Di confini, arte e cucina
”Confini, frontiere, limiti” è il tema proposto per l’anno 2007/2008 nell’ambito di un percorso di ricerca promosso da Helvetas e dalla Fondazione Educazione e Sviluppo.
Dal 28 al 30 aprile 2008 i ragazzi, accompagnati dalle loro insegnanti, erano in Valposchiavo, terra di confine, a viverne le particolarità.
Questa seconda parte sottolinea i segni lasciati in Valposchiavo dall’andare e tornare delle genti.
Il viaggio di Poschiavo
Il viaggio si è svolto con due mezzi di trasporto: l’autopostale e il treno della ferrovia retica, che dovrebbe diventare patrimonio dell’Unesco.
Con l’autopostale abbiamo attraversato diverse località: Nufenen, Hinterrhein, Splügen e Via Mala; poi finalmente siamo arrivati a Thusis dove abbiamo preso il treno. Con questo mezzo abbiamo percorso parecchi chilometri e oltrepassato diverse località del canton Grigioni: Tiefencastel, Filisur, Bergün, Preda, Samedan, Punt Muragl, Pontresina, Surovas, Morteratsch, Bernina Suod, Alp Grün, Cavaglia, Cadera, Privilasco, Poschiavo, Le Prese, Miralago e Brusio: l’arrivo.
Il Passo del Bernina era bellissimo; si potevano ammirare delle stupende montagne dove alcune persone sciavano ancora. Durante il viaggio noi non sapevamo come sarebbe stata la Val Poschiavo, ed eravamo curiosi.
Poschiavo è un bel posto turistico che è all’altezza di 1014 metri sopra il livello del mare. Le quattro ore in treno sono state una noia mortale: non c’era mai nulla da fare, tranne guardarsi in giro e ascoltare musica con l’mp3 o Ipod.
Al ritorno era brutto tempo e si vedeva poco. A Pontresina abbiamo fatto una pausa per prendere qualcosa da mettere sotto i denti. Poco prima di Thusis il treno si è bloccato perché non c’era più corrente elettrica, e quando siamo arrivati a Thusis abbiamo fatto una corsa per prendere l’autopostale. In posta è stata una tortura… bruttissimo: se in treno non si poteva fare niente, in posta era ancora peggio. A San Bernardino nevicava e sulla strada per scendere c’era colonna.
Al ritorno eravamo scontenti di tornare a casa, perché ci divertivamo a stare con gli amici. In tutto abbiamo percorso circa 240 km.
Il Borgo di Poschiavo
Uno degli edifici più importanti del paese è la Casa Tomé, una straordinaria testimonianza dell’architettura tradizionale e della vita contadina. La Casa Torre è invece conosciuta perché era il luogo in cui bruciavano delle donne considerate streghe.
Paolo Pola
Le prime superiori di Mesocco
Redatto da Il Bernina – redazione@ilbernina.ch











