Mengotti: ”Io voto un sì convinto!”
Il 17 giugno prossimo i cittadini grigioni saranno chiamati alle urne per decidere se adottare o no una propria legge cantonale sulle lingue. La legge intende favorire in modo evidente l’identità del nostro Cantone basata su di una pluralità di lingue e di culture. Essa sensibilizza i comuni, i circoli, i distretti e il Cantone a prestare attenzione alla composizione linguistica tradizionale e ad aver riguardo per le minoranze linguistiche autoctone. Sarebbe oltremodo pericoloso votare no per averne una migliore.
Il comitato referendario contro la creazione della legge usa come argomento principale il fatto che in un comune il 40% di retoromanci possano imporre la propria lingua al 60% di tedescofoni. Questa è un’interpretazione astratta e forzata della legge. In realtà in un comune in terra retoromancia si potrebbe avere il 40% di retoromanci (che parlano generalmente anche il tedesco), il 45% di tedescofoni, il 5% di lingua italiana e il 10% di altre lingue. Ora in un simile comune, senza la legge sulle lingue, se valesse solo il principio della maggioranza, si potrebbe passare tranquillamente al tedesco come lingua principale, senza riguardo alla storia, alla cultura e alle tradizioni del comune. Questo è l’intento che i referendari perseguono. Non a caso essi provengono da zone prevalentemente di lingua tedesca. Senza la legge sulle lingue la germanizzazione nei comuni retoromanci è inarrestabile.
Un altro punto di vista
Se valesse solo il punto di vista della maggioranza come vogliono i referendisti, senza tener conto della storia, delle tradizioni e del principio territoriale, allora noi italofoni potremmo rivendicare l’introduzione dell’italiano come lingua principale a St. Moritz (comune di lingua tedesca in cui il 58.3% parla italiano secondo il censimento 2000), Sils in Engadina (57.4%), Celerina (54.5%) e Silvaplana (53.5%).
A noi come minoranza non è mai passata per la testa una simile idea, perché conoscendo la situazione e le condizioni delle etnie minoritarie, sappiamo che questi comuni sono al di fuori dei territori tradizionalmente di lingua italiana. Fatto sta che nel canton Grigioni gli abitanti di lingua madre italiana sono diminuiti in trent’anni (1970-2000) del 35%, i retoromanci sono diminuiti del 38% e i tedescofoni sono aumentati del 18%. Senza la legge sulle lingue il retoromancio è destinato a sparire molto in fretta, sotto la pressione della lingua tedesca, perché non ha una sponda culturale e linguistica come la lingua italiana. Sparito il retoromancio, noi saremo soli a lottare per il mantenimento della nostra lingua nei Grigioni. Per intanto stiamo perdendo solo Bivio e Maloia.
Evoluzione percentuali linguistiche nei Grigioni dal 1860
(fonte Ufficio federale di statistica)
Alcuni referendisti fanno capire che votando no, si potrebbe aprire la strada a una legge migliore. Scordiamocelo, è una trappola. Già nel 1947 la Lia Romantscha aveva chiesto una legge cantonale sulle lingue. Ci sono voluti esattamente sessant’anni per farne una, con molti compromessi. Se la legge farà naufragio, specialmente perché i retoromanci e i grigionitaliani non hanno votato compatti per il sì, nessun politico avrà il coraggio di sottoporre una nuova legge agli abitanti di lingua tedesca. Perciò io voto un sì convinto.
Deputato al Gran Consiglio
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Redatto da Livio Mengotti – livio.mengotti@picas.ch











