Sciabulinsky in agguato
Continuano le avventure del Sciur Pibin proposte da Dino Beti di Panisc, che riceviamo e pubblichiamo. La Redazione
Valposchiavo, A.D. 2030
La seduta di fine agosto della Giunta fu davvero straordinaria! Con un numero record di cittadine e cittadini a voler presenziare. Specialmente concittadine che di solito non si facevano vedere. Quella volta invece c’era di che. La Giunta deciderebbe del futuro del fant. Decisione d’importanza vitale per la popolazione e tutto il paese. Di vivo interesse per la gente: già da giorni le voci bisbigliavano acute divergenze fra i promotori di un «langégar / plus» e gli accaniti del «fant / status-quo-ante». Insomma, quel lunedì sera donne e uomini aspettavano in massa davanti alla Giunta. Stavano in coda fino in Plaza da Cumün, chiacchierando e scherzando.
«Ai miei tempi andavano al Café Semadeni ad aspettare», sorride Brocha con sguardo complice, «dove il fant veniva a cercarli appena la Giunta era pronta per deliberare. Di solito si soffermava anche a bere un bicchierino che gli si offriva prima di scortare il cosiddetto pubblico alla Giunta…»
«Belle usanze», faccio ridendo, poi stuzzico il mio amico con un sorriso canzonatorio: «Avevo sentito dire che quelle usanze avevano attecchito quando al Café Semadeni i padroni di casa erano un certo Brocha e la sua Marchesina. Non sarebbe capitato quando c’era ancora l’Anetina! Si diceva anche che di tanto in tanto quei concittadini e il fant raggiungevano la Giunta assai brilli e l’ordine in sala ne soffriva non poco.» Ridacchiando osservo: «Dubbiose abitudini ancora stimolate dalla leggendaria ospitalità degli osti, ospitalità forse meno disinteressata di ciò che pareva…»
Quelle strane usanze furono abolite durante il regno del predecessore del Sciur Pibin. Uomo austero che apprezzava la disciplina e l’ordine, non per niente colonnello di milizia, non poteva continuare a tollerare attitudini irrispettose delle Autorità e della loro nobile missione.
Ciononostante quel lunedì sera il cosiddetto pubblico dovette aspettare a lungo. Alcuni, armandosi di pazienza, speravano che per una volta ci sarebbe stato un vero dibattito animato in quella Giunta altrimenti sonnolenta! Finalmente, dopo che la Giunta ebbe deliberato sulla proposta dei Pippi di sedere «a porte chiuse» («per poter discutere francamente», dicevano), tutti furono ammessi, penetrarono nella sala e ne riempirono la metà piena zeppa fino nel fondo.
Seduta davvero straordinaria! Il presidente, aprendo la seduta, dichiarò che la questione del posto del fant sarebbe trattata dapprima visto che era di interesse prioritario per il pubblico. Diede la parola al CEO che la passò, sdegnosamente senza parola, a Memèu accennandogli di presentare lui stesso e da solo il suo progetto «nuovo fant».
Il Sciur Pibin era convinto che quel progetto sarebbe stato fatto a pezzi dai Pippi, allora maggioritari. Ne avrebbero fatto scempio con tanto più diletto che lo sapevano ideato da Memèu che detestavano. Il Sciur Pibin si rallegrava di vendicarsi di Memèu che non perdeva mai un’occasione per rinfacciargli di essere nient’altro che un «pusc’ciavin in bulgia». Che sarebbe perciò sempre rimasto carente della sensibilità indispensabile per sondare l’anima della gente nei suoi più remoti angoli.
Brocha si drizza sulla sedia: «Che il CEO non dovesse abitare in paese e non vivesse fra la gente ci aveva stupiti quando lo avevamo saputo. Un’anomalia assoluta in Svizzera. Nessun altro dei tremila comuni svizzeri si permetteva simile stravaganza. Circostanze eccezionali, ci era stato detto. Situazione inammissibile nondimeno, avevamo pensato!»
«Molti qui in paese la pensavano come voi», concordo con Brocha, «ma il Sciur Pibin se ne infischiava, o almeno così pareva. Forse anche perchè sospettava Memèu – a torto, credo – di insinuare di soppiatto che il nostro Comune gli importava un cavolo. Tutt’al più come comoda e vantaggiosa pedana per arrampicarsi su su fino al Consiglio di Stato. Ma di ciò potremo parlarne un’altra volta. Ora stiamo divagando dall’affare del fant…»
Il consigliere Memèu si era lanciato nella presentazione del progetto che ora lui chiamava «langégar / plus». Presentazione munita di power point e video, chiara e perfetta come solo lui sapeva farne.
Il Sciur Pibin sedeva sdraiato, sorridendo sotti i baffi, sicuro del suo colpo…
Tutt’a un tratto si tira su: in fondo alla sala ha avvistato Sciabulinsky, senza uniforme né pistola, discreto ma attento. Mai visto in Giunta il Sciabulinsky! Il Sciur Pibin se ne meraviglia alquanto. Ma non è il solo a chiedersi il perché di quella inaspettata presenza…
(continua)
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Redatto da Dino Beti di Panìsc – dino.beti@bluewin.ch











