Il vostro cuore non sia turbato. Amen.

0
29

Il vostro cuore non sia turbato. Amen.

Giovanni 14.1 – 4

1 ”Il vostro cuore non sia turbato; abbiate fede in Dio, e abbiate fede anche in me!
2 Nella casa del Padre mio ci sono molte dimore; se no, vi avrei detto forse che io vado a prepararvi un luogo?
3 Quando sarò andato e vi avrò preparato un luogo, tornerò e vi accoglierò presso di me, affinchè dove sono io, siate anche voi;
4 e del luogo dove io vado, sapete anche la via».

Cari familiari e cara comunità nel dolore, “Il vostro cuore non sia turbato” è un difficile invito da seguire in questo giorno. Il nostro cuore è scosso perché siamo chiamati a imparare a separarci da una cara persona. Siamo turbati nel trovarci davanti alla morte di una cara persona che ci ha dato molto in affetto, presenza, disponibilità e accoglienza. Dietro l’invito di Gesù si trova la stessa fede consolatrice della preghiera del “Padre Nostro”. Sapere di avere un Padre celeste ci aiuta a non disperare nel nostro cuore. Nostro Padre d’amore sa ricucire i cuori spezzati. Il nostro non essere turbato in modo disperato è perché abbiamo un Padre d’amore.

Nostro Signore ha espresso in diverse occasioni altre esortazioni. Cristo ci invita a lui con le parole: venite a me voi tutti che siete stanchi e travagliati ed io vi darò riposo. Oggi noi sentiamo la stanchezza che l’affrontare una morte ci mette davanti. Sentiamo il travaglio di accettare che la vita terrena di Diego è arrivata al termine e dobbiamo continuare da soli, anche se con tutto quello che abbiamo da lui imparato. “Venite a me” diventa allora un porto dove rifugiarci in questo momento di mare mosso. È importante sapere che anche noi abbiamo un luogo dove rifugiarci dalle nostre paure, smarrimenti e ansie. Le braccia del Cristo sono tese per accoglierci.

In ogni caso, in questi momenti, ci sono due parole di Gesù in apparenza contraddittori, che affollano la nostra mente. Non di rado, quando ci riuniamo in queste occasioni, preghiamo il Signore di darci la forza di fare cordoglio non come quelli che non hanno speranza. D’altro canto, Gesù ci ha insegnato nel Sermone sul monte: beati quelli che fanno cordoglio, perché saranno confortati. Sentite la tensione? Da una parte non dovremmo fare cordoglio come chi non ha speranza in un Dio che ricrea la vita e, dall’altra, è beato chi fa cordoglio perché riceverà consolazione da Dio stesso. Questa contraddizione ci porta a capire la bipolarità di questi momenti. Da una parte, questo è un giorno molto triste e dall’altra è un giorno molto lieto! L’unico modo per superarlo è esprimere il nostro cordoglio umano e lodare Dio. L’unico modo per superarlo come cristiani è fare cordoglio da cristiani con una speranza piena e una vita di aspettative cristiane.

