Come andrà avanti il processo?

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La fine della Stria Cozza: quinta puntata
Le opinioni e le vicende funeste messe in relazione con Maria Ada non potrebbero essere date solamente dal fatto che uno non se le sa spiegare? Intanto però Maria Ada è sotto processo, e la cosa – per lei – non promette bene.

 

I dialoghi e l’ambientazione degli stessi, come pure i narratori, sono inventati. I fatti raccontati inerenti al processo come pure i nomi delle persone coinvolte nello stesso, al contrario, sono quelli citati e ripresi dagli atti processuali.
Quanto scritto in corsivo rappresenta il testo originale o il suo contenuto. Vedi processo Criminale contro Maria Ada, la Cozza per stregoneria a Poschiavo nel 1753 31.1/29.3 riportato dal Giudice Federale Gaudenzio Olgiati.


1753, seconda metà di febbraio.

Un lungo lamento lacera la pace del riposo, poi un altro ancora. Lunghissimo. Un rumore cupo accompagnato dal fracasso di catene strattonate. Il più piccolo della famiglia si mette a strillare, mamma Domenica si sveglia e subito lo soccorre. Michele si stira, brontola e sbuffa fra sé  e sé. Nonno Pietro si lamenta di non aver sentito la campana dell’Ave Maria. Nonna Orsola allunga il collo verso i vetri della finestra coperti dai fiori di ghiaccio per capire quanto sia giovane il giorno. I due fratelli più grandicelli già urlano: “La neve, la neve! Che bello!”
“Già, una di quelle belle nevicate che ti rimandano tutto di alcune settimane!”, si lamenta Michele.
Poco dopo si sente il badile grattare rumorosamente contro lo sterrato. Nonno Pietro, si è appena infilato degli zoccoli di salice, ringrazia il genero per il lavoro che ha appena iniziato dicendogli, che questa mattina mungerà lui stesso le mucche.
Peccato, la campagna era già partita bene. Sotto i muri, al sole, già si vedono i denti di leone, di cui la famiglia ne è ghiotta. Oggi, le foglie croccanti e seghettate sono nascoste dalla neve.

 

Sulla superficie bianca del piazzale di casa, colpiscono le piume nere di un merlo maschio sparse in modo disordinato, le sue viscere sfatte e, attorno, tracce vermiglie del suo sangue.
Dalle orme circostanti, si capisce che un gatto ha pasteggiato. Sarà stato affamato, pensa nonno Pietro uscendo dalla stalla, però, sa pure di presagio.
Quante volte i gattacci sono stati visti come travestimenti del… No! È solo un gatto affamato e basta! Pietro scrolla infine la testa e rientra in casa, non prima di aver nascosto il tutto sotto il letame che aveva appena tolto dalla stalla.
Di questa faccenda ne parla però a nonna Orsola, poco prima di sedersi a tavola per la colazione. “Una giornata andata in fumo, per quanto riguarda la campagna, ma che possiamo comunque sfruttare per fare molte cose”, dice nonno Pietro. “Oggi, aggiusto le scarpe di tutta la famiglia. Prima di uscire da casa, fatemele ispezionare. Nel frattempo potete usare quelle della festa: le ho già controllate.”
Michele avrebbe spaccato la legna sotto la tettoia vicino al fienile, Domenica sarebbe andata con i propri figli da una vicina di casa, una sarta, per imparare a tagliare la stoffa per farne dei pantaloni. Le avrebbe reso più tardi il favore. In altro modo.
Nonna Orsola, già indaffarata, si è piazzata vicino alla finestra con una pila di panni da cucire e rammendare alla bell’e meglio. Suo marito, lì vicino, si è piazzato con gli attrezzi da ciabattino: la lesina, il punteruolo, il trincetto, una raspa, il martello con la testa piatta, le forbici, le tenaglie ed il triplice incudine in ferro. Tutto è ben disteso per terra.
In mezzo a tutta questa esposizione di attrezzi ha installato un bel ceppo di legno rivolto in alto, come tavolo da lavoro.
“Che mi dicevi dei segni premonitori?” chiede la nonna. Non sei il tipo, di solito. Ti ha preso la vicenda di Maria Ada? Il lamento, il muggito di una mucca, le catene strattonate, poi il gatto che mangia il merlo, il sangue e le interiora! Quanti sono i felini stati presi per un travestimento del Diavolo!”
“Proprio tu, vieni a dirmelo? Suvvia, Orsola! Pensa un po’! Alle vacche da latte dolevano le mammelle poiché non le abbiamo munte in tempo. Ci siamo purtroppo addormentati a causa della neve che attutisce i suoni. Le mucche strattonavano le catene, solo per liberarsi. Il gatto, poveraccio, non poteva andar per topi nei prati perché innevati. Ha cercato quindi sugli alberi e sotto la tettoia delle galline. Ha semplicemente avuto fortuna a trovare una preda.
Per finire: non credo che fatti così distanti tra di loro, come quelli di questa mattina, abbiano a che fare con Maria Ada. Cosa ti salta in mente! Sono però d’accordo con te, se non si ragiona e ci si lascia prendere dalle emozioni, molto diventa possibile! E le opinioni e le vicende funeste messe in relazione con Maria Ada, non potrebbero essere date solamente dal fatto che uno non se le sa spiegare? Come mai ci chiediamo sempre il perché le cose avvengono al posto invece di capire come queste funzionano?”
La nonna sorride e si rimette a cucire. Più tardi chiede: ”Dimmi, come pensi vada a finire questa storia? Parliamone ora. Forza, siamo qui da soli, nessuno ci sente!”
“È vero, ci ho pensato parecchio in questi giorni”, dice nonno Pietro: “Maria Ada e le sue sorelle hanno la pecca di aver avuto non solo uno zio stregone, anzi, pure la nonna è stata giustiziata per strega: per non parlare di altre sei persone della parentela più stretta. Sarà facile per i giudici dedurne una grande affinità: solo da questo profilo. Le Ade, paragonate ad altri, non stanno male. Sono molto laboriose e possono permettersi una serva come Madalena. Si parlava pure di un’eventuale adozione della stessa, prima di licenziarla. A suo padre, l’Albert, la faccenda sarebbe interessata, anche se da interrogato risulta di non averlo mai preteso. Hai mai pensato che, rimaste sole, un fratello morto e un disperso, al loro decesso, Madalena sarebbe stata, in quel caso, la futura erede?”
“Le pensi proprio tutte, Pietro”, lo ferma nonna Orsola.
“Mi hai chiesto di come la penso. Valuto le varie possibilità a mente fredda, anche se non sono in grado di giudicare! Le Ade inoltre, sono riuscite a far rivalsa di un prato sul quale gravava un prestito, fatto a suo tempo, dallo stesso padre di Madalena a un fratello delle Cozze. Di sicuro, il prato valeva più del prestito.”
“Se così fosse, l’Albert Triaca, avrebbe già cambiato il suo rapporto con le sorelle Ada dal momento che le stesse mandano via sua figlia dalla loro casa. Quando poi i Rampi di Miralago hanno raccontato degli insegnamenti fatti da Madalena a loro figlia Domenighin al curato di Brusio”, tesse in avanti nonna Orsola, “e quest’ultimo mette in guardia l’Albert…”
“Le condizioni per spostare il tiro su di Maria Ada ci sono tutte. Magari, dal suo punto di vista, pure in buona fede“, finisce il ragionamento il nonno.
C’è un grande silenzio.
Ogni tanto si sente raspare il cuoio e qualche colpo di martello sui chiodi da rimettere su di una scarpa consumata dal tempo.

Nonna Orsola d’un tratto toglie lo sguardo da una riparazione che sta facendo a un vecchio grembiule e sbotta: “Dio mio, che storia complicata! Lasciami ripetere! La storia non è partita da Madalena ma dai Rampi del Meschin, meglio, dalla mamma del Domenighin, di nome Caterina. Questa sorprende sua figlia fare il segno della croce per terra più volte e la stessa confessa di aver ricevuto le dovute istruzioni da Madalena. Rampi consultano quindi il curato di Brusio e questi ammonisce l’Albert che dovesse osservare dietro a detta sua figlia Madalena, mentre temeva avesse imparato tale arte di strega.”
Il nonno annuisce e dice: “È realmente andata in questo modo. A questo punto l’Albert rimbrotta e striglia la figlia la quale gli confessa di aver imparato le arti di strega da Maria Ada. Tutto questo succede un paio di anni dopo essere stata licenziata dalle Ade. È possibile che Madalena, per trovare una giustificazione del suo agire, abbia inventato una favola, frutto della sua grande fantasia di giovane ragazza e la intreccia con storie sussurrate dagli anziani. Perché? Per riuscire a spiegare l’origine della propria scienza. Facile dunque citare il nome di Maria Ada, con la quale si era bisticciata prima di lasciare il servizio e che sapeva odiata dal padre. Per non parlare del fatto che sapeva discendesse da una famiglia pregiudicata in fatto di malie.”
“Certo”, dice la nonna, “inoltre l’Albert può prestar fede alle calunnie di sua figlia in quanto portano acqua al suo mulino. Visto i vecchi rancori.“ E il nonno termina: “Grazie all’abiura concordata con il prete di Brusio e con il suggello a parte di sua Eminenza il Vescovo, riesce a togliere la figlia dal pericolo di essere considerata e processata quale strega!”
“Giusto,” dice la nonna, “mah, i giudici? Alcuni di loro hanno studiato, sono colti, hanno esperienza! Avranno anche pietà?”
“Ho paura! Dopo quaranta anni senza processi di questo genere, è probabile abbiano tema di rimettersi in gioco con delle nuove regole. Il non riverire le leggi e i modi usati dai nostri avi, potrebbe essere interpretato da parte del popolo, come segno di debolezza. I fatti del passato non sono mai stati discussi. Tanto meno criticati. Ognuno tace. Anche noi ne parliamo in gran segreto. La gente potrebbe rivolgersi contro chi presiede la giustizia e il governo. Gli equilibri non vanno turbati.
Se ragioni con la loro testa, tu che lo sai fare, devi pensare che saranno formali. Anzi, molto formali. Hai sentito come hanno interrogato la gente? Ho appreso pure che siano andati a rovistare tra i vecchi processi delle streghe imparentate con Maria Ada. Cercheranno di metterla in difficoltà rilevando contraddizioni di ogni genere. Inoltre le Ade, le Cozze, non hanno mezzi per farsi aiutare.”
“Che cosa insinui?” chiede nonna Orsola.
“Sto solamente ricordando le facilità adottate verso alcune famiglie nel passato. Vedrai, Maria Ada è una donna ferma, non farà commedie e continuerà a difendersi: fin quando sarà torturata. Sarà chiamato il maestro di giustizia, il boia, a compiere il suo lavoro“, replica il nonno, e continua: ”Lo sai che nessuno lo vuol ospitare in casa e che tirano a sorte tra i locandieri chi deve prenderselo? Troveranno tutti i pretesti immaginabili per condannarla.
Hai notato che non hanno fatto nessun accertamento sulla attendibilità delle dichiarazioni di Madalena così giovane e che ha testimoniato di aver avuto commercio carnale disonesto con il Diavolo? Eh, già! Ho paura che si metta male con la Maria Ada. In generale, non ti risulta che soprattutto, sono le donne a essere punite per stregoneria? Ti sei già chiesta come mai? Non sono forse gli uomini che hanno in mano le leve del potere? Sono nei governi, nella giustizia, nella chiesa: sapranno uscire dal loro modo di ragionare e dai loro punti di vista?“
Hai così poca fiducia nella giustizia? Ti prego, non fatti sentire da nessuno”, lo sfida nonna Orsola: ”Tutti hanno paura, dalle streghe e dalla giustizia!”
“La giustizia, per noi gente del popolo, è troppo complicata”, replica il nonno. Abbiamo leggi delle tre Leghe, di un Impero passato da secoli, della Chiesa Cattolica, del Comune.
Come facciamo a districarci? Ho paura che ce la raccontino come vogliono: un po’ in italiano e un po’ in latino. T’inondano di dettagli e di frasi scure: pescando di qua e di là. Malgrado siamo capaci di ragionare, non ce la facciamo a seguire. Tra di loro, chi giudica, chi comanda, usano il loro modo di parlare, di capirsi. Questo l’ho imparato molto bene quando ero a Venezia ma vale anche da noi. Hai visto l’immagine della Giustizia Grigionese sull’affresco della Porta Poschiavina a Tirano? Ha gli occhi ben aperti. Non bendati! Vedrai Orsolina, Maria Ada sarà rasata, controlleranno se ha dei segni, dei bolli lasciati dal Diavolo, sarà resa confusa, sarà torturata. Una e più volte. Maria Ada racconterà le cose più fantasiose e gravi possibili. Tanto per farla finita. Per i giudici, la confessione finale sarà la dimostrazione che loro sono nel giusto. Sarà bruciata o decapitata, seppellita fuori dal cimitero. Faranno pagare le spese del processo alle sue sorelle.”
“Pietro, mi fai paura. Mi devi giurare, che di questi tuoi pensieri, non ne parli a nessuno!”, prega la nonna.
“Te lo prometto! Voglio passare il resto della mia vita con te. Chissà se un giorno lontano, i nipoti dei nostri nipoti, potranno parlare liberamente anche fuori le mura domestiche e non aver paura, né delle streghe, né delle varie giustizie di chi ci guida e comanda?
Chissà se potranno assumersi la responsabilità di decisioni e azioni per resistere all’influenza di ciò che li circonda! A noi tutti, di questi tempi, non è concesso: sia ai governati sia ai governanti.”
“Nonno, nonno! Vieni a vedere cosa abbiamo costruito con la neve davanti alla casa assieme ai nostri amici”, gridano i ragazzi.
Il nonno si alza, felice di cambiare i pensieri e dice: ”Vieni Orsola. Ti farà bene. Ritorniamo bambini. Almeno per un momento.“
“Questi piccoli sono la nostra speranza: in ogni senso!” replicò nonna Orsola.

(continua)


Nella prossima puntata

Finalmente viene a galla anche la versione dell’accusata, Maria Ada. Ma conterà a qualcosa?