NO a questa revisione parziale della costituzione dei Grigioni

0
18

Una riforma, quella del 23 settembre nei Grigioni, che non dice la verità
Radio e Televisione della Svizzera Italiana hanno dedicato tempo ed attenzione alla votazione cantonale del prossimo 23 settembre nei Grigioni e, per questo, vanno certamente ringraziate.

 

Con questo articolo desidero ribadire qualche concetto già espresso in sede di dibattito per giustificare il mio NO a questa revisione parziale della Costituzione cantonale dei Grigioni.

Riforma storica: Il popolo dei Grigioni viene chiamato alle urne per modificare radicalmente l’attuale assetto istituzionale intermedio – esistente da 150 anni – quello cioè situato tra Cantone e Comuni; al posto degli attuali 11 Distretti, 14 Corporazioni regionali e 39 Circoli vengono istituite 11 Regioni che dovranno essere operative a partire dal 1 gennaio 2015. Questa riforma definita dai politici storica fa parte di un piano strategico di cambiamento di tutto l’assetto istituzionale del Cantone, lo stesso che dovrebbe sfociare nella riduzione dei Comuni a più o meno 50 unità. A questa riforma storica il Gran Consiglio ha dedicato complessivamente 6-7 ore di dibattito nella sessione di giugno 2012 (per decidere il cambiamento vero e proprio della Costituzione, in votazione il 23 settembre) e un po’più di due giorni della sessione di febbraio 2011 per discutere una serie di domande inerenti questi cambiamenti. Poco per una riforma storica ed esigue le spiegazioni che accompagnano la proposta di voto del 23 settembre (4 paginette e mezzo di un opuscoletto) all’indirizzo della popolazione. Pur tenendo conto delle prese di posizione intermedie e del lavoro delle Commissioni, questa riforma appare molto superficiale, perlomeno dal profilo parlamentare, e condotta in sordina. Non dimentichiamo che il popolo viene chiamato a votare perché, trattandosi della Costituzione cantonale, non si poteva farne a meno!!!

L’elezione da parte del popolo: L’obiettivo – dichiarato da più parti nelle discussioni e che a tenor di logica ci si doveva aspettare visto il cambiamento in questione – avrebbe dovuto essere quello della Regione forte, capace di difendere l’interesse dei Comuni di fronte al Cantone e di fare l’interesse della popolazione. Nulla di tutto ciò perché l’occhio dei partiti e si può supporre anche del Governo, è già rivolto all’eliminazione delle Regioni. Cosa resasi per me chiara nelle discussioni in Gran Consiglio e rivelatasi in tutta la sua verità nei dibattiti alla Televisione ed alla Radio. Nessuno è interessato alla costituzione di Regioni che possano veramente lavorare dato che si privano della loro prima legittimazione e cioè dell’obbligatorietà dell’elezione popolare dei suoi organi esecutivi. L’attuale Costituzione prevede che il popolo elegga il presidente o la presidente della Regione. Misura che la revisione del 23 settembre spazza via; ora, per ogni autorità con compiti pubblici rilevanti, esiste a livello costituzionale l’obbligatorietà del voto popolare. Secondo questa riforma l’ obbligatorietà di voto popolare comprenderà i membri del Parlamento, i membri del Governo, i rappresentanti grigionesi dei Parlamenti federali, i membri dei Tribunali regionali (oggi Tribunali di Distretto), le autorità municipali e altre autorità secondo gli statuti dei loro Comuni. Unici a non essere più votati dal popolo le presidenze delle Regioni e dei Circoli. Destino ovvio e segnato per i Circoli ma non per le Regioni che dovrebbero sostituirli e proprio per le quali si va a votare il 23 settembre. Cosa ci si vuol far credere???

Le fusioni comunali: sono l’obiettivo non dichiarato di questa revisione! Ci sono due riforme, quella dei Comuni e quella territoriale e l’opuscolo distribuito alla cittadinanza dice testualmente: «mentre la riforma dei comuni ha come oggetto i comuni, i comuni patriziali e gli enti incaricati della collaborazione intercomunale, la riforma territoriale si riferisce al cosiddetto livello intermedio, che comprende i distretti, le corporazioni regionali e i circoli.» In effetti esiste solo una riforma ed è quella dei Comuni poiché quella che ci viene proposta finge solo di riformare compensando l’epurazione del livello intermedio con l’istituzione delle Regioni; conferendo però loro uno statuto debole (non assegnazione dei compiti, non elezione popolare) in previsione di una massiccia fusione dei Comuni. Se avremo infatti pochi Comuni le Regioni politiche (resteranno i Tribunali regionali) potranno essere eliminate. Questa intenzione di Governo e Parlamento diventa molto chiara se pensiamo che in futuro, ci si dice (vedi opuscoletto votazione) dovranno sedere negli organi direttivi delle Regioni, esclusivamente membri dei Municipi. A parte il fatto che ciò costituirebbe un impegno gravoso per ogni municipale chiamato ad una doppia (ev. tripla) funzione, ciò significherebbe potere in poche mani, poca neutralità e meno trasparenza, cose tutte che servirebbero per finire ad eliminare il livello Regione diventato ingombrante e non necessario in vista di Comuni forti. Ma allora perché imbrogliare le carte???

Intendiamoci: non ho nulla contro le fusioni comunali e neppure nulla contri i cambiamenti in genere. Non accetto però che per strategia e opportunismo si abusi della buona fede di chi va a votare e che si cambi la nostra Magna Charta, prima di sapere quali conseguenze ciò comporterà. Infatti la Legge d’esecuzione su questi cambiamenti sarà allestita dopo la votazione e, c’è da giurarci visti i rapporti di forza in Gran Consiglio, sarà a favore di chi vuole globalizzare tutto, centro contro periferia.

 

Nicoletta Noi-Togni
Deputata in Gran Consiglio per il Circolo di Roveredo