Gargati non passerà 

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Gargati non passerà 

Continuano le avventure del Sciur Pibin proposte da Dino Beti di Panisc, che riceviamo e pubblichiamo. La Redazione

Valposchiavo, A.D. 2030

Brocha si riferisce a Ermo che afferma di non aver più visto nessuno a fare il langégar nel Comune dal 2006 in poi. Ermo, l’abiatico del cugino di mio amico, oggi sulla trentina, non può essere sospettato di raccontar fandonie. Brocha insiste: Ma tu sai tutto, mi pare, sul progetto di Memèu e la sorte di Gargati. Mi incuriosisci… »

La faccenda sembrava a prima vista poter sfociare senz’altro nella soluzione voluta dal Sciur Pibin. Lui non acconsentirebbe giammai al progetto «nuovo fant» che giudicava «troppo costoso e peraltro inutile per il nostro Comune.» Una polizia locale assicurata da un fant come l’attuale, con né più né meno mezzi, farebbe perfettamente l’affare. Propagava la sua idea fissa ovunque si faceva vedere, argomentando sempre con l’imperativa parsimonia pubblica. Il credulo popolino non vedeva perché dovesse dubitare delle intenzioni e ancor meno dell’affidabilità dei calcoli del suo CEO, incontestato e adorato difensore del rigore finanziario.

Il Sciur Pibin si guardava tuttavia bene dal lasciar intravedere l’altra motivazione, la vera nonché unica, delle sue macchinazioni: lui nel «suo» Comune di quel Gargati non ne voleva in nessun caso! Brocha se ne stupisce: «Cosa gli aveva poi fatto Gargati al Sciur Pibin? Conoscevo il papà Gargati, una brava persona, ed anche la mamma. Gente per bene e onesta! Non eri mica tu stesso cugino con lei?»

Quella profonda avversione del Sciur Pibin verso Gargati era uno dei numerosi misteri della sua gestione, peraltro non convincente di trasparenza. Se aveva delle ragioni per impedire il ritorno di Gargati in Valle non dovevano essere di natura a poter essere svelate. Non ne lasciò trasparire nulla, neanche all’interessato Gargati. Nemmeno quando si trovarono a Prada nell’estate 2004 per discutere della futura polizia locale. Il CEO ascoltò le idee di Gargati, simili al «nuovo fant» di Memèu, ma lo lasciò all’oscuro sulle sue cupe intenzioni. Invece reiterò, incidentalmente, che «il costo di quel progetto è proibitivo per il Comune»!

Delle sue vere intenzioni il Sciur Pibin ne lasciò trapelare qualche briciola nell’alterco che ebbe pochi giorni dopo con il papà Gargati all’Annunziata. Vedendolo uscire dall’osteria il papà lo aveva interpellato sulle prospettive del figlio per il posto di langégar. Già un pizzico alticcio come gli capitava di essere di tanto in tanto, il Sciur Pibin si era lasciato sfuggire pensieri e parole sgradevoli al limite dell’offesa sul conto del figlio e della stirpe Gargati. Il papà ne desunse che il CEO farebbe di tutto per sbarrare a suo figlio ogni possibilità di rimpatriarsi professionalmente. Il perché dell’autoritario incapricciarsi rimase purtroppo nel buio.

Dei due incontri il Sciur Pibin, congratulandosi, trasse la felice convinzione che Gargati non accetterebbe giammai il posto di langégar se rimanesse allestito arcimodestamente come quello del partente Amanziu. Le limitazioni imposte al successore scoraggerebbero Gargati addirittura dal candidarsi. L’affare era nel sacco. Ora bastava farlo regolarizzare dalla Giunta, l’autorità competente per queste cose.

Il CEO si cullava nella certezza che tutti si piegherebbero alla sua volontà come ne aveva preso l’abitudine. Nella sua scaltrezza si diceva che non avrebbe niente da temere nemmeno dai Pippi. Avevano bensì la maggioranza numerica in Giunta e magari sarebbero tentati di opporsi alla sua volontà. Ma l’ideatore del progetto «nuovo fant» era quel Lagrima di Memèu che consideravano il più ortodosso e fanatico dei Compatti. Ciò li tratterrebbe dall’appoggiare quel costoso progetto.

Il Sciur Pibin sogghignò malignamente, assaporando in anticipo il suo trionfo su tutti quei seccatori, Memèu compreso. Ma il Sciur Pibin aveva fatto i conti senza l’oste… (continua)

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Redatto da Dino Beti di Panìsc – dino.beti@bluewin.ch