La prima “Wine Fair” organizzata dal Gruppo Vini Plozza
All’insegna di uno slogan intrigante – “Die Winzer kommen” (“arrivano i viticoltori”) – si è tenuta venerdì scorso una mostra di vini al centro congressi Rondò di Pontresina.
Oltre una cinquantina i produttori, provenienti da molti luoghi del mondo, che ha risposto con entusiasmo all’invito di Andrea Zanolari, il direttore del Gruppo Vini Plozza, per presentare nell’opulenta e turistica Engadina l’eccellenza dell’enologia attuale: dal Sudafrica al Portogallo, dall’Italia alla Spagna, senza dimenticare alcune case vinicole d’eccellenza swiss made.
Ci ha fatto piacere assaggiare vini rossi interessanti e di qualità dell’Oltrepò Pavese, zona da noi meno nota; oppure alcuni vini di grande struttura della montagna siciliana, da vigneti che allignano fra i 600 e 800 metri sul mare, e che non sono soltanto Nero d’Avola…

Molte, tante, troppe (?) le case vinicole che presentano nella loro offerta un vino assemblato da grandi uve, dove il merlot e il cabernet la fanno da padroni, spesso ubriacati in botticelle di rovere: una sorta di omologazione enologica che piace molto al grande pubblico. Ma sappiamo: il vino bisogna pur venderlo… Io preferisco alla fine i grandi vini della tradizione, del territorio, che mi parlano di storia, di tradizioni, di paesaggi, di persone; quindi il Nebbiolo di Valtellina o delle Langhe, il Sangiovese del Chianti Classico, il Merlot del Ticino, il Pinot nero della Signoria o il Lagrein dunkel del Tirolo meridionale.
Va rilevato, a giusta ragione, che anche Svizzera e Valtellina sono ora in grado di affrontare, senza tema di sfigurare, il confronto con le grandi regioni mondiali del vino. Non soltanto i vini della Signoria grigione, con il suo pinot nero sempre migliore, ma anche nettari di Bacco prodotti nello Zurighese o nello Sciaffusano.

















