Istruttiva ma unilaterale

0
12

Serata sui grandi predatori
Venerdì 23 novembre la sala del Rio era stracolma. La maggior parte del pubblico era schierata a favore di un’eliminazione radicale del problema orso e non aspettava altro che conferme per il proprio punto di vista.

Le ha senz’altro ottenute in una serata in cui fin dal principio si sapeva che i relatori avrebbero esternato opinioni unilaterali. È stato un incontro istruttivo, anche se all’autoreferenza personalmente preferisco il suono di più campane. La concertazione tra valposchiavini e gruppi trentini e piemontesi mi è sembrata vagamente carbonara, ma posso capire lo spirito d’intesa.

A un certo momento dal fondo della sala è pervenuta una voce femminile fuori dal coro che ha obiettato che non sussistono particolari pericoli per le comunità che in Europa convivono con l’orso. La giornalista, forse per un tono troppo appassionato, è stata subito soverchiata dai pareri contrari. Ho temuto per un attimo che la discussione potesse degenerare nella polemica. Come stanno le cose in realtà?

Nella nutrita documentazione registrata in rete effettivamente non si riscontrano indici di pericolosità significativi. Se facciamo un confronto di rischiosità, si direbbe che le minacce nella vita quotidiana siano spesso più rilevanti. Sempre stando alle statistiche più diffuse, l’aliquota di bestiame che un allevatore perde negli anni a causa di malattie o incidenti non pare molto intaccata dai grandi predatori. La realtà tratteggiata al Rio, che poi è quella di cui rende conto il sito www.ruralpini.it, è alquanto differente. Il pericolo generale dell’orso è stato identificato come allarme rosso. I resoconti parlano di perdite ingenti e sul sito non mancano immagini drammatiche.

Poiché non ho motivo di dubitare delle competenze messe in campo dagli intervenuti, devo trarre una prima conclusione: o le autorità di varie nazioni sanno benissimo come stanno le cose e non lo dicono (“Un businness per pochi” recitava una slide dei relatori), oppure il gruppo d’intervento ha drammatizzato oltre il dovuto. Una dualità imbarazzante; si oscilla tra Joghi e Predator. Eppure, la Valposchiavo avrebbe un gran bisogno di chiarezza, non essendo avvezza alla presenza di un plantigrado. Chiarezza non significa ancora sicurezza, ma è già qualcosa.

Salto a pié pari ogni disquisizione sul fatto che la Valposchiavo non sia l’ecosistema dell’orso, dato che ciò è in sé inconcludente e dato che mi sono già espresso in proposito (leggi qui). Al di là di simili considerazioni ideologiche, è la normativa internazionale sulla vita selvatica uno dei veri fulcri della faccenda. L’avvocato Pianta ha illustrato la genesi della Convenzione di Berna che protegge ogni orso classificato come non pericoloso. In passato i tentativi di far valere le riserve sull’accordo sono stati rimbalzati con vigore, in primis dalla stessa Confederazione. Pianta afferma che oggi ci sono appigli per modificare tale legislazione. Staremo a vedere. Non mi pare comunque una questione superabile in un batter d’occhio.

Nel frattempo il Podestà Della Vedova è tra due fuochi: gli obblighi normativi da un lato e la pressione popolare dall’altro. Per quel che conta, intuisco il suo disorientamento quando afferma (ad es. Südostschweiz, 24 novembre) che non comprende perché la soppressione di M13 debba per forza significare che i valposchiavini non sappiano convivere con esso. Così, il Comune si attende ancora qualcosa dal Cantone, mentre quest’ultimo, dopo due visite, ritiene di aver fatto la sua parte. Il risultato di questa mutua panne è evidente: attendismo.

Potremmo allora prefigurare due eventi estremi sfortunati: un bel giorno l’orso per difesa aggredisce una persona oppure, viceversa, qualcuno lo fredda in circostanze oscure, affermando di essere stato costretto a sparare. In un caso come nell’altro M13 sarebbe morto. Fine del problema? Una situazione che precipita mette sempre in mostra un mancato controllo. L’effetto sull’immagine della Valposchiavo sarebbe rovinoso, a danno di tutti noi. Forse alla prossima predazione o intrusione per M13 sarà sentenza di morte; a quel punto il problema si sposterebbe però su eventuali nuovi arrivi. Comunque la si rigiri, l’attendismo aggiunge rischio a rischio.

A proposito di circostanze oscure, mi permetto di affermare che chi durante la serata ha giustificato i bocconi avvelenati destinati a M13 si è espresso in modo inaccettabile. Comportarsi così significa fare giustizia da sé, mettendo a repentaglio la vita di altri animali. È un chiaro illecito penale. Mi chiedo inoltre se avere comprensione nel corso di una serata pubblica (definita “oggettivamente divulgativa”) per un simile atteggiamento non rasenti l’apologia di reato. Non voglio comunque estremizzare a mia volta, specie considerando i problemi gravi che il relatore italiano in oggetto ha dovuto subire e ha comunque ben esposto.

Dall’evento informativo mi sarei aspettato comunque meno inclinazioni aneddotiche e più informazioni sulla difesa personale. Questioni del tipo: non guardare l’orso negli occhi, portarsi appresso uno spray urticante (a quanto pare efficacissimo), non volgere le spalle, non fare scatti, ecc. Sarebbe stato più utile che venire a conoscenza della “lotta in prossimità di un supermercato tra un lupo e un cinghiale”. In quanto ai risarcimenti, la condizione assicurativa italiana è disastrosa; quella svizzera è al confronto su un altro pianeta. Il che, sia chiaro, non compensa l’eventuale perdita affettiva.

La gente di montagna accusa i fautori delle normative di osservare con lenti cittadine. Così, chi sta dietro la scrivania dell’ufficio non comprenderebbe le difficoltà di chi calza gli scarponi. Secondo me c’è del vero in questa critica. Per altri versi, bisogna ricordare che la disciplina ambientale ha una ragion d’essere, è internazionalmente condivisa e concerne spazi enormi. Con questo voglio dire che pretendere di imporre le proprie esigenze locali senza rispettare il quadro generale si rivela controproducente. Una questione di atteggiamenti e diplomazia, ma tutt’altro che trascurabile, secondo me.

In qualità di persona con retaggi cittadini non ho alcuna competenza in materia di allevamento e di relazione stretta con l’ambiente montano. Ma qui sta verificandosi un fenomeno tipicamente cittadino: la formazione di due partiti con tanto di propaganda, quello pro-orso e quello contro-orso. Credo che questa tendenza possa solo portare acredine, senza alleviare la paura dei valposchiavini. Le consulenze e la cooperazione sono sempre auspicabili e sono indicate dalla stessa Convenzione di Berna. Il gruppo invitato al Rio, grazie al Prof. Corti di Milano, ha reso nel complesso un servizio utile, anche solo per lo stimolo generato. Ma è ovvio che non ci sia stata par condicio informativa. Il problema resta, soprattutto perché è ancora poco affrontato.

 

Roberto Weitnauer

 

Per approfondire: