza il governo ha fatto 24 domande al Gran Consiglio, sulle quali si è votato, in modo da poter preparare un disegno di legge, che come già detto, verrà discusso nell’ottobre 2006, e se non ci sarà referendum entrerà in vigore il 1. gennaio 2008. Le conseguenze finanziarie si avranno nel 2009. Sono previsti sgravi per le coppie sposate di 14.4 milioni di franchi, deduzioni a favore dei figli a carico di 7,1 milioni, l’abolizione dell’imposta di successione sugli eredi diretti di 16.8 milioni, l’abolizione dell’ imposta speciale sulla sostanza delle persone fisiche di 6 milioni, la riduzione dell’imposizione massima al 7.5% per le persone giuridiche di circa 20 milioni.

Chi tace conferma

Sorrido a pensare che Dino Beti abbia potuto leggersi tutti i verbali del Gran Consiglio e nelle cinquanta pagine in cui si parla del messaggio del Governo sulla legge fiscale, non ha capito che non si è revisionato un solo articolo. Forse era scritto in una lingua che non conosce, oppure non si intende di lavori parlamentari. Ma a parte questo Dino Beti ora dovrebbe leggersi il regolamento di Gran Consiglio, perché possa capirne il funzionamento. Anzitutto non è una tribuna cantonale in cui chi più parla, più ha ragione. Secondariamente, a seconda dei temi, parlano i presidenti e i membri della relative commissioni. In terzo luogo parlano i capi frazione. A quel punto le opinioni sono fatte e si vota. I risultati dipendono dagli accordi presi prima.

Ho fatto, secondo lui, solo piccoli interventi su vari temi? (ospedale, imposte; rapporti economici; controllo veicoli; caccia; polizia; utilizzo legna). Sarà, ma le grandi pensate per il Comune le lascio a Dino Beti, che ora deve fare una nuova Regione, importante per attingere ai fondi cantonali. Intanto dietro le quinte Tino Zanetti ed io, abbiamo lavorato sodo. Non da ultimo abbiamo consegnato al governo grazie all’aiuto di tutti i cittadini una petizione di 4600 firme per salvare l’ospedale. E il risultato si vede.

Il Deputato al Gran Consiglio

Redatto da Livio Mengotti – livio.mengotti@picas.ch