La fine della Stria Cozza: quarta puntata
Nonna Orsola si chiede cosa si possa trarre dalle opinioni che circolano su Maria Ada. Opinioni che si basano sul ricordo di un’alluvione, di un bambino morto, del volto storto della stessa Maria Ada e via di questo passo.
I dialoghi e l’ambientazione degli stessi, come pure i narratori, sono inventati. I fatti raccontati inerenti al processo come pure i nomi delle persone coinvolte nello stesso, al contrario, sono quelli citati e ripresi dagli atti processuali.
Quanto scritto in corsivo rappresenta il testo originale o il suo contenuto. Vedi processo Criminale contro Maria Ada, la Cozza per stregoneria a Poschiavo nel 1753 31.1/29.3 riportato dal Giudice Federale Gaudenzio Olgiati.
È domenica. L’arrivo del sole è ancora lontano. Nonna Orsola sente cantare il gallo e, lentamente, senza far rumore, solo il fruscio del pagliericcio, si alza. La camera è buia e fredda. Subito si mette uno scialle di lana e rimane un momento ferma in mezzo alla camera e ringrazia il Signore per il giorno che le donerà. Nonno Pietro russa rumorosamente, lo scricchiolio della porta della camera che si apre, quasi non si sente. Andando tentoni si sposta dritta al focolaio e, con un gesto sicuro, prende in mano l’acciarino portato da Venezia dal suo Pietro. Accende il fuoco sotto una pentola piena di acqua che già pende dalla catena. Pian pianino, senza far rumore scende in un angolo della stalla per le sue bisogna. Solo le capre s’inquietano. Va quindi nel pollaio attiguo e, con un gesto consueto, cerca le uova ancora calde nel nido. Il cane, attaccato lì vicino, la saluta contento scuotendosi e facendo tintinnare la catena.
Rientrata in cucina, nell’intimità del giorno non ancora nato, si spoglia e si lava. Alla luce scoppiettante del focolaio si staglia un corpo ancora agile, nonostante gli sforzi fatti durante una vita.
È una donna minuta, quella che si cura il proprio corpo.
Da giovane, doveva essere stata molto attraente. Di carattere fermo e riflessivo, tenace nelle sue opinioni, sa essere dura e determinata fuori, mentre allo stesso momento, dentro, rimane dolce e, a volte, sognatrice. Da ragazza batteva i maschi, quando c’era da rincorrere un animale scappato. Per questo la rispettavano. Più tardi, la consideravano per il suo modo di essere. La ritenevano speciale, aveva una sua opinione, ma quante teste si giravano quando andava alla fontana a prender l’acqua, oppure in chiesa…
Sapeva leggere e scrivere, anche se in modo molto rudimentale. Un giovane scrivano di un notaio di Tirano, un timidone rimasto scapolo, glielo aveva insegnato.
Con il suo Pietro, più vecchio di lei, rientrato vedovo e senza figli ma con qualche avere guadagnato a Venezia, si era subito trovata bene. Si amavano e rispettavano. Pietro, nella città della Laguna aveva lavorato nelle pasticcerie di emigrati protestanti delle Tre Leghe e aveva preso in considerazione le idee della riforma. Nella Serenissima idee, religioni ed etnie si mescolavano: il suo grande splendore scaturiva anche da questo fatto.
A casa, con la sua Orsolina, delle idee che trapelavano dal mondo, se ne parlava molto. Per rispetto ai genitori, Pietro però non aveva mai compiuto il ”passo” d’abbracciare la fede protestante.
Piaceva, a questa coppia, l’idea che il bene va fatto per gratitudine verso il Signore d’essere stati graziati, e meno per paura o per collezionare opere buone per la propria salvezza.
La forza di Orsolina, ora nonna, è quella di sapersi immedesimare nel prossimo e rispettarne, possibilmente, i suoi comportamenti: come minimo, semplicemente tacendo. Da donna discreta.
Quando è contenta, canta. Ha una voce morbida e molto intonata. I suoi nipoti imparano le sue canzoni e canticchiano pure loro.
Più tardi, nonna Orsola, con il miglior vestito che ha, s’incammina verso la chiesa con i suoi nipotini. Fatti pochi passi saluta Bernardo Zala, suo vicino di casa. “Bun dì Orsulina!”: gli risponde.
E sì! Pensa nonna Orsola: pochi giorni fa nella “stuetta” superiore della casa delli signori coheredi Trippi (me l’ha confermato la mia coetanea Anna, governante nella stessa nobil casa) ha testimoniato di aver sempre tenuto Maria Ada per donna da ben, … ma in riguardo alla sua parentela, un suo barba, fratello del padre di Maria, fuggì di prigione e fu bandito come strione. Pure una sua ava paterna, a quanto sentito dire, sarebbe stata decapitata per strega, come pure l’ava materna sarebbe stata inquisita per stregoneria e poi liberata. Torna a confermare che Maria sarebbe la più stimata delle tre Cozze.
Quasi quanto ha detto Pietro Nuscio che, però ha insinuato: all’apparenza esterna a me pareva una bona femina e cosi ho udito anche d’altri. Inoltra si ricorda di una tempesta ai Zaloni nel 1747 che fece distacare la rovina con grande danno…
Salendo sulla strada, ci si saluta, si parla del freddo, della tosse, dei bambini, degli ammalati, delle nascite in stalla e d’altro ancora. Non si tocca il tasto Maria Ada. Troppo scabroso e pericoloso!
Vicino al sagrato, Giovanni Della Cà le alza il cappello in segno di saluto e la nonna ricambia con un cenno gentile della testa. Vedi, pensa nonna Orsola, pure lui ha in buon concetto la Maria, ha sentito i sospetti da parte dell’Albert Triacha riguardanti la morte di una sua figlia. Pure il padre delle Cozze non era in troppo bono concetto. A tutte le sorelle dicevano le “Cozzasce” e dalla gente se tenevano in poco bon credito et havevano piuttosto poco bon odore.
Eppure puzziamo tutti! Pensa nonna Orsola ed entra in chiesa: Dio mio, che freddo!
IN NOMINE PATRIS ET FILII ET SPIRITUS SANCTI…
Che peccato che non capisca il latino. Solo poche parole e chissà se giuste! Pensa nonna Orsola.
Intanto prega per conto suo in dialetto: “C’al Signur al ma giütia a ess giüsta, ca possia servì a vargott in famiglia e ai mei visin!”
FRATELLI E SORELLE IN CRISTO PREGATE AFFINCHÈ IL DEMONIO …
Però! Pure i riformati hanno paura del Demonio, il presidente della lodevole Radunanza è uno di loro. In egual modo pregano in chiesa per essere salvati da Satana. Me l’ha detto Pietro.
Proprio lì davanti a lei è seduta donna Lorenza Michaela Zala che si sfrega prima le mani gelide, quindi se le mette sotto lo scialle di lana.
Ha sempre tenuto la Maria Ada in bon concetto, pensa nonna Orsola. Lorenza dichiarò inoltre: che al padre delle Cozze dicevano “Cozzasc”, che la sorella più giovane di Maria fuggì fuori dal paese in quell’anno che fu catturato lo zio Giovanni Ada qual strione, che però fu chiappata e perché piccola licenziata e che si levò dal paese, come una strega la quale haveva voluto insegnare ad altri figlie e si discorreva havesse imparato fori di detto zio Giovanni tal arte.
Non sa ricordarsi delle rovine cadute nei Zaloni nel 1750, perché ne vengano tante e forti. Di quella gran tempesta caduta nell’anno 1746 … , ma che non sa esprimerli, per essere quella volta tutto restato confuso.
Nonna Orsola pensò che fossero tutte cose già sentite e conosciute, che per questa catastrofe, la distruzione degli Zaloni, pure altri erano stati sospettati prima. Donna Lorenza ha semplicemente raccontato quanto tutti sapevano. La miccia però questa volta avrebbe potuto prender fuoco!
ET DE PLENITUDINE EIUS NOS OMNES ACCEPIMUS, ET GRATIAM PRO GRATIA. (E dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto grazia su grazia)
Perché ogni qualvolta non capiamo una cosa, pensiamo sia Dio e quando questa è cattiva, pensiamo sia l’arte del Diavolo o della sua lunga mano tramite una strega? E se abbiamo ricevuto la grazia da parte di Dio di chi dovremmo aver paura? Si chiese nonna Orsola.
Uscendo dalla chiesa passa l’acqua santa a un giovane di Campascio, Agostino Bottone, che ha dichiarato: che il sospetto esisteva per tutte le sorelle Cozze e che già suo padre diceva che gli rincresceva di dover morire prima che dalla casa di queste sorelle non ne venissero prelevate alcune. Di Maria inoltre, disse che se incominciava a parlare con qualche d’uno aveva un modo che si discorreva di tutti… e ricorda i fieni marciti nel 1750.
Fuori dalla porta della chiesa nonna Orsola è riverita da molte persone. “Come state, cosa fate, è vero che i nipotini, ho sentito che Pietro… !” Risponde sempre con garbo ma la sua mente è lontana. Ha appena visto e salutato l’officiale Benedetto Bonguglielmo il quale ha deposto: che conosce la sorella di Maria, l’Agnes, con la quale, da piccolo, è andato alla scola del Signor Capellano a Brusio tra il 1704 e 1708, che a quei tempi detta Agnes pareva sana di corpo e di mente e che ha conosciuto pure il “barba” di dette Cozze ormai morto sul Cremonese.
Ecco, pensa nonna Orsola, finalmente uno che sta ai fatti.
Pure Donna Giovanna, è stata a quanto sapeva direttamente o conosceva di persona.
Il giorno in cui si sposò nella chiesa di S. Carlo, andando in su per detta V. Chiesa, essa Agnes [la sorella di Maria] li vicino al lavello dell’acqua santa, cavatasi le salvo honori (s.h) scarpe mi vensero dietro; onde non poteva avere il suo cervello a segno, avendo ciò fatto!
La nomina di Pietro Ada, il padre, era che fosse un buon uomo e aggiungeva che se io dovessi qui morire, non posso dire altro, salvo che le ho conosciute [le sorelle Ada] tutte per femine buone e esemplari: salvo che nelli suoi interessi sono femine che guardano bene il fatto suo; questo è quanto posso dire e giurare e non posso dire altro.
Nonna Orsola si chiese cosa se ne potesse trarre da simili opinioni. Come con decine di altre ancora: chi ricorda le alluvioni, gli scoscendimenti, i bambini morti, di cose dovute per caso o al “destino”, di polverine strane, del volto storto e torvo di Maria Ada, chi dei modi delle sue sorelle, del loro zio stregone, delle loro nonne streghe. Per non parlare delle famiglie del Meschino dove si sarebbero svolti gli insegnamenti di stregoneria a Maddalena e questa alla Domenighin dei Rampi, di cui aveva, pochi giorni fa, sentito il riassunto.
Tornando a casa pregò il Signore, che oltre al senso di giustizia, desse pure il sentimento di pietà ai giudici incaricati a misurare un’eventuale pena per Maria Ada.
La famiglia di nonna Orsola si raccolse attorno al tavolo per il pranzo preparato da Domenica e dopo aver reso grazie a Dio, si misero tutti silenziosamente a mangiare. Non c’era il solito trambusto della domenica. Pure il cane; grattava la porta per entrare, ma nessuno gli dette ascolto.
Nel pomeriggio, nella stüa riscaldata, nonna Orsola si mise davanti alla finestra a cucire su di un tavolino. Stava un po’ curva in avanti, un vizio che ha sempre avuto per avvicinarsi alle cose: per vederle e per capirle meglio.
La notte, prima di addormentarsi chiese a suo marito: “Pietro, ma chi ha introdotto per primo i processi alle streghe?”
“Le streghe sono state perseguitate da secoli, ma l’impulso maggiore, si ritiene, l’abbia dato la Bolla di Innocenzo VIII. Alcuni anni prima del 1500: quindi la valanga è partita, dappertutto! Anche nei paesi protestanti”, rispose il nonno.
“Pietro, ma tu hai paura del Diavolo?” sussurrò la nonna.
“No, ho paura solo degli uomini! Ora dormi, Ursulina!”
Si addormentarono. La grande mano callosa di Pietro teneva ancor stretta la piccola mano affusolata, un po’ sciupata dal tempo, della sua Orsolina!
(continua)
Nella prossima puntata
Le opinioni e le vicende funeste messe in relazione con Maria Ada non potrebbero essere date solamente dal fatto che uno non se le sa spiegare? Intanto però Maria Ada è sotto processo, e la cosa – per lei – non promette bene.
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