La fine della Stria Cozza: ULTIMA PUNTATA
Cosa succederà a Caterina Zala nata Trippi e all’Albert Triacha, accusati da Maria Ada per stregoneria durante il processo?
I dialoghi e l’ambientazione degli stessi, come pure i narratori, sono inventati. I fatti raccontati inerenti al processo come pure i nomi delle persone coinvolte nello stesso, al contrario, sono quelli citati e ripresi dagli atti processuali.
Quanto scritto in corsivo rappresenta il testo originale o il suo contenuto. Vedi processo Criminale contro Maria Ada, la Cozza per stregoneria a Poschiavo nel 1753 31.1/29.3 riportato dal Giudice Federale Gaudenzio Olgiati.

La povera Caterina Zala nata Trippi, accusata assieme l’Albert Triacha da parte di Maria Ada per stregoneria, comparirà davanti alla Radunanza. Dopo lunghi interrogatori durante i quali le sono lette le accuse da parte di Maria Ada, si difende vigorosamente: “Queste son cose tutte false, falsissime e mi stupisce che mi venga fatto un torto di questa sorta. Si doveva farmi venire alla sua presenza avanti di farla morire, mentre l’avaria fatta conoscere bugiarda.”
Anche grazie alla sua età avanzata, non sarà torturata né condannata a morte. Sarà però messa al confine. Si può leggere nella lista delle spese processuali che il solito aiutante Semadeno sarà ricompensato con Lire 2 per aver portato a termine questo lavoro.
L’Albert Triacha non risulta convocato da nessuna annotazione. Mentre per lui la denuncia di Maria Ada è chiara vendetta, l’incriminazione di Caterina Zala rimane un mistero.
Sia lei che l’Albert avevano avuto famigliari coinvolti anni prima in atti di stregoneria con relativi interventi da parte della giustizia. Che fosse, inconsciamente o no, un segnale dato da Maria Ada, per porre l’accento sull’assurdità di un simile atteggiamento della legge? Oppure solo per vendette ataviche?
Non lo sapremo mai.
Sappiamo però che dopo di lei, in valle, i processi alle streghe sono terminati. Sappiamo infine che a Brusio, della stria Cozza, se ne parlava ancora una cinquantina di anni fa.
Allora? Ora conoscete la storia di Maria Ada di Campascio detta la Cozza. Bisogna incominciare però a rientrare nel nostro tempo e alle nostre abitudini. Dovrete rimettere a posto tutto quanto avete tolto per addentrarvi nella storia:
i due Comuni, la Confederazione, la ferrovia, i tralicci dell’alta tensione, l’asfalto, la galleria da Miralago a Scala, tutte le strade, le costruzioni in cemento, le automobili, i parcheggi, le discariche, i rottami, l’illuminazione notturna esterna, l’acqua corrente, gli elettrodomestici, i bagni, le toilette, i materassi, l’iPod, l’i Pad, l’iPhone, i profumi, lo shampoo, i surgelati, le giacche a vento, le scarpe impermeabili e quelle a spillo. Riportate quasi tutte le medicine, gli alberi da frutta, le banche, le assicurazioni, la posta, il registro fondiario, l’AVS, l’ospedale, la Spitex, i dentisti, i giornali, la scuola, il tanfo delle auto e degli anticrittogamici. Pure il bostrico. Riportate inoltre il “burnout”, l’aids e la pinguedine, la globalizzazione, le nostre paure e le nostre ansie.
Tutto? Vedete voi! Alcune cose sono indispensabili. Alcune meno. Altre ereditate. Poche irreversibili. Molte sono frutto di lotte di chi ci ha preceduto.
Provate a chiedervi quali sono quelle per le quali siete disposti a dare il vostro contributo per mantenerle vive! Per spirito di mantenimento delle proprie posizioni? Giammai! Per coscienza della loro importanza sulla vita comunitaria. Per consapevolezza di come anche il nostro tempo è fragile e di come ci lasciamo trasportare volentieri dalle mode del momento.
Vi ricordate il “sogno” di nonna Orsola e nonno Pietro?
“Chissà se un giorno lontano, i nipoti dei nostri nipoti, potranno parlare liberamente anche fuori le mura domestiche e non aver paura, né delle streghe, né delle varie giustizie di chi ci guida e comanda? Chissà se potranno assumersi la responsabilità di decisioni e azioni per resistere all’influenza di ciò che li circonda?”
Al momento opportuno saremo capaci di vincere il sonno della ragione?
Non posso che augurarcelo.
Roberto Nussio, Brusio, 20 luglio 2012
Dedicato a coloro che mi stimolano e correggono. Inoltre a tutti quelli che, ogni tanto, si soffermano sul passato per capire da dove veniamo, sul presente per sapere dove siamo, e si rimettono in gioco per quanto verrà.
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