Breve diario di un breve viaggio: dati tecnici e considerazioni
Da martedì 16 a giovedì 18 ottobre ho partecipato a un viaggio di lavoro di Repower fra Campania, Puglia e Calabria… Saline Joniche per la precisione… [le FOTO]
Martedì 16 ottobre – si parte che è un bel pomeriggio d’autunno
Si parte che è un bel pomeriggio d’autunno. Poschiavo – Milano su un’automobile di Repower, la multinazionale dell’energia che ha invitato alcuni rappresentanti dei media locali, fra cui io per IL BERNINA, a un viaggio di lavoro attraverso alcuni dei suoi impianti nell’Italia meridionale.

Mi chiedo cosa si aspetta da me Repower. Prima di notte giro la domanda ai responsabili della comunicazione del gruppo nato dalle Forze Motrici Brusio. Nessuna aspettativa, semplicemente intendono mostrarci la complessità della loro attività nello Stivale. E io cerco di mostrarla a voi, care lettrici e cari lettori.
Mercoledì 17 ottobre – progetto Lagobianco: 2 & parco eolico
Un aereo di linea (“Ah, l’aereo è alluminio lucente”) ci porta da Milano a Napoli. Atterraggio e spostamento a Campolattaro in provincia di Benevento. Qui Repower sta progettando un impianto idroelettrico di regolazione della potenza di circa 600 MW. Una centrale con sistema di pompaggio proprio come quella che in Valposchiavo s’intende realizzare attraverso il Progetto Lagobianco, ma potente poco più della metà.

L’idea è la stessa: accumulare grandi quantità di energia per renderle disponibili quando richiesto. Il progetto, ancora in fase di iter autorizzativo, sembra avere l’appoggio della popolazione toccata. Lo si capisce dalle parole del presidente della Provincia di Benevento, Aniello Cimitile.

Nel pomeriggio si passa al parco eolico di Lucera in Puglia. L’impianto è entrato in funzione da circa un mese e si compone di 13 aerogeneratori da 2 MW ciascuno. Se da una parte non posso non rilevare un certo impatto ottico, dall’altra mi sorprende in positivo la silenziosità delle torri.

Giovedì 18 ottobre – eccoci a Saline Joniche
SEI, la società progetto costituita da Repower, a Saline Joniche – provincia di Reggio Calabria – vuole realizzare una centrale a carbone di ultima generazione della potenza di 1320 MW per un investimento superiore al miliardo di euro. Un impianto che – stando alla multinazionale dell’energia – contribuirebbe a rilanciare economicamente questa porzione di Calabria. Un progetto che ha destato più di una critica sia in Italia che in Svizzera. Perché una centrale a carbone?

Gli oppositori vedono in questo combustibile fossile, che in quanto tale nel giro di alcuni secoli dovrebbe esaurirsi (vedi qui), una minaccia per la salute della popolazione locale (vedi ad esempio qui). Repower afferma che ci saranno emissioni inferiori alla metà dei limiti di legge, grazie – fra l’altro – al trasporto del carbone dalla nave alla terraferma all’interno di circuiti chiusi. Ed è proprio la questione legata a possibili malattie ad impensierire un ragazzo che incontro al porto.

Prima chiede se la centrale si farà, accenna a eventuali posti di lavoro, poi dice che tanto in paese sono tutti contro. Gli chiedo perché. Mi fa capire che hanno paura di ammalarsi. Chiedo a un altro ragazzo lì presente, cosa ne pensa lui della centrale progettata da Repower. Mi risponde che ci deve riflettere. Insomma, da una parte la speranza del lavoro, Repower dice di aver già ricevuto circa 1000 candidature spontanee per l’impianto di Saline Joniche, dall’altra il timore di malattie.

A giudicare da alcune scritte sui muri, la popolazione non sembra tuttavia essere tutta contro. Renato Vitetta, console onorario svizzero in Calabria, conferma questa impressione. Secondo lui parte della gente è favorevole.

E io cosa penso? Non ho le competenze tecniche per valutare il progetto, che sia da un punto di vista economico o da uno ambientale o salutare. Sono troppo poco informato per fare affermazioni su infiltrazioni mafiose, su condizioni di lavoro delle persone che estraggono il carbone, sulla posizione del Cantone dei Grigioni, azionista di Repower, eccetera eccetera. So che in questi giorni ho visto la realtà attraverso gli occhi di Repower. So che mi serve un’altra chiave di lettura.

Se vediamo la società come “sistema totale” composto da diversi sistemi, allora capiamo che Repower è un’organizzazione che opera all’interno del sistema economico, dove le azioni sono finalizzate alla realizzazione di guadagno. Al sistema politico tocca verificare se tali azioni avvengono entro i limiti consentiti dalle leggi e – se necessario – intervenire per farli osservare. A questo proposito va detto che il progetto di SEI si trova ancora in fase di iter autorizzativo. Al sistema politico spetta pure la tutela dei cittadini.
Quindi, se le intenzioni di Repower sono fuori luogo, sta al sistema politico dirlo. Poi ci sono sociologi che sostengono che il sistema economico sta schiacciando il sistema politico, ma questo è un altro discorso.
Altre foto dello stabilimento di Saline Joniche
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