La fine della Stria Cozza: seconda puntata
La cronaca della stria Cozza, Maria Ada di Campascio, può incominciare.
I dialoghi e l’ambientazione degli stessi, come pure i narratori, sono inventati. I fatti raccontati inerenti al processo come pure i nomi delle persone coinvolte nello stesso, al contrario, sono quelli citati e ripresi dagli atti processuali.
Quanto scritto in corsivo rappresenta il testo originale o il suo contenuto. Vedi processo Criminale contro Maria Ada, la Cozza per stregoneria a Poschiavo nel 1753 31.1/29.3 riportato dal Giudice Federale Gaudenzio Olgiati.
I personaggi principali esistiti realmente:
- Alberto Triacha di Campascio: notifica il fatto alla Radunanza.
- Maria Madalena Triacha, figlia di Alberto: mette in moto le dicerie sulla presunta “stria.” La chiameremo semplicemente Madalena per motivi pratici.
- Pietro Comino: curato a Brusio.
- Giacomo Rampa del Meschino ed altri ancora che verrete a conoscenza.
- Maria Ada di “Cozz”, di Campascio: diventerà la stria “Cozza”. Al momento del processo è sulla sessantina, è di Brusio e vive con due sorelle.
Il Tribunale che sentenzia è composto da:
- Antonio Compagnone, podestà reggente di Poschiavo e Brusio
- Gian Bernardo Massella
- Bernardo Passino
- Giovanni Pagnoncini
- Tomaso Doricio
- Paolo Semadeno
- Giangiacomo Gaudentio
- Gian Antonio Franchina
- Domenico Passino
- Isepp Galezia
- Benedetto Bonguglielmo
- Gioan Antonio Marchesi
- Gian Pietro Doricio
Assistiti dai Consoli, senza diritto di voto:
- Redolpho Olgiati
- Giovanni Betti
- Benedetto Pescio
Personaggi di fantasia per ambientare e raccontare i fatti sono:
- nonna Orsola
- nonno Pietro
- la figlia Domenica con il marito Michele
- i loro tre figli
- Toni “al bechè“
Siamo nei primi giorni di febbraio del 1753, la sera, in una cucina a Brusio. Fuori fischia il vento. Attorno al tavolo ci si prepara per la cena. La luce della lampada a sego è poca e la fiamma danza per gli spifferi che entrano dalla finestra e dalle porte. Il fuoco del caminetto canta allegro e dalla pentola appesa alla catena, si sentono borbottare delle castagne messe a lessare. Sul tavolo, si vedono alcune tazze e il bricco del latte appena munto.
Domenica, la mamma, ha appena allattato il più piccolo dei figli e nonna Orsola è andata con i più grandicelli, tra i quattro e sei anni, a portare legna in cucina per preparare la brace per gli scaldaletti. Nonno Pietro, vedovo risposato con Orsola, era stato da giovane garzone di pasticceria e in seguito venditore di grappa a Venezia. In questo momento è ancora in stalla.
Il genero Michele, appena rientrato dal mulino, dove ha portato della segale a macinare, lo si sente tirare il catenaccio del portone di casa.
“Che giornataccia! Pietro non ha ancora finito in stalla? Forza! Si mangia e quindi i piccoli a letto. Dobbiamo discutere tra adulti”, sbotta Michele.
“Hai brutte notizie? Cos’è accaduto?” chiede nonna Orsola che entra con i nipotini carichi di legna.
“Mah… è una storia complicata… e insidiosa…”, replica il genero.
Più tardi, messo a letto i ragazzi nella camera sopra la cucina, un pagliericcio con alcune coperte di lana, uno sgabello e un cassone per la biancheria, finalmente il genero si sbottona…
“Sono stato al mulino delle Masni (a Brusio) e c’erano i soliti buontemponi a discutere con “al mulinè” che, mentre teneva d’occhio il lavoro della macina e lo scorrere dell’acqua nel canale, ha riferito dell’accaduto. Avete sentito dell’l’Albert Triacha?”
“Cosa gli è successo?”, chiede nonna Orsola.
“Si è molto agitato, a quanto pare. Ha detto all’Autorità, la Radunanza, che sua figlia, Maddalena che nel 1749, quando era serva delle quattro sorelle Ade, delle Cozze per intenderci meglio…”
“Sì, già suo padre aveva questo “scotüm”, dice la nonna, “Madalena avrà circa quindici anni…”.
“Giù di lì, ma aspettate… dicevo che in quel periodo Maria Ada, ha sedotto, ingannato e insegnato l’arte di strega appunto alla figlia del Triacha…”, continua Michele.
“O Signur, cara Madona, ancora?”, sbotta il nonno, “Abbiamo avuto pace per 40 anni. Pensavo veramente che le storie di streghe fossero finite… Non se ne poteva più, ai miei tempi.”
“Dicevo dunque… l’Albert ha supplicato il Podestà affinché faccia di tutto per far si che tal sorte di malviventi vengano corretti, distrutti ed estirpati. Estirpati!”, rileva Michele.
“In questo caso”, dice Domenica: “deve essere molto sicuro del fatto suo… Mah… e sua figlia, se ha imparato, non è per caso, che pure lei…”
“Ti dirò di più” continua il marito: “l’accusatore, cioè l’Albert, prega l’autorità di non molestare in alcun modo con delle spese sua figlia siccome la stessa è stata liberata grazie all’abiura, concordata con il parroco di Brusio il quale ha avuto il permesso del vescovo.”
“Che roba è l’abiura?”, chiede sua moglie. “Ha ritrattato con giuramento, di ritenere falsi gli insegnamenti ricevuti… !“, le risponde Michele.
“Eh, va bene!”, dice il nonno “si è magari parato… non ho detto nulla…” visto l’occhiata di sua moglie.” Andate avanti con questa storia!”
Michele continua: “Sì, l’Albert è stato interrogato per lungo e in largo. Dichiara che la prima informazione l’ha ricevuta da un religioso che gli ha fatto sapere di stare con gli occhi aperti. Sua figlia Madalena, che nel 1751 era serva al Meschino presso la famiglia Zanoni, ha insegnato l’arte di strega ad una giovane del paese, la figlia dei Rampi, la Domenighin. Un giorno che Madalena si trovava con la piccola Domenighin al pascolo, apparve alla maggiore Maria Ada. Domenighin non la vide. Mise delle noci e delle castagne nella tasca del grembiule di Madalena che ne richiese pure per l’amichetta. Maria Ada disse: ’Te ne darò, ma devi fare così e così!’”.
“La Maria Ada trasparente? La Cozza è bella magra ma… ”, borbotta nonno Pietro, tra il serio e il faceto.
“Pietro! Stai attento! Lo sai cosa diceva la povera mamma riguardo alle streghe: ‘Stà atent cume ta parlet e cun chi! Al ghè uregi da per tüt!’”, lo fulmina nonna Orsola.
“Beh, siamo nella nostra cucina, forza Michele, vai avanti!”, replica il nonno.
“Dicevo dunque, che l’Albert ha invitato la giustizia a farsi raccontare la storia direttamente da Madalena e ricorda, che già ai tempi in cui la stessa era al servizio delle Cozze, successe un fatto che lei ha confessato al parroco di Brusio. Con Madalena e Maria Ada rientravano da Zalende verso Campascio, ognuna con un gran carico di fieno. Un “campacc” molto pesante Madalena non ne poteva più, tanto che disse di non poter più andare avanti. Maria disse: “Possiamo alquanto” e spiegò cosa dovesse fare per raggiungere il proposito. Madalena a quanto pare non era d’accordo ma la padrona, Maria, insistette. Come prima cosa dovette rinnegare la Santissima Trinità, Maria Vergine e i Santi; ‘indi fece un buco nel terreno nel quale mise un fagottetto, id est come un agnus (parte della corona del rosario n.d.r), e fecevi sopra una croce, poi vi andò sopra con li piedi calpestando. Indi fece fare l’istesso [a Madalena] et in quello stesso tempo comparol ivi uno vestito di rosso, quale aveva una guggia rossa e la toccò nel collo facendogli male, indi detto vestito di rosso si mise a fare l’azione carnale disonesta con detta Maria Ada, poi con detta [Madalena]’.
Grazie all’aiuto divino dei Reverendissimi Sacerdoti Religiosi Madalena però è stata liberata da tale arte di strega, dalla fede in mano al Signor Curato Pietro Comino di Brusio.”
Michele tira un grosso sospiro dopo aver terminato di raccontare…
“Come sai tutti questi dettagli così precisi?” chiede nonno Pietro.
“Sentite, una guardia dell’autorità, non vi posso dire il nome, ha visto e sentito tutto. La dichiarazione è stata scritta dal cancelliere. Un po’ in latino e un po’ in italiano.
Non è però ancora finita. Al Meschino, con la figlia dei Rampi, Domenighin, è successo un fatto simile. È però meglio sentirlo direttamente dall’interrogatorio fatto a Maddalena.”, replica Michele.
“L’hanno già interrogata ?”, chiede nonna Orsola.
“Certo” dice Michele “il giorno stesso in cui suo padre si rivolse alla Radunanza, e tra la notte tra l’uno e il due febbraio hanno pure catturato Maria Ada e ordinato di tenerla custodita nello “stuetto” di dentro della cucina della casa della Comunità e di incominciare con il processo informativo”.
“Ti ricordi? Quella notte abbaiavano i cani di tutto il vicinato. Tu Pietro dicesti che poteva essere per il passaggio di soldati delle Leghe che andavano a Tirano. Forse, invece, erano le nostre di guardie!”, dice la nonna.
“Cos’è questo processo informativo?”, chiede Domenica.
Nonna Orsola la sa lunga al riguardo…: “Me lo diceva la mia povera mamma… l’Autorità interroga varie persone per conoscere meglio l’imputato e se per caso trovano degli argomenti a carico dello stesso…”.
”Prove di malafama estragiudizialmente udite in questo genere contro la persona detenuta. Di più la prova che qualche persona della di lei attinenza sii stata inquisita, imputata et bandita per tale delitto”, spiega sapientemente Michele che l’ha appena imparato… “Sì… quindi, al Giuan influenza al Pedru, anche se non sa nulla in merito e non conosce i fatti …”, dice il nonno.
“Pietro! Piantala con i tuoi ragionamenti che posso anche seguire… ma è la legge tramandata dai nostri avi… ed in casi di stregoneria…”, dice la nonna sfidando con lo sguardo il nonno.
“Sì ma Maria Ada ora è a Poschiavo?”, chiede Domenica.
“Dove vuoi che sia? Nello stüetto di dentro la cucina. Con della paglia e delle coperte per il freddo, con l’uscio ben chiuso con dei “ maschiosi” e che le sia dato la minestra due volte il giorno ed un boccale di vino. “, dice suo marito. “Non v’interessa sapere cosa ha detto Madalena davanti all’autorità?”
“No, guarda”, dice nonna Orsola, “per questa sera ne ho sentite abbastanza di brutte storie. Mi piacerebbe inoltre sentire i fatti anche da un’altra campana. Come dice sempre nonno Pietro. Domani mattina arriverà al “bechè” per il secondo maiale. Avremo molto da preparare e da lavorare… hai messo le “scaldine” nel pagliericcio ? Bene! Venite tutti qua che recitiamo il Padre Nostro assieme.
Ne avremo di bisogno. Tanto bisogno!”
“Pensi propri ca sta volta, ta gabias resun!”, mormora nonno Pietro.
Fuori, sembra che il vento fosse calato.
(continua)
Nella prossima puntata
Altri particolari e avvenimenti si raccolgono attorno alla figura di Maria Ada. Mentre lei, in un locale con della paglia e una coperta, aspetta il suo processo.
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