Non si può svendere la natura

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Cornelia Müller su ambiente e progetti Repower
Intervista di Annalisa Ucci, redattrice di “bMagazine” (la rivista online di Benevento – Campania, Italia). L’intervistata si assume la responsabilità dei contenuti. Buona lettura. La Redazione

 

Come avvio d’intervista, le chiedo, gentilmente di presentarsi…
Il mio nome è Cornelia Mueller, abito nella casa materna a Poschiavo, Svizzera, e sono artista e ambientalista. Ho organizzato dal 1999 al 2012 il Festival UNCOOL che si dedicava al jazz, alla musica improvvisata ed etnica. Era anche accompagnato da arte in varie forme d’espressione. Ci tengo ad agire responsabilmente e in armonia con l’ambiente.


Di cosa si occupa?
In atto ho vari progetti. Fra l’altro gestisco Artisti in Residenza a Poschiavo per sostenere uno scambio artistico – musicale fra il mondo e Poschiavo. Vedi www.uncool.ch.

Porto di Saline Ioniche

 

Conosce la Repower? Come la conosce?
Conosco la Repower perché ha la sede principale a Poschiavo. È l’unica ditta grