La ribellione dei Pippi
Continuano le avventure del Sciur Pibin proposte da Dino Beti di Panisc, che riceviamo e pubblichiamo. La Redazione
Valposchiavo, A.D. 2030
«Sciabulinsky? Ah, quello lì? Me lo ricordo bene. Un simpaticone!» Brocha corruga la fronte, assorto nei pensieri, «era qui già da decenni quando io me ne andai via nel 1999. Se la memoria non mi tradisce era già qualcosa come capoposto.»
Memèu proseguì nella presentazione del progetto «langégar / plus». Pensò a tutti gli aspetti: sociali, culturali, economici, ecologici, educativi, agricoli, nutritivi, pastorali, turistici, tecnici, logistici. Non omise nulla neanche sul costo. Non appena ebbe concluso, i Pippi chiesero la parola, prima che il CEO potesse esporre la sua controproposta. Temevano se no che riuscisse a farli vacillare nella determinazione di finalmente imporgli la loro maggioranza conquistata due anni prima.
Il presidente diede una sbirciatina al CEO accanto a lui. Quello rimase immobile, sogghignando. Perchè dovrebbe sparare le sue cartucce, convinto che era che i Pippi avrebbero ridotto il «langégar / plus» a una fantasia senza capo né coda di quel Lagrima di Memèu!
Il presidente aprì allora la discussione sul «futuro posto del fant». I Pippi si lanciarono, stimolati dal numerosissimo benchè silenzioso pubblico. Uno dopo l’altro scese nell’arena a battersi per il benessere della gente ed una rinnovata convivenza nel Comune. Di questa il «nuovo fant» – come loro preferivano chiamarlo – sarebbe un attore cruciale. Rivendicandone la paternità, ognuno s’impegnò a dimostrare che l’idea era dei Pippi, farina del loro sacco.
«E il sciur Pibin», si meraviglia l’amico Brocha, «non è balzato in piedi già al primo dei Pippi che mise le carte in tavola?»
«Affatto», rispondo stringendomi nelle spalle, «Il CEO rimase a sedere, impassibile. Alla sorpresa dei Pippi e d’altri! Tuttavia, a chi lo conosceva bene non sfuggì che, impercettibilmente, cominciava a drizzare le orecchie…»
Intervenendo, ognuno dei Pippi collegava i compiti del fant al campo prediletto della sua propria attività professionale. Interventi succosi di ricchezza inimmaginabile. Me ne ricordo un paio che ancora anni dopo arredavano le burle e alimentavano le chiacchierate ai tavoli rotondi.
Tragicomico l’intervento di Lucciolo. Come di solito si fece avanti il primo cercando di imporsi come ideologo e profilarsi come portavoce dei Pippi. Dopo aver come sempre parlato a lungo e ingarbugliato, Lucciolo concluse che «il fant dovrà intervenire affinché i turisti giapponesi non si urtino incrociandosi insperatamente con l’idrogeno sul trenino rosso…»
Straziante l’intervento di Arabi. El latifundista de Prulasco dichiarò che «il fant deve saper reprimere il furto degli isolatori avvitati sugli alberi, perpetrato da turisti collezionisti causando la decadenza delle nostre recinzioni pascolative.» Il sensato appello di Arabi provocò lo spontaneo applauso dei numerosi agricoltori e Sancarlotti nel pubblico. Il presidente stentò a spegnerlo.
Marziale l’intervento di Kusa. L’esimio micologo suggerì l’introduzione del microchip per tutti i funghisti indigeni e stranieri. «Tramite il suo cellulare il fant dovrà localizzarli, tener sottocchio quanto e come raccolgono, casomai richiamarli all’ordine con una scarica elettronica di pistola taser.»
Anche Tociorena, Valmür, Tomatis, Terribilini il buon samaritano, Chino e tutti quanti i Pippi perorarono il «nuovo fant», ciascuno per una decina di minuti. Ancora il CEO – forse sopraffatto da quell’inattesa valanga di interventi – non si accingeva a reagire. La sala essendo tuttora piena zeppa di pubblico, i Pippi s’intesero per sfruttare pienamente l’articolo 20 del regolamento. Uno dopo l’altro riprese la sua arringa a favore del «nuovo fant» e il presidente, vista l’apparente apatia del Sciur Pibin, li lasciò fare e ripetere lo già detto…
Il campanile di San Vittore suonò undici colpi. I Pippi stavano per proporre di votare sul «futuro posto del fant». Ridestandosi d’un tratto, il CEO chiese la parola, dichiarò che la prudenza esigeva di verificare i dettagli del costo del progetto prima di deliberarne definitivamente, suggerì di tenere in quindici giorni una seduta straordinaria a questo scopo. I Pippi non si opposero e la Giunta così decise.
Lasciando La Tor i Pippi, scuotendo la testa, si lambiccavano sulla sospetta reazione del Sciur Pibin. Non credevano che fossero davvero i dettagli del costo che preoccupavano il mastro contabile. Erano convinti che il CEO non si era affatto rassegnato a dover abbandonare la sua idea fissa di un «fant / status-quo-ante». Quanto a sapere cosa stava già tramando contro di loro il Sciur Pibin …
(continua)
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Redatto da Dino Beti di Panìsc – dino.beti@bluewin.ch











