Tornare al passato per scoprire il futuro

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Tornare al passato per scoprire il futuro

Lunedì, 13.08.2007

Eccoci in stalla. La notte è stata movimentata forse a causa dell’agitazione per il viaggio che avremmo intrapreso il giorno dopo. I temporali tempestavano, eravamo insicure se il giorno successivo sarebbe stato bel tempo.

Ore sette: Il cielo è nuovamente sereno. Le prime ragazze sono già arrivate per preparare selle e bagagli. Il capo, o meglio detto la capa Claudia Lazzarini, era già sveglia da tempo, anche lei emozionata per l’avventura. Uno dei tanti compiti a lei assegnati era quello di preparare le cose organizzative e tecniche, come ad esempio i bagagli per ogni singolo cavallo. Esso non deve pesare troppo e deve essere equilibrato da ambedue le parti. Mentre per quanto riguardava le prenotazioni dell’hotel e del campeggio erano già state fatte in precedenza. Elmo ci avrebbe portato bagagli con vestiti e cibo a Samedan con l’automobile così che i nostri cavalli avrebbero dovuto solo portare il cibo per il pranzo e il necessario per la toilette.

8:15: iniziano le pulizie dei nostri veicoli ecologici e ciò che serve, così che per le 9.30 si possa partire. Sette donne avventurose, quattro ragazze e tre signore, e sette cavalli islandesi con tanta voglia di dare il loro meglio.

Si monta in sella e si parte. Direzione Cavaglia. Superiamo ogni ostacolo: auto, camion, treni e sì, anche gli scoli dell’acqua i “travalcon” (molto pericolosi per i cavalli perché lo zoccolo entra nella fessura e fatica ad uscire e, da come abbiamo potuto scoprire e vedere in Engadina, esistono anche delle varianti assai migliori non solo per cavalli, ma anche per bici e auto).

Dopo due ore giungiamo a Cavaglia. Lì troviamo un recinto e un praticello dove poter pranzare e far riposare i nostri compagni di viaggio. Verso le 14:00 si prosegue fino sopra Palù. I cavalli vengono condotti a piedi a causa dei sentieri troppo ripidi e sassosi. Fortunatamente il tempo è stabile eccetto una pioggerellina estiva della durata di cinque minuti. La via sulla sinistra del lago Bianco, ai piedi del ghiacciaio del Cambrena, è ideale per “töltare”(il tölt, presente in pochi cavalli come per esempio gli Islandesi i Paso Fino è come il passo: un’andatura a quattro tempi e otto battute) o trottare. Non ci sembra vero: in così poco tempo siamo arrivati fin qui dove in inverno sciamo.
Portiamo i cavalli sull’Alpe Stretta nella Val dal Fain dove c’è il pastore Cesare a darci il benvenuto.
In seguito scendiamo e ci indirizziamo all’albergo Bernina Suot.
Le camere sono una meraviglia: nuove, fatte in legno, ospitali e armoniose.
Basta il tempo d’appoggiare la testa sul cuscino che tutte dormono soddisfatte della giornata.

Martedì, 14.08.2007

Il risveglio è magico. Dalle nostre camere si sente il tamburellare della pioggia così romantico e quasi sensuale come una canzone di flamenco o la battuta del “Tölt”.
Alle otto scendiamo a colazione e, prima di proseguire, aspettiamo finché smette di piovere. Poi ci siamo dirette sull’alpe dove c’era il giovanotto ad aspettarci. Abbiamo impiegato un po’ nella preparazione ma verso le 10:30 ci siamo incamminati alla volta dell’Engadina. Abbiamo incrociato il sentiero apposito per cavalli. Uno dietro l’altro al trotto o al galoppo.
Anche qua abbiamo dovuto scendere una qualche volta per condurli sopra i binari o vicino alle strade principali. Arrivati in Samedan abbiamo intrapreso la via vicino al fiume e qua c’è chi si è divertito a scaricare l’energia.
Poi finalmente (causa della fame) siamo arrivati al campeggio dove saremmo alloggiati per il resto della settimana. Vicino ad esso c’è una stalla e un pascolo dove sarebbero vissuti i nostri colleghi a quattro zampe. Verso le 16:00 si mangia il pranzo: una spaghettata all’arrabbiata. Cucinata da due ragazze. Dopo un duro lavoro di ricerca di legna tenendo il fuoco costante, possiamo nutrirci.
E dato che eravamo in Engadina abbiamo colto l’attimo e chiamato il maniscalco, a causa di ferri mal arrangiati, e il veterinario così che controllasse lo stato di salute di una giumenta.
Dopo di che non sapendo come ammazzare il tempo abbiamo avuto l’idea di cavalcare ancora un po’. La chef ci ha lasciato via libera e abbiamo galoppato senza sella come gli indiani lungo l’Inno.
Poi abbiamo preparato il minestrone ed è ritornata anche la settima cavallerizza che era andata veloce a casa (lungo il percorso campeggio-casa ha scambiato l’auto per un cavallo dandogli segnali vocali…).
La sera riunite attorno al fuoco abbiamo parlato finché il sonno è sopraggiunto e ci siamo coricate nelle nostre tende. Ci siamo addormentate sotto le stelle.

Mercoledì, 15.08.2007

Ore 9:00. Si parte alla volta dell’Engadina alta. Un sogno. Tutto piano. Diritto. Ideale per cavalcare. Un paradiso per cavallerizzi. Lungo la strada difatti abbiamo incontrato tanti colleghe e colleghi in groppa a cavalli di ogni razza.
Passiamo diversi paeselli come Bever, La Punt, Madulein, S-Chanf fino a Susauna. Attraversiamo paesi, vedendo case così belle e incantevoli, vie ricoperte dal verde, culture diverse, ma interessanti. A volte ci si ferma per trovare la strada oppure per lasciar riprender fiato ai cavalli o per fare uno spuntino. Salendo sentieri ripidissimi confermiamo che la razza Islandese è idonea per la montagna. Sono piccoli, ma agili e muscolosi. Salgono strade ad un’andatura così veloce e con una resistenza che l’uomo non riuscirebbe a stare al passo.
Abbiamo sostato in un ristorante a Susauna. Mangiato il gelato ci siamo rincamminate.
Al ritorno abbiamo trovato altre vie che ci riconducessero al campeggio altrettanto fantastiche. Giunte a casetta abbiamo dovuto curare un cavallo contro i funghi della pelle pulendolo con acqua e una sostanza apposita. Ciò però non è andato come volevamo che andasse: il cavallo ha voluto superare sé stesso saltando una staccionata. Eravamo tutte scioccate finché una ha avuto l’idea di togliere l’asse di legno così che ritornasse tutto come prima. Che esperienze!
La sera siamo state invitate a cena dalla madre di Claudia. Abbiamo mangiato in modo divino. Poi siamo andate subito a dormire, perché il mattino seguente avremmo dovuto svegliarci presto. Buona notte 😉

Giovedì, 16.08.2007

Oggi ci si sveglia presto perché le previsioni hanno detto che lungo l’arco del pomeriggio si scatenano tempeste. Allora abbiamo colto l’occasione di viaggiare solo una mezza giornata perché i cavalli dopo il terzo-quarto giorno di marcia dovrebbero riposare un certo numero di ore. Quindi siamo partite già dalle 7.30. La nostra intenzione era anche quella di trovare una via alternativa che ci conducesse a Pontresina, perché quella dell’arrivo era pericolosa e non agevole.
Purtroppo lungo il tragitto una giumenta si è ferita ai glomi e abbiamo dovuto arrangiarle delle bende e dei paraglomi.
Giunte a Pontresina abbiamo deciso di continuare lì nei paraggi finché il cielo non si fosse oscurato troppo. Ci siamo addentrate nel bosco che ci porta al lago di Statz. In un batti baleno siamo giunte e dopo un tregua ci siamo avviate per evitare la pioggia.
Arrivate puntuali a mezzogiorno al campeggio abbiamo riscaldato il minestrone e aggiunto degli spaghetti, dell’orzo e della pancetta così da farla sembrare una “minestra da Dûmega”. Le condizioni climatiche ci hanno permesso di cucinare e mangiare all’aperto. Finiti i lavori in cucina le quattro ragazze si sono avviate verso Bever a comperare i viveri per la cena della sera e per il pranzo del giorno dopo. Nemmeno una mezz’oretta ed eravamo già là. Il mal tempo sembrava ancora lontano. Mentre due sono entrate nel negozio due sono rimaste fuori a tenere i cavalli. Dopo vari disguidi a causa della spesa (ad esempio c’è chi ha comperato sei patate per sei persone e dieci sofficini Findus per sei persone…) siamo rimontate in sella. Il resto del pomeriggio l’abbiamo trascorso in tenda a leggere o a dormire. Poi abbiamo cotto la cena sulla padella.
Quella sera siamo rimaste a lungo sveglie a parlare e a raccontarci esperienze riguardanti i cavalli. Poi esauste ci siamo infilate nel sacco a pelo e i sogni ci hanno avvolte.

Venerdì, 17.08.2007

Dopo varie discussioni e riflessioni abbiamo deciso che oggi avremmo fatto la tratta Samedan-Le Prese in un colpo solo. Se si fosse fatto troppo tardi ci saremmo rifugiate nell’alpe Palù. Abbiamo riordinato tutto a puntino, smontato tende e raccolto i rifiuti persi.
Il meteo aveva previsto miglioramenti. In fiducia siamo partite presto così che avessimo avuto tutto il tempo per sostare dieci minuti ogni oretta.
Passato il Lago Bianco la pioggerellina dolce inizia a cadere. Poi si trasforma in una pioggia pesante e infine in grandine. Andavamo più veloce possibile. Le mani gelate rosse. Poi ad una delle ragazze le viene la buona idea di prendere un’accorciatola. L’intenzione era buona, ma purtroppo era sbagliata e abbiamo dovuto fare retro e proseguire dalla via di andata. Poi vista la situazione ci è sembrato idoneo fermarci ad Alp Grüm così abbiamo impiegato poco ad arrivare al ristorante albergo Belvedere. Gentilmente ci hanno ospitate così come eravamo: bagnate dai testa ai piedi, una fragranza non delle migliori, con cavalli che non sapevamo dove allacciarli. Ci hanno aiutato a portare le selle e briglie a riparo e hanno acceso tutti i riscaldamenti così che potessimo far asciugare i vestiti bagnati e pesanti. Fortunatamente c’era solo un’altra cliente che aspettava l’arrivo di biciclette, quindi c’è chi si è tolta pure i pantaloni per asciugarli. Abbiamo ordinato all’istante qualcosa di caldo che ci potesse riscaldare. Affamate abbiamo mangiato chi pizzoccheri chi pasta.
Ma era un mangiare quasi colpevole, perché i poveri cavalli fuori tremavano dal freddo.
Abbiamo sperato in un tempo migliore e nel frattempo abbiamo ordinato anche il dessert. Poi vedendo il cielo quasi scoperto abbiam continuato l’avventura. La discesa era ripida, ma accessibile. “Che bello! Vedo la valle, il lago!” eravamo tutte felici di tornare a casa nonostante la nostra settimana fosse stata stupenda. La prateria è stato lo sprint finale. I cavalli fremevano rivedendo il Canton.

Il cammino lungo la valle confinata da montagne è finito. Abbiamo imparato a conoscere molti paesi in modo più ravvicinato rispetto all’automobile. Quando i cavalli si sono feriti abbiamo fatto esperienza curandoli. Abbiamo convissuto con la natura e assaporato la bellezza di un’altra regione che non fosse la Val Poschiavo. S’è instaurata un’armonia tra noi e la natura. Speriamo che con questa avventura non abbiamo imparato solo noi ma anche chi ci sta attorno, tutti i cittadini della valle. L’importanza dei cavalli nella cultura Poschiavina. Perché per i nostri genitori, nonni e avi era l’unico mezzo per spostarsi da un paese all’altro. E hanno da sempre segnato le giornate dei contadini regionali. Non dimentichiamoci il passato perché potrà essere parte di un futuro.

Le sette cavallerizze

Redatto da Alice Raselli – aly90@bluewin.ch