Come dire “ti amo” alla persona amata? … e mantenerlo! (6)
A volte le nostre parole esprimono una cosa, mentre il tono di voce un’altra. Se intendiamo comunicare amore verbalmente, non possiamo prescindere dall’uso di parole gentili. Se vogliamo far evolvere il rapporto di intimità nel matrimonio dobbiamo conoscere l’uno i desideri dell’altra.
Da una settimana a questa parte abbiamo tentato di sincronizzare il nostro linguaggio coniugale sfruttando un lessico ricco di rassicurazione e incoraggiamento. Questi però non sono gli unici metodi per un dialogo profondo. Proviamo perciò ad aggiungere alla nostra comunicazione anche il registro della gentilezza.
Parole gentili
La stessa frase può assumere significati diversi a seconda del modo in cui la si pronuncia. La persona che parla desidera che il/la proprio/a coniuge la comprenda. Compie passi per costruire un’intimità condividendo i propri sentimenti oppure chiede l’opportunità di discutere di una ferita per trovare un rimedio. È tuttavia imprescindibile renderci conto di un fattore importante: normalmente il/la nostro/a consorte interpreta i messaggi sulla base del tono di voce, non delle parole che usiamo.
Quando uno dei due è adirato e irritato e pronuncia parole dure, possiamo scegliere di essere amorevoli nei suoi confronti, evitando di comportarci allo stesso modo e apportando ulteriore inflessibilità, bensì esprimendoci in tono pacato. Perciò accogliamo quanto ci dice come un’informazione sui sentimenti che prova a livello emotivo in quell’istante. Consentiamogli di manifestare il suo dolore e la sua rabbia, la sua percezione degli avvenimenti. Cerchiamo di metterci nei suoi panni e di osservare le circostanze attraverso i suoi occhi.
Solo a quel punto esterniamo in modo delicato e gentile il motivo per cui pensiamo che si senta così. Se l’abbiamo ferito/a, saremo disposti ad ammetterlo e a chiedere perdono. Se la motivazione che ci ha spinti a compiere un’azione spiacevole o a formulare una frase tagliente è diversa da quella che il/la coniuge ha percepito, ci preoccupiamo di spiegargliela con affabilità. Perseguiamo comprensione e riconciliazione, e non tentiamo di dimostrare che la nostra percezione è l’unico modo logico di interpretare ciò che è accaduto. Questo è l’amore maturo, quello a cui aspiriamo se siamo alla ricerca di un matrimonio che si evolva. Se vogliamo amarci, dobbiamo sapere che cosa l’altra persona vuole.
L’amore non tiene conto dei torti né rivanga gli errori passati, poiché nessuno è perfetto. Nel matrimonio non compiamo sempre la cosa giusta e la conseguenza di parole mal formulate o di azioni irrazionali è l’amarezza di chi ci sta accanto. Possiamo solo prenderne atto e ammettere che abbiamo sbagliato. Chiedere perdono e cercare di comportarci in modo diverso, in futuro. Con ciò non possiamo fare null’altro che attenuare la ferita che abbiamo inferto al/la consorte.
Quando siamo stati trattati in modo irriverente dal marito o dalla moglie e lui o lei l’ha ammesso con dolore e si è scusato/a, abbiamo di fronte la scelta tra giustizia e perdono. Se optiamo per la prima, agiamo nello stesso modo e il nostro obiettivo è fargli/le pagare l’errore, ergendoci a giudici e considerandolo/la colpevole. In questo caso l’intimità diventa impossibile.
Se invece prediligiamo la comprensione, il rapporto può essere recuperato, poiché il perdono non è un sentimento, ma un impegno. È il desiderio di mostrare misericordia, di non ritorcere l’offesa contro chi l’ha determinata. È un’ espressione di amore. Nel matrimonio, nella vita di coppia, il perdono è la via dell’amore.
Redatto da Luca Crameri – Micheletti – luca.crameri@dedalo.ch











