La revisione della legge scolastica: si doveva e si può ancora fare meglio!

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L’opinione di Lino Succetti
Riceviamo e volentieri pubblichiamo il parere del docente Lino Succetti sulla revisione della legge scolastica (La Redazione).




Premessa

Molto probabilmente è come diceva l’opinionista Eros Costantini: il “Röstigraben” cioè quel cosiddetto fossato che sembra dividere svizzeri tedeschi dai connazionali latini, potrebbe essere di origine genetica o, aggiungo io, dipendente dal clima. Come dire che la propensione per controlli, classificazioni, (ne ho avuto conferma ultimamente leggendo alcune domande contenute nella cosiddetta “valutazione della sede scolastica”) ecc., fa parte del DNA dei nostri connazionali di stirpe alemanna ed è meno accettato da quelli di stirpe latina più attratti dall’improvvisazione, l’imprevisto e il lavoro creativo.

Probabilmente per il motivo citato non sono quasi mai riuscito ad appassionarmi sentendo parlare di progetti di riforma della scuola calati a sud dagli “esperti” di Coira, a loro volta “illuminati” dai colleghi di altri cantoni svizzero-tedeschi. Li ho letti spesso con annoiato senso del dovere e ho seguito i dibattiti che per un motivo o l’altro si susseguivano. Spesso, pur sapendo di avere poca o nessuna voce in capitolo e sfidando il disappunto di alcuni che nei progetti avevano in un modo o nell’altro le mani in pasta, ho anche ho scritto quello che molti per diverse ragioni solo sussurravano quando, per un motivo o l’altro, mi trovavo a discutere di scuola. Se gratto, devo ammettere che durante il mio ormai quarantennale contatto con l’ambiente scolastico, ho trovato per fortuna altri stimoli per continuare a fare, spero ancora per paio di anni, il mio mestiere, non lasciandomi troppo condizionare dagli inevitabili ingorghi che ho incontrato sulla strada dell’insegnamento, spesso pavimentata con troppa burocrazia o abbellita qua e là da riforme piovute dall’alto e più che altro di facciata.


Correzioni insufficienti

Di primo acchito leggendo il progetto di revisione della legge scolastica le premesse, fatte alcune correzioni, mi sembravano accettabili. Il problema è però che molte di queste correzioni nel frattempo sono state fatte solo in parte o ancor peggio ignorate. Alcuni punti del programma di base, dettati forse più dalle esigenze della città di Coira e di alcuni altri grossi centri, alle nostre latitudini risultano, anche dopo la rilettura del programma sotto il nuovo capo dipartimento Martin Jäger, assai problematici.


Rivendicazioni ridimensionate o ignorate: ci voleva il referendum

Le principali rivendicazioni dell’Associazione dei docenti LGR (numero degli allievi per classe, settimane annuali d’insegnamento, ore settimanali, suddivisione dei costi tra cantone e comunità scolastiche, ecc.) sono state solo in parte integrate nella legge, troppe sono state invece ridimensionate o sono rimaste inattese. Viene perciò da chiedersi se l’idea del referendum non fosse la migliore, rimandando l’intero pacchetto al mittente e dando così avvio a una nuova procedura che forse avrebbe eliminato le incongruenze ancora presenti e che non sono state o non saranno probabilmente modificate durante la prossima consultazione in Gran Consiglio.


38 settimane d’insegnamento bastano

L’aumento a 39 del numero delle settimane annue d’insegnamento porterà alla frequenza della scuola nel periodo estivo e per il Moesano, confrontato con il calendario del vicino canton Ticino, significherà una problematica differenza di ben tre settimane.


Inglese già alle elementari?

Altro punto assai controverso è l’introduzione dell’inglese al fianco della seconda lingua cantonale già alle elementari, una proposta che il Governo è stato obbligato a portare avanti perché sollecitato da atti parlamentari, una novità che è stata assai dibattuta anche in altri cantoni. Certo che l’inglese per molti scolari e genitori suona molto più “in” che il tedesco, lingua per noi importante ma difficile da imparare e non da tutti particolarmente considerata nel Moesano. Per la Val Poschiavo e Bregaglia invece l’approccio al tedesco, per questioni geografiche ed economiche, ha grande importanza e considerazione. Nella realtà scolastica locale, a proposito di seconda lingua straniera, specialmente alle elementari, si potrebbe forse un po’ provocatoriamente anche discutere sul termine stesso di seconda lingua e domandarsi se non si stia parlando dell’introduzione di una terza lingua straniera, essendo per molti allievi l’italiano, rispettivamente il “buon tedesco” per quelli oltre San Bernardino, la prima importantissima lingua straniera da imparare.


Integrazione di tutti gli scolari nelle classi regolari?

Pure la proposta d’integrazione di tutti gli scolari nelle classi regolari della scuola dell’obbligo con l’ausilio della pedagogia specializzata, a prima vista sembra ottima. La realizzazione pratica, checché ne dicano i soliti “specialisti”, presenta diversi limiti finanziari e organizzativi. Gli ultimi potrebbero essere assai negativi proprio per chi ha maggior bisogno di poter lavorare in ambienti il più possibile adatti alle proprie esigenze.


Revisione politicamente dipendente da troppi gruppi d’interesse

Qualunque cosa abbiano potuto dire già dall’inizio della riforma tutti gli interessati dietro una parvenza di democraticità tramite un sondaggio da inoltrare al Dipartimento competente, è stato quello che hanno progettato gli alti funzionari dipartimentali e i loro consulenti e quello che è stato proposto e accettato dal Gran Consiglio che ha contato. In politica si sa che l’elaborazione del programma definitivo nel migliore dei modi, rispettando alla lettera il motto “più spessore, meno quantità”, non cadendo nei punti deboli delle riforme o miniriforme passate, non è impresa facile perché bisogna tener conto di diversi gruppi d’interesse. Scrivere un programma è una cosa, attuarlo è un’altra, non da ultimo anche a causa di tutte le implicazioni finanziarie da ben definire. L’ultima toppata dei funzionari dipartimentali, la scoperta della differenza di quasi 2 milioni di franchi annui di costi supplementari nel messaggio a destinazione del Gran Consiglio con il calcolo delle 38 settimane di scuola da 30 lezioni portate a 39 settimane a 29 lezioni ne è un’ulteriore imbarazzante conferma.


Alcuni aggiustamenti ancora possibili con un po’ di lungimiranza in Gran Consiglio

C’è comunque da augurarsi che la nuova legge, nonostante i citati punti di deboli che forse con un pizzico di lungimiranza potrebbero in parte ancora essere corretti durante il prossimo dibattito straordinario in Gran Consiglio, possa permettere alla scuola di realizzare un insegnamento sempre più attento alle dinamiche di gruppo e alle necessità specifiche dei singoli.

Ciò nel rispetto di un principio semplice ma per niente facile, anche se a prima vista il pronunciarlo può sembrare una banalità: quello che la scuola è dei nostri scolari. Loro devono essere al centro del sistema. Agli altri, politici, funzionari cantonali, ispettori, direttori scolastici, consiglieri scolastici, insegnanti e genitori, tocca, a ognuno nel loro ruolo, il compito tanto gravoso quanto importante di aiutarli a crescere.




Lino Succetti
Maestro di 5ª e 6ª classe, Lostallo (Mesolcina, Canton Grigioni)