“Il senso e il fine” di Rodolfo Fasani

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Diciassette liriche accompagnate dagli acquerelli di Anna Sala
È apparsa la quarta raccolta poetica di Rodolfo Fasani intitolata “Il senso e il fine” con prefazione di Dalmazio Ambrosioni.

Si tratta di 17 liriche, cinque delle quali con la versione in dialetto mesoccone, accompagnate da altrettanti luminosi acquerelli di Anna Sala, che ne interpretano l’atmosfera.

«La cifra più distintiva di questa quarta raccolta poetica di Fasani consiste proprio nel ripartire dal quotidiano per raggiungere, attraverso un ripetuto volo pindarico, una dimensione più ampia. E qui cercare di capire la logica di un presente per il quale il senso e il fine vanno cercati nella linea di continuità, nel fil rouge tra passato e presente». Così sintetizza magistralmente Ambrosioni l’essenza poetica della presente raccolta e della poesia di Rodolfo Fasani in generale. Un passato e un presente che si possono definire antitetici e nel contempo complementari tra di loro. Antitetici in quanto il presente, il qui e ora effimero, rimane disorientato e senza prospettive se avulso dalla memoria, dalla storia, dalla religione, dalla cultura del passato, che sono le cose che danno un orientamento, un “fine e un senso”, che permettono di progettare il futuro, di elevarsi verso l’assoluto.


Ne è un bell’esempio la lirica “La voce del bosco”. Sono voce del passato i capolavori immortali che i suoni del bosco hanno ispirato (musica di Wagner e poesia di san Francesco); sono immagini del nostro substrato culturale le sculture in cui campeggia immensa l’immagine del Cristo in croce. È attraverso il filtro di esse che le immagini e le voci del presente acquistano forza e valore o sono ripudiate. Le voci e le immagini del presente sono da una parte quelle della natura, rese con fine tocco onomatopeico e impressionistico (il rumore del vento tra le foglie, il cigolio dei rami); la coscienza della propria piccolezza indotta dalla grandiosità del creato (Infinitamente piccolo di fronte a queste sculture); dall’altra sono gli effimeri valori (Siamo nell’era degli arroganti, degli esperti del nulla, /degli economisti fallimentari, /dei ricchi del pallone), bravure assolutamente da ripudiare data la fugacità del tempo, per cui ogni attimo è di importanza fondamentale per conoscere e non lasciarsi sfuggire i valori veri (non va perso neanche un minuto). L’ultima strofa sintetizza felicemente questi pensieri:

Il bosco è un libro di meditazione,
è l’amore che unisce gli uni agli altri,
è la sensazione estrema,
la visione che si dilata all’invisibile
e ci guida verso l’eterno.


Molteplici sono le immagini della cultura, dell’arte, della storia e della memoria così come del qui e ora che si incontrano nelle varie poesie. Sono città come Firenze e Napoli, isole e mari dei miti classici come Rodi, del mare dove nacque Venere, citazioni di capolavori della letteratura e dell’arte. È pure la lingua italiana di oggi, farcita di parolacce e condita di inglese (con hard, floppy disk e file) in contrapposizione con l’italiano puro di una quasi millenaria gloriosa tradizione. Ma non meno importanti sono le cascine dei monti, le stalle, i sentieri, il ricordo della vita stentata della nostra gente, di coloro che furono costretti a emigrare, di coloro che si diedero al commercio pericoloso del contrabbando. Particolarmente rilevante è l’amore e la pietà per gli animali che hanno ispirato alcune tra le liriche più belle, comprese quelle che parlano di caccia “Occhi increduli”. Protagonisti sono tuttavia gli animali domestici come “Il cane Vita”, “La mucca Alta”; un quadro di vita contadina, questo, fuori di ogni cliscé, che può scrivere solo chi l’ha veramente vissuta, chi ha registrato le autentiche parole di un allevatore.

La poesia di Fasani è insomma lirica di pensiero; ha «un ritmo progettuale, eminentemente filosofico», ma ciò non vuol dire che non sia ricca di sentimento, di partecipazione emotiva, qualche volta anche di santo sdegno di fronte alle brutture e alle meschinità, come nell’ultima lirica della raccolta, “Alla viltà”. Anzi, essa è capace di «un ripetuto volo pindarico» come si legge nella citata prefazione. La metrica è libera e segue un suo ritmo interno, impreziosito da immagini poetiche, da figure semantiche, foniche e sintattiche. Al lettore scoprire questi pregi.

*Rodolfo Fasani, Il senso e il fine, Edizioni Casagrande, Bellinzona 2012. Presso l’autore.


Massimo Lardi