Non esiste bambino senza argomento
Tutti hanno un cellulare, semplice é inviare una e-mail per raggiungere tutti ovunque e in modo rapido.
Eppure proprio in parallelo a questo proliferare di nuove tecnologie è aumentata in generale la difficoltà delle persone a interagire fra loro, puramente attraverso il linguaggio diretto. Il linguaggio è proprio del verbo, della parola e ci permette dunque di comunicare; comunicare si può anche con il corpo, con la mimica facciale, con lo sguardo. Per esempio con l’intonazione della voce stessa si può cambiare significato a ciò che si vuole dire…in modo conscio o inconscio tutti utilizziamo questi elementi nell’esprimerci.
Certamente dietro uno schermo non affiorano tali componenti che rendono questo tipo di comunicazione così complessa, ma contemporaneamente così arricchente nel tratto relazionale. Stabilire dei rapporti non virtuali è più impegnativo, ci spinge a non nasconderci dietro a un desiderio d’irrealtà. Senz’altro un linguaggio diretto, fra persone, è fatto da impercettibili segnali e dettagli che ci portano a esprimere noi stessi verso il mondo esterno: dove possono entrare in gioco delle strategie personali nell’esternare le proprie opinioni, i propri sentimenti e le proprie aspettative. Sarà già capitato a tutti di avere l’intenzione di comunicare un determinato messaggio e di averne invece realmente inviato un altro, complici la mimica facciale oppure l’intonazione della propria voce. Queste sfumature sono parte del nostro patrimonio comunicativo e possiamo percepirle in modo più chiaro e differenziato se abbiamo di fronte il nostro interlocutore. La comunicazione è ricca di molti elementi e aspetti che ci caratterizzano: al mondo tutti potrebbero scrivere la stessa frase, ma ognuno la penserebbe e la direbbe a modo suo e questa individualità va preservata, anche se l’era della globalizzazione ci vuol far credere diversamente…
Ma il linguaggio e il modo di comunicare s’imparano sin da piccoli e gli adulti hanno un ruolo fondamentale nell’educare i bambini all’uso di un linguaggio corretto sia dal punto di vista stilistico, ma anche da quello di una certa qualità di contenuti.
Importante è incentivare il linguaggio come mezzo espressivo di sé: il bambino non stimolato sin da piccolo a esprimere i propri sentimenti e i propri stati d’animo, certamente faticherà a farlo anche da grande. Il bambino che vuole raccontare qualcosa d’interessante e riceve abitualmente come risposta dall’adulto: “adesso non ho tempo…”, non cercherà poi per forza qualcuno che lo sappia ascoltare, interiorizzando questa parte di sé.
Io non credo che esista il bambino che non racconta mai niente, quello senza argomenti, perché semplicemente è parte del suo carattere, anche se ci sono personalità più o meno estroverse di altre. Penso invece abbia fatto un’esperienza non appropriata di questo processo di comunicazione che avviene ancor prima che il bambino faccia un uso consapevole della parola. Un’educazione al linguaggio, e di conseguenza alla comunicazione, va insegnata e sostenuta fin da piccoli, perché non è che all’improvviso questa capacità si esteriorizza. Da bambini è necessario anche poter esprimere i propri sentimenti, prendere contatto con certe
emozioni, sperimentarle e viverle. I genitori possono aiutare i propri figli a percorrere questo percorso. Il dialogo di qualità costruito nella prima infanzia può aiutarci a capirli anche in seguito nell’età critica dell’adolescenza. Bisogna anche avere tempo per ascoltare i bambini con attenzione, prendendo sul serio quello che ci vogliono dire: non posso guardare la televisione e contemporaneamente instaurare un legame costruttivo con loro.
Parlare e raccontare le nostre emozioni, adattate alla loro capacità di comprensione, può anche aiutare a insegnare a farlo a loro volta, fidandosi di chi hanno di fronte.
Redatto da Lara Boninchi Lopes – l.boninchi@bluewin.ch











