La conquista della Valtellina, di Bormio e Chiavenna in luce nuova

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Già in autunno uscirà il libro con tutti i dettagli
Venerdì e sabato scorsi, a Tirano e Poschiavo si è tenuto un convegno storico dedicato all’espansione verso sud dell’allora Repubblica delle Tre Leghe, l’odierno Cantone dei Grigioni, avvenuta nel 1512. Dall’incontro sono emerse importanti novità per la conoscenza del periodo.

Malgrado qualche voce critica espressa in fase di preparazione, l’incontro fra storici italiani e svizzeri è stato un successo. La conquista della Valtellina, Bormio e Chiavenna è stata infatti per generazioni un tema controverso. Le vallate erano state strappate al loro retroterra culturale, il sud lombardo, e nei tre secoli di appartenenza ai Grigioni gli episodi e gli esiti non sono sempre stati positivi. Eppure, nove storici hanno colto la sfida, sono tornati negli archivi, hanno riletto gli incartamenti e soprattutto cercato nuovi documenti che spiegassero il periodo. La grande partecipazione di pubblico ha dimostrato l’interesse per il periodo storico.


Sconosciuti, ma partner economici

Si è iniziato con le relazioni prima della conquista. Il chiavennasco Guido Scaramellini ha evidenziato come, nel Quattrocento, a Milano e Chiavenna ci fosse una grossa diffidenza verso i Grigioni. A rafforzare il sentimento c’erano poi le ripetute incursioni di truppe grigioni che trovavano sempre un pretesto per saccheggiare e talvolta mettere a fuoco villaggi. Nei documenti, gli abitanti delle Tre Leghe venivano addirittura chiamati «barbari», «svicceri» o «todeschi», dimostrando al contempo che la conoscenza del vicino era limitata. Ma Massimo Della Misericordia ha sottolineato come, già nel Quattrocento, quindi già prima della conquista, i Grigioni fossero un partner importante per Valtellina, Bormio e Chiavenna. Gli scambi verso il nord erano già fondamentali e crebbero con l’emancipazione delle comunità rurali dalla città di Como che cercava di controllare i commerci a suo favore. Esempio fra tutti – citato da Della Misericordia – la richiesta dei valtellinesi di poter pagare i tributi in moneta renana. Questo indica chiaramente che, nelle loro tasche, c’erano le monete ottenute con i commerci con il nord.


Gli eventi del 1512

Il ricercatore Florian Hitz ha ripercorso poi i fatti politici che hanno portato alla conquista. Nella sua esposizione ha dimostrato come non si trattò più di un’incursione casuale, ma di un vero disegno politico e diplomatico. I Grigioni agirono coscientemente e lo fecero sostenendo i Confederati svizzeri che a loro volta perseguivano obiettivi propri. Questi, partendo da Coira, scesero verso Verona e invasero da est il Ducato di Milano. Con questa manovra aggirarono quindi le posizioni di difesa dei francesi che allora occupavano la Lombardia e che aspettavano un’invasione da Nord. In questa grande operazione, il ruolo grigione fu minore: i comuni retici si limitarono ad occupare le vallate dell’Adda e del Mera fermandosi alle rive del Lago di Como. L’operazione era diretta in primo luogo contro gli occupatori francesi, per cui le popolazioni non si opposero all’invasione e non ci fu in pratica spargimento di sangue.


Grigioni, partner economico

Martin Bundi e Diego Zoia si sono poi occupati delle conseguenze per la società valtellinese. Con esempi e cifre concrete, i due studiosi hanno ripercorso i primi decenni di convivenza all’interno della Repubblica. I Grigioni dovettero imparare a governare e lo fecero in modo pragmatico. Riformarono lievemente e pubblicarono poi in lingua italiana gli Statuti di Valtellina i quali confermavano in pratica le regole già usate a livello locale. Migliorando le strade e limitando i dazi crearono le basi per una significativa crescita economica e dunque una stagione di felice partenariato.


Armonia incrinata

Silvio Färber ha invece messo il dito nella piaga. Dopo un inizio pacifico, con il tempo infatti le cose peggiorarono. La Repubblica delle Tre Leghe non aveva un governo centrale, non incassava tasse, non aveva un esercito e un’amministrazione stabile. Per questo la gestione dei territori sudditi veniva essenzialmente delegata con mandati di due anni a magistrati provenienti dalle famiglie aristocratiche grigioni. Le cariche erano venali e venivano messe all’appalto. Un sistema poco efficace che favoriva la corruzione. Ci furono altri esempi di abusi: un podestà Salis protestante inventò una multa per i cattolici valtellinesi che non si erano confessati prima di Pasqua. Un espediente per incassare soldi in un ambito non strettamente regolamentato.


Un patto disatteso?

C’è inoltre un elemento che ormai da sempre fa discutere e che non poteva non essere toccato durante il convegno. Si tratta dei famosi «Patti di Teglio», cinque articoli di un primo trattato in cui i valtellinesi vennero definiti «cari e fedeli confederati» e non sudditi. Molti storici hanno intravvisto in questo testo un rapporto fra pari e non un rapporto di sudditanza, dunque in seguito un tradimento degli accordi presi all’inizio con le popolazioni dei territori conquistati nel 1512. Poiché il testo era stato riscoperto solo cento anni dopo, durante i cosiddetti «Torbidi grigioni», gli storici (e non a caso soprattutto quelli grigioni) ritenevano gli articoli un falso, un tentativo di cambiare la storia. Per questo motivo al convegno erano attese con particolare interesse le relazioni dello storico Ilario Silvestri e della paleografa Marta Mangini. A Bormio e a Milano, i due hanno infatti ritrovato delle copie del trattato autenticate da un notaio e altri documenti, risalenti addirittura ai primi mesi dopo la conquista. Alla luce di questi ritrovamenti alcune cose vanno quindi rilette, anche se non completamente. Ci sono da chiarire alcune contraddizioni come ad esempio: perché nel primo articolo i valtellinesi si impegnano ad obbedire ai signori grigioni e nel secondo sono chiamati «confederati»? Manca inoltre sempre ancora il documento originale con le firme delle due parti contraenti. Insomma: ci sono ancora molte cose da capire a da approfondire.

Dopo l’incontro e le discussioni, gli autori tornano ora sui loro testi per la redazione finale. Già in autunno uscirà il libro con tutti i dettagli.


In alto a sinistra Arno Lanfranchi, organizzatore della manifestazione (ndr).




Daniele Papacella e Arno Lanfranchi