Dino “Giüme” Godenzi lascia il timone del Giro del Lago
Lo aveva detto che sarebbe stata l’ultima edizione organizzata da lui. La sera della vigilia, trascorsa con il campione olimpico Viktor Röthlin, ha voluto anche essere un modo per salutarlo e ringraziarlo.
Buona presenza di pubblico, sabato 6 ottobre alle scuole comunali di Santa Maria a Poschiavo, per la serata in compagnia del maratoneta olimpico Viktor Röthlin. Gli amanti dello sport, e della corsa in particolare, non si sono lasciati sfuggire questa occasione. E l’atleta svizzero, campione europeo nel 2010, li ha ripagati. La sua è stata una conferenza interessante e divertente, ricca e dinamica.

Röthlin ha alternato il racconto di vicende legate alla sua carriera e alla sua vita da sportivo – “La mia famiglia all’inizio non era tanto entusiasta della mia scelta di dedicarmi allo sport” – a consigli per come migliorare la propria salute. Il maratoneta obwaldese, in passato spasimante senza successo di una valposchiavina, è infatti un fisioterapista diplomato. Inoltre, l’atleta di caratura internazionale che conosce la Valposchiavo per averci sostenuto dei periodi di allenamento, non ha evitato riflessioni sociali: “Il doping non riguarda solo lo sport, lo si trova in tutta la società.” Al riguardo Röthlin ha portato l’esempio di tutte quelle persone che per potenziare le proprie prestazioni lavorative fanno uso – e spesso abuso – di medicamenti.

Ma la presenza di Röthlin in Valposchiavo non si è limitata alla sera del sabato. Il giorno dopo ha diretto il riscaldamento dei ragazzi e dato il via alla gara degli adulti. “Da piccolo ho avuto la fortuna di poter correre per alcuni metri con Markus Ryffel (negli Anni 80 vincitore per ben 4 volte del Giro del Lago, ndr)”, ha commentato l’obwaldese: “Da quel fantastico giorno ho deciso che avrei fatto il corridore. Per questo ci tengo a fare il riscaldamento con i più piccoli.”
La prestigiosa partecipazione del campione olimpico è servita anche a salutare e ringraziare in modo adeguato il Patron Dino “Giüme” Godenzi. Già, perché forse non correrà 30 chilometri al giorno, ma ci vuole un fisico bestiale per organizzare per 25 anni di fila la classica della corsa locale.












