Chiesa riformata di Brusio: alcune precisazioni

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“La somma versata dalla comunità cattolica a quella riformata (di certo non “i quattro quinti delle spese della costruzione”) non bastava per la costruzione del nuovo edificio.
Paolo Tognina, il pastore teologo di Brusio e giornalista presso la RSI, precisa con un suo scritto quanto pubblicato da Grigione Italiano.

Cattolici e riformati a Brusio

Nel numero del Grigioni Italiano dello scorso 14 giugno si parla della decisione della Chiesa evangelica riformata di Brusio di offrire ospitalità alla Parrocchia cattolica romana di Brusio per la celebrazione della messa. L’articolo si conclude con un breve sguardo alla storia passata dei rapporti tra le due comunità cristiane e in particolare all’uso in comune della chiesa. Quella parte dell’articolo contiene alcune inesattezze.


Uso in comune della chiesa

La comunità cattolica e quella riformata di Brusio usarono in comune, per alcuni decenni, dopo la Riforma, l’antica chiesa della Santissima Trinità (i cui resti scomparvero, qualche decennio fa, in seguito ai lavori di ampliamento della strada che attraversa il borgo).

Le prime tracce di questa situazione si trovano, secondo lo storico poschiavino Arno Lanfranchi, in alcuni documenti risalenti al 1560 o poco prima (vedi Bollettino della Società Storica Val Poschiavo SSVP, aprile 2008). La comunità riformata e quella cattolica romana pagavano il prete e il pastore attingendo ciascuna a metà delle rendite dei beni della chiesa.

L’uso in comune della chiesa non rivestiva, all’epoca, carattere eccezionale. Anche in diverse località della vicina Valtellina esisteva la stessa situazione. Casi simili sono inoltre conosciuti in varie località dell’allora Stato delle Tre Leghe e, allargando lo sguardo, in molte località della Confederazione Elvetica.


Fine della convivenza

Nel giro di alcuni decenni, i rapporti tra cattolici e riformati, a Brusio, si deteriorarono gravemente. La comunità cattolica decise di rinunciare all’uso della chiesa della Santissima Trinità e di costruire una propria chiesa. Nel 1616 fu portata a termine la costruzione della chiesa dedicata a S. Carlo Borromeo. Non è noto se i riformati continuassero o meno a usare S. Trinità o si riunissero altrove per celebrare il culto.

Nell’estate del 1620, e nella scia dei massacri compiuti in Valtellina, il villaggio di Brusio fu investito dalla violenza antiprotestante. Furono incendiate numerose case di riformati, una trentina di evangelici furono uccisi e con ogni probabilità buona parte dei membri della comunità fuggirono.


Costruzione della chiesa riformata

Trascorsi alcuni anni, la comunità cattolica – costretta a ciò dalle autorità delle Tre Leghe, come accadde anche a Poschiavo – si impegnò a versare ai riformati un indennizzo per i beni posseduti in comune prima del 1620 e a titolo di risarcimento “delli danni patiti nel loro esilio”. La somma versata dai cattolici diede probabilmente impulso al progetto di costruzione della chiesa riformata. Dopo un intervento di mediazione del governatore di Valtellina Meinrad Buol, di Davos, cattolici e riformati di Brusio trovarono un accordo per la costruzione della nuova chiesa. Non si dice nulla circa l’orientamento della chiesa, ma si specifica invece che la chiesa deve avere una sola porta e che “detta porta […] guarda verso la montagna dela del’aqua”. In altre parole, sostiene lo storico brusiese Andrea Tognina (Bollettino SSVP, aprile 2008), “la chiesa riformata doveva rimanere discreta ed evitare ogni forma di proselitismo, fosse pur solo quello di una porta aperta sulla strada principale”.


Collette per la costruzione

La somma versata dalla comunità cattolica a quella riformata (di certo non “i quattro quinti delle spese della costruzione”) non bastava per la costruzione del nuovo edificio. Nel 1646, il diacono riformato di Brusio Giovanni Morosani compì un lungo giro tra le comunità riformate dei Grigioni e della Svizzera allo scopo di raccogliere fondi per la costruzione della chiesa. Ancora una decina d’anni più tardi la comunità di Brusio si rivolse ai magistrati grigioni in Valtellina e ai riformati valtellinesi chiedendo aiuti economici per proseguire i lavori. La costruzione della chiesa di Brusio, senza il campanile (costruito solo più tardi) fu portata a termine nel 1661 (vedi Andrea Tognina, “La chiesa evangelica riformata di Brusio”, Quaderni Grigionitaliani, ottobre 1992).

Documento ottocentesco, conservato nell’Archivio della Comunità riformata di Brusio

Paolo Tognina