Il coraggio di mettere un ”NO” deciso nell’urna

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Il coraggio di mettere un ”NO” deciso nell’urna

Non si pretendevano più giorni per ulteriori ragguagli tecnici, per chi ha partecipato alle serate pubbliche Repower, l’informazione unilaterale e ripetitiva, da questo punto di vista é stata martellante e più che soddisfacente.
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Si attendevano invece approfondimenti e valutazioni in relazione all’impatto della costruzione e della realizzazione dell’opera, sul tessuto della vita sociale, culturale ed economica (non quella della Repower), ma quella delle attività della popolazione stessa.

Una sorta di programma di sviluppo parallelo al progetto nei diversi settori di vitale importanza per la Valposchiavo, l’evoluzione futura in questi ambiti è stata lasciata un po’ al caso ed è probabilmente, anche per questo, che il progetto non è cresciuto nella condivisione reciproca.

Sono ritornati spesso alla luce termini quali lungimiranza e spirito pionieristico, utilizzati per descrivere la costruzione della ferrovia del Bernina, ma dietro a quell’opera c’erano degli ideali sociali, culturali ed economici, nati e cresciuti tra la gente.

I tempi cambiano e intorno al progetto “Lago Bianco” fatico onestamente a trovarci degli ideali, troppi gli interessi che appartengono al dio denaro e forse si è perso di vista ciò per cui vale la pena vivere e lottare.

Indubbiamente Repower dà lavoro a diversi impiegati e non si può non riconoscere questo ruolo importante all’interno del nucleo sociale sull’intero territorio, d’altra parte ci sono anche altre aziende che con fatica e sacrifici si sono evolute nel corso degli anni e che contribuiscono alla microeconomia: la valle dispone inoltre di altre risorse, non solo di quelle del settore energetico ed ogni posto di lavoro nella regione, offerto dalle aziende, risulta essere importante.

Ma quello che mi sono chiesta più volte è se, in realtà, questo mastodontico progetto doveva essere proprio così ciclopico, se non c’era un’altra possibilità di ridimensionare un intervento che si presenta così invasivo e di forte impatto per il paesaggio: ogni azione sulla natura ha delle ripercussioni che si manifestano anche a lungo termine, non basta “coprire tutto” per non vedere più niente o per non portarne le conseguenze anche negli anni a venire, pensiamo alla terra e ai suoi fragili equilibri che l’uomo incurante calpesta.

Ho anche capito che le associazioni ambientaliste sono state troppo accomodanti e tolleranti in merito al maxiprogetto, sin dall’inizio queste si sono schierate a favore: a che servono allora le analisi per valutare la sostenibilità ambientale, a contenere l’inevitabile danno che l’uomo incurante aveva già deciso a priori?

Il fatto che non ci sia mai stata una voce pubblica forte e critica verso il progetto ci deve far riflettere, le modalità danno da pensare, la fretta pure e sapete ancora quante cose ci verranno svelate in seguito?

E se proprio vogliamo parlare di soldi, che prezzo diamo alla nostra valle e di conseguenza alle nostre vite e a quelle dei nostri figli per il futuro? Che valore abbiamo dato per tutto questo, solamente quello dei quattrini? La certezza è che non diventeremo tutti miliardari, non facciamoci illusioni, i conti dopotutto sono stati fatti per gli introiti della multinazionale!

Questo fine settimana dobbiamo avere il coraggio di mettere un “NO” deciso nell’urna, non va interpretato come un NO alla Repower, ma un NO a questo progetto sproporzionato alla Valposchiavo!

Redatto da Lara Boninchi Lopes – l.boninchi@bluewin.ch