Democrazia: dalle urne alla rete
Chiude dopo un anno di attività sul giornale online della nostra valle la rubrica „le ragioni degli altri“. L’esperimento si conclude fra obiettivi raggiunti e questioni che rimangono più che mai aperte.
Qualcuno l’ha seguita vivacemente, cliccandoci sopra col cursore ogni qualvolta ci finiva nei dintorni. Qualcuno è andato oltre, e vi ha lasciato la propria impronta a suon di commenti, alimentando le discussioni di volta in volta. C’è chi invece non si è mai chiesto cosa venisse pubblicato nella rubrica e l’ha di conseguenza ignorata spudoratamente. Altri, un popolo di curiosi (statisticamente la maggioranza), ne hanno abusato consapevolmente, per andare a sbirciare le opinioni degli altri, protetti in ogni caso dal leader incontrastato di ogni discussione che si sviluppa in rete: l’anonimato.
Si è trattato di creare uno spazio di discussione il più accogliente possibile, dove rimanere anonimi non contava nulla, anzi minacciava l’esistenza dello spazio stesso. Frangente da combattere a suon di parole, interviste e commenti, era l’attimo in cui chi cliccava, entrava, leggeva e pensava, poi sceglieva che non ne valeva la pena. Non ne valeva la pena perché „chi me lo fa fare“, perché „poi chissà cosa pensa chi legge“, perché „tanto le cose non cambiano“, perché „meglio di no, non si sa mai che poi qualcuno me la fa pagare“, perché „io non mi so esprimere bene in italiano“, perché „comunque non serve a nulla“, ecc… .
Internet, le discussioni in rete, e nel nostro caso le numerose proposte di questo prezioso giornale online, formano la vera novità democratica del nuovo millennio. Uno strumento che costa pochissimo (paragonato a quanto costa pubblicare su carta stampata), accessibile a tutti, che sta contribuendo all’estinzione del concetto usuale di censura, e che vive grazie alla partecipazione della gente, antitesi dell’assenteismo che alimenta invece sempre più gli ambienti della politica istituzionale e partitica. La democrazia, intesa come il potere nelle mani del popolo, si sta trasferendo oggi sempre più dalle urne alla rete. In rete eisisti, puoi dire la tua, qualsiasi età tu abbia, indipendentemente dal sesso, dalla religione e dalla nazionalità, dal tuo orientamento politico, dalla tua iscrizione al partito di maggioranza o a quello che va per la maggiore, dal fatto che tu abbia un lavoro o meno, che tu sia sano o malato. Pure un orso di questi tempi sembra possa dire la sua in rete.
L‘obiettivo della rubrica era questo: dare voce a chi aveva qualcosa da dire. Ho voluto farlo paradossalmente nella maniera più conciliante possibile, attraverso la guerra delle idee e delle ragioni. Per questo ho cercato persone da intervistare che su determinati argomenti la pensassero in maniera opposta. La ricerca di una distanza fra le persone per poter far star nel mezzo il maggior numero di opinioni possibili. Qualcosa è successo, e quel qualcosa mi soddisfa.
È successo che due ragazzi cresciuti nello stesso borgo di paese, si accorgessero ad un certo punto di aver optato per scelte di vita totalmente opposte, chi rimanendo per costruire casa, chi lasciando tutto per vivere per un po‘ lontano da qui. Ci hanno ricordato quanto una scelta di vita vada rispettata, tanto quanto autentica e consapevole.
È successo che si litigasse nuovamente sulle frontiere del sentimento valligiano. Chi per un’apertura alle fusioni comunali, chi più cauto. Entrambe disposti a parlarne, buon punto di partenza per ogni incontro futuro. Una scelta tempistica discutibile (a Brusio era tempo di elezioni comunali), ha esposto la rubrica al rischio strumentalizzazione. Ci siamo poi accorti che non si può strumentalizzare la rete, soprattutto se libera e se non censura, come nel caso del nostro giornale. Il dissenso come valore assoluto, ribadito a gran voce a chi si scusava per essersi arrabbiato.
È successo che si parlasse di questioni molto intime, come la nascita di un figlio. Pensavo nessuno avrebbe detto la sua sul tema, per poi accorgermi che invece c’era qualcuno che aveva qualcosa da dire. Il fatto che quel qualcuno fossero in prevalenza donne, madri e mogli, mi soddisfa particolarmente. Nutro grande rispetto per chi si è esposto, consapevole che non stavamo parlando di giusto o sbagliato, ma di ciò che si sente dentro; tema che sconfina da ogni tentativo di categorizzazione valoriale, classifica morale, o giudizio universale. Andava ricordato.
È successo che si parlasse anche dalle nostre parti di ciò che si parla nel resto della Svizzera. La questione della salute e dei costi legati ad essa, costi in costante aumento. Soprattutto si è discusso di cosa voglia dire salute al giorno d’oggi e su cosa pensiamo ci riservi il futuro. Tanta incertezza e poche certezze.
È successo, per finire, che si andasse a parare sempre lì, sulla solita questione su chi è di qua e chi no. Su chi viene da fuori, su chi sta qua. Gli stranieri, il diritto di voto per quest’ultimi in Svizzera e a Poschiavo. UDC e PS, partiti e persone con idee diverse sulla questione. La definizone di „straniero“ che sopravvive a stento in un mondo globalizzato dove si è stranieri mai ed in nessun luogo e si è stranieri sempre ed ovunque.
Tutte queste cose sono successe, in uno spazio aperto, in un anno di vita. Avrei voluto proporre tante altre tematiche e trovare persone disposte a parlare di etero-, omo- e transessualità, chiesa e religioni oggi in Valposchiavo, traffico stradale alle nostre latitudini, circonvallazione, la caccia, l’handicap, la droga, l’alcol, la disoccupazione, la scuola, il turismo, gli anziani, ecc.. Un sacco di temi sui quali dibattere e discutere. Gli impegni della vita non me lo permettono, ma chissà che non vi sia in futuro altra occasione.
Ringrazio tutti coloro che hanno reso possibile l’esperienza, i responsabili del giornale ed in special modo le persone che si sono prestate per le interviste accettando la sfida a viso aperto.
A questo link „le ragioni degli altri“ trovate tutte le tematiche proposte, con interviste e discussioni.
Buona fortuna a tutti e alla prossima.














