È uscita la versione italiana del Ciarino di Edy Schmid
Ambientato nel Moesano, racconta di vite e vicende comuni alla Valposchiavo. Perché quei lavoratori instancabili e quelle donne toste, capaci di vietare al marito di fare il gran consigliere per paura di frequentazioni a luci rosse, ricordano dei personaggi locali.
“Il villaggio giace quasi nascosto in una di quelle valli profondamente incassate (…) Ci si potrebbe quasi meravigliare di come a qualcuno, nel lontano passato, sia passata per la mente l’idea bizzarra di stabilirsi in un luogo del genere.” È la descrizione che Edy Schmid (1899-1965) fa di Ciarino, nome fantastico che sta per tutti i villaggi del Moesano. Già da queste righe si capisce che Ciarino potrebbe benissimo trovarsi in Valposchiavo. Le montagne che lo circondano, le persone che lo abitano, le storie e le osterie che lo animano si assomigliano.
Pubblicato in tedesco nel 1958, lo scorso mese di giugno è stata presentata la versione italiana a Grono (Mesolcina, Canton Grigioni), edita dal giornale La Voce delle Valli e curata da Giorgio Tognola. I brevi racconti contenuti in Ciarino illustrano vicende di uomini di valle realmente esistiti. Vite fatte di lavoro e bevute, di emigrazione e stenti, ma anche di burle e di gioia. In questo senso il libro potrebbe ricordare il volume valposchiavino Le Rughe della Memoria.
“Presidenti della confederazione e carrettieri, attori e vagabondi, religiosi e atei, tutti sono stati clienti di Amedeo. Nessuno di loro può vantarsi di essere stato accolto meglio o peggio di quanto abbia meritato. Durante la stagione morta la formula di saluto per i clienti abituali è: ‘Sempar i solit facc’.” (p. 65)
Esistenze descritte con umanità e rispettosa leggerezza dall’allora ingegnere forestale e collaboratore della rivista satirica Nebelspalter Edy Schmid. Sono pagine davvero gustose quelle che attendono il lettore, nelle quali l’autore coltiva il gusto del paradosso e dell’ironia. Alle volte sembra di stare dentro un libro di Stefano Benni o una canzone di Georges Brassens.
“Fuori il termometro segna tre gradi sotto zero: nella sala ce ne sono al massimo tredici. Gli ospiti sgambettano e reclamano. Amedeo si alza e controlla la colonnina di mercurio. ‘Se g’a di na tirada de pisé al brisag al va su de un po’.” (p. 61)
“Poni sopra una grossa mela una più piccola e sopra questa metti una noce, quale risultato dovresti ottenere la siluetta di donna Rachele. Nessuno però avrebbe potuto supporre che dietro a tutte quelle rotondità imperversasse una lingua biforcuta e tale strumento in nessun modo tradiva le sue ottanta primavere.” (p. 67)

Il libro è arricchito dalle illustrazioni grafiche di André Bovey (1933-2010) e si chiude con alcune poesie e un racconto in dialetto di Grono dello stesso Schmid.
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