Partita da Poschiavo con nel cuore un’infanzia felice, una cultura italiana e un paesaggio meraviglioso
In una cornice festosa a fine anno scolastico 2011/12 è stata congedata con altri sei colleghi Silva Semadeni che, dopo 30 anni d’insegnamento alla Scuola cantonale grigione, ha deciso di dedicarsi interamente al suo mandato politico.
Nel discorso di commiato si ricorda quanto ha dato alla scuola, ma non solo, nei tre decenni di attività.
Dire di Silva Semadeni, del suo intensissimo curriculum a chi l’ha conosciuta -e sono i più- è come portare acqua al mare, mentre a chi non ha avuto la fortuna di conoscerla, si rischia in così poco spazio di svelare solo vaghi indizi. Facciano quindi sembianza d’ascoltare i primi e prestino attenzione i secondi, attivando la loro immaginazione per completare il ritratto che appena abbozzo. Quelle poche schegge che ora ricordo (e spero che Silva non me ne vorrà) le attingo unicamente alla mia memoria e lascio a quella universale di Facebook o di Google suggerirvi il resto.
Prima della scadenza imposta dall’anzianità, ho il piacere di tessere, più della cosiddetta “laudatio”, qualche pensiero per disegnare la figura di una collega che dopo 30 anni d’insegnamento lascia la scuola. Mi accorgo però che il filo del discorso dipanato così, ripercorre solo la metà del cammino, tralasciando la parte più importante, la prima, di cui purtroppo non posso proporre che qualche momento degli studi a Coira e a Zurigo.
Partita da Poschiavo con nel cuore un’infanzia felice, una cultura italiana e un paesaggio meraviglioso, va a Coira per diventare maestra e grigionese a tutti gli effetti. Ho incontrato Silva per la prima volta sul piazzale della Magistrale (oggi Kanti Plessur) nel 68 -per noi una stagione particolarmente feconda- lei matricola, io nella classe finale. Balzava all’occhio per la spigliatezza e la naturalezza come per la sua parlata poschiavina-protestante, tratti che ancora oggi la distinguono.
A Zurigo, dove studia storia, etnologia e letteratura italiana, si interessa ai movimenti sociali, in particolar modo alle condizioni di vita e di lavoro delle donne. Operaie e operai diventano oggetto di ricerca, ma subito anche interlocutori privilegiati. Silva, una donna d’azione della prima ora, scende presto in campo lavorando nella biblioteca di Pinkus, dando corsi serali agli emigrati italiani, aderendo ai movimenti studenteschi, femministi, ambientalisti; è membro di svariate associazioni, è cofondatrice di società e sezioni, siede in una decina di consigli di fondazione (non però in quelli che fruttano lauti compensi), assume la presidenza di Pro Natura.
Tra un impegno e l’altro trova tempo per viaggi e soggiorni in paesi che per motivi diversi l’attirano: sarà in Nicaragua per capire la realtà sociale e politica di uno Stato sotto un governo rivoluzionario, va negli USA all’esplorazione dei grandi parchi e alla ricerca di emigrati grigionesi e in diverse città italiane per soddisfare un richiamo permanente.
Senza mai perseguire un interesse particolare e fedele al suo istinto, è attiva politicamente -e non solo a parole- al centro e alla periferia: lancia iniziative, raccoglie firme, scrive appelli, organizza incontri, partecipa a dibattiti, difende cause scomode, è nel legislativo comunale e nazionale, lavora in parecchie commissioni, incontra la gente per sentire della vita, delle preoccupazioni quotidiane.
All’impegno politico si aggiunge un assiduo lavoro di pubblicista in riviste e sulla stampa grigione, come pure quello di ricercatrice che è stato raccolto in ben 5 volumi di cui l’ultimo è dedicato a un suo prediletto, all’architetto Sottovia, autore di opere significative nel Grigioni meridionale e che lei ha messo in nuova luce.
Dicendo questo ci si dimentica che è stata insegnante e che ha svolto la sua mansione con abilità e grande passione. Non mi posso immaginare che Silva si sia presentata alle classi senza avere in mente un disegno preciso della lezione, senza essersi preparata fino in fondo. La scuola, vista come servizio alla comunità, era la sua fucina dove, senza eccessive forzature, ma con responsabilità, poteva forgiare le nuove leve. Interpretava il compito di docente oltre l’intenzione nozionistica, trasmettendo ai suoi allievi conoscenze in funzione di una progresso sociale.
Sapeva suscitare interesse e curiosità dimostrando come la storia trova spesso applicazione nei nostri comportamenti. Appena si prestava l’occasione cercava di attualizzare il discorso storico, prendendo lo spunto da eventi della quotidianità, o per dirla con Machiavelli, andando dietro alla realtà effettuale. Se da una parte i suoi studenti la ricordano per il rigore, convinzione, chiarezza e correttezza con cui sapeva esporre la materia, appassionandoli a cercare oltre, dall’altra, lei, stando tra i giovani e le loro voci critiche si sentiva altrettanto appagata e motivata. La scuola sollecitava così la mente politica e quest’ultima, a sua volta, nutriva l’istruzione: due momenti di lavoro complementari uno all’altro che non poteva disgiungere.
Come le stava a cuore l’insegnamento, così le era importante coltivare rapporti solidali tra i colleghi, pensando a una collegialità indispensabile allo sviluppo della qualità del lavoro, ma anche per sentirsi bene e preparati a difendere una causa comune. I suoi interventi alle conferenze, sempre incisivi e convincenti, erano apprezzati e seguiti.
Le discussioni, e non solo pedagogiche, iniziate alla scuola si infuocavano attorno alla tavola grigionitaliana del mercoledì al Marsöl e potevano protrarsi rumorose fino a tardi. Nonostante il gran vociare, la sua parola cordiale, concreta e coraggiosa trovava sempre ascolto.
Dentro e fuori la scuola, seguendo la sua indole ovvero una visione del mondo in bianco e nero, meglio in bianco e rosso, Silva ha sempre saputo cosa le andava e cosa no, cosa doveva fare rispettivamente lasciare e da ciò la certezza di quel che dice e fa. Così, convinta della ricchezza delle sue origini e delle sue idee, non ha mai esitato un attimo a dichiararle e a difenderle.
Il suo apprendistato politico lo assolve proprio denunciando speculazioni edilizie in Valle: dapprima aiuta una contrada a difendersi con successo contro un progetto abusivo (nel giro di alcune settimane trova oltre 100.000 fr. per coprire la spesa del processo) e poco più tardi eviterà, con una campagna temeraria, e anticipando di molto l’iniziativa sulle residenze secondarie, la costruzione di un villaggio turistico, guarda caso, a Millemorti. Allo stesso modo, e con altrettanto successo, si batte per salvaguardare il paesaggio dell’alta Valle da un progetto di sfruttamento eccessivo delle acque da parte della società idroelettrica.
Saranno questi confronti, queste sfide a far tremare e cambiare Poschiavo, che subito dopo si risveglia in uno scenario politico diverso e animato. Superate a pieni voti le prove della gavetta e le resistenze dei detrattori, si dedica con ancor più determinazione alla protezione della natura e del paesaggio sul piano nazionale. Fra i tanti e importanti progetti che ha realizzato in quest’ambito mi piace menzionare, come pars pro toto, il restauro dei muri a secco e dei crott / scelé, umili e allo stesso tempo nobili testimonianze della cultura contadina.
Quadrilinguismo e multiculturalismo, valori fondamentali della coesione nazionale, diventano con la protezione della natura, l’altro cavallo di battaglia. A più riprese e a più livelli è intervenuta a proposito, riuscendo, per esempio, a convincere la città di Coira a creare la scuola bilingue che ha poi continuità nella Scuola cantonale.
Padroneggiando le lingue nazionali e conoscendo bene tutto il territorio, Silva trova facilmente contatto con la gente e con la gente legge il paese. Della fitta rete delle sue conoscenze, che si estende al di qua e al di là delle Alpi, se ne sente lo spessore quando ci capita di andare in città in sua compagnia.
Senso di responsabilità, facilità nel comunicare e l’impegno incondizionato, costituiscono le punte del suo tridente. Il segreto della serenità di Silva sta nella calma inquieta, in una forza morale che è passione e tenacia di fare qualcosa di utile. E in questa luce l’abbiamo conosciuta e stimata molto.
Per questo, come per l’amicizia, noi le siamo infinitamente riconoscenti. A nome dei colleghi grigionitaliani, le auguro che possa, allo stesso modo, sorprenderci ancora a lungo.
Nando Iseppi