Mi fermo un momento per ricordare una cosa di Diego. In questi ultimi anni ho conosciuto Diego allo studio biblico, al culto e nelle visite a casa o all’ospedale. Più volte abbiamo parlato insieme, anche con Dorina quando era viva, di come la vita in gioventù ti allontana dal frequentare con assiduità la chiesa e della riscoperta della fede, della vita comunitaria, quando le battaglie della vita si placano e si ha il tempo di riflettere. Per la mia breve esperienza con lui, l’ho sentito sempre vicino. Ho avuto l’impressione che, alla fine delle preghiere, il suo Amen non fosse di circostanza ma che riflettesse la consapevolezza di avere un Padre celeste, un Padre d’amore conosciuto. Solo Dio conosce i nostri cuori ma quell’Amen al Signore mi sembrava profondo e sincero.
Questo è un giorno triste e un giorno lieto. Anche in questo possiamo rispondere dentro di noi con un profondo Amen. In noi possiamo esprimere il nostro accordo con Dio. Io lo dico adesso per fede e in speranza ma Diego lo può dire ora per esperienza… un’esperienza diretta con il Padre celeste che rende questo giorno sereno. La morte di Gesù rende sopportabile la morte di Diego. Noi sappiamo che cosa accadde all’Unigenito Figlio di Dio. Sappiamo che il funerale di Gesù non fu l’ultimo evento. Anche se chiamiamo quel Venerdì Santo, il giorno in cui il Signore morì e fu sepolto, noi chiamiamo quell’evento “lieto” perché non fu il suo ultimo giorno. Gioioso perché Pasqua è la risposta di Dio alla nostra tristezza e turbamento. Lieto perché Dio ha promesso di fare per Diego quello che fece per il suo unico Figlio, Gesù, e per chiunque crede in lui. Ecco perché non facciamo cordoglio come quelli che non hanno speranza. Ci sono state fatte delle promesse riguardo a quello che avverrà dopo. Non cadremo nel vuoto. È vero, i tesori sulla terra spariranno, non rimarrà nulla, ma niente dei tesori nei cieli andrà perso. Niente dell’amore che ci siamo scambiati svanirà. Non solo presso Dio ma anche in noi. Le cose più nobili e migliori per il Signore, nelle quali abbiamo messo il nostro cuore, non ci saranno tolte. Ci è stato detto che noi, come Gesù, avremo un nuovo corpo, adatto per la vita con Dio, un corpo spirituale vigoroso, sano, senza sofferenze. Amen, così sia, possiamo allora confessare in fede con il nostro cordoglio dentro.

Ogni meditazione dovrebbe avere una storia. Questa ha due storie: quella di Diego e quella del Signore, intrecciate come quei fili incrociati di quelle recinzioni metalliche di protezione. L’intreccio delle due storie serve a respingere quelle forze che vorrebbero fare di questo giorno solo un giorno triste. In fondo, che cosa ci avrebbe interessato se Gesù fosse stato l’unico ad essere stato risvegliato dai morti? Avremmo detto: bene per lui, ma a noi cosa interessa? Invece, per la potenza di Dio, Cristo, intrecciato come è con ogni credente, lui vive in noi e noi viviamo in lui. Non solo, noi viviamo insieme a coloro che ci hanno preceduto nella morte e ci seguono in vita, tutti intrecci addizionali di un’interminabile rete di recinzione in cui Dio costruisce il suo Regno.

Un’ultima domanda da porci così come siamo, colmi di tristezza e di gioia, intrecciati come una famiglia. Se Dio ha creato Diego dalla polvere di questa terra, se Dio lo ha fatto nascere e crescere in questi luoghi dove ha vissuto la maggior parte della vita, se Dio ha potuto fargli incontrare una donna con la quale ha vissuto per più di 50 anni, se Dio lo ha reso nostro fratello, se lo ha reso quella bella persona per la quale siamo riuniti qui intorno oggi, se Dio ha fatto tutto questo e ancora di più dalla semplice polvere di questa terra, allora, non abbiamo ragione di credere che Dio farà cose maggiori con il suo essere spirituale divino? Conoscendo quello che Dio può fare con la polvere, pensate che cosa possa fare Dio del suo spirito.

Il vostro cuore non sia turbato. Questo è un giorno triste perché l’opera del nostro caro è finita, i ricordi sono belli e ci mancherà molto. Questo è un giorno lieto perché ci mancherà solo per un breve tempo. Facciamo allora cordoglio come quelli che hanno speranza… perché saremo consolati da Dio stesso. Questo giorno è triste perché dobbiamo imparare a separarci da affetti terreni. È un giorno lieto perché nulla delle cose valide è persa. L’amore, l’affetto, le cose buone e degno non ci sono tolte. Né in terra né in cielo. Cristo è la vita di un credente sono intrecciate come una rete metallica di protezione contro quel cordoglio disperato che vuol rendere questo momento solo triste. Il nostro Amen nella volontà divina invece sia colmo di fede nel Dio che ci consola, e trasforma le nostre lacrime in gioia. Amen.

Appunti per la predicazione del pastore Di Passa

Redatto da Antonio Di Passa – antonio.dipassa@gr-ref.ch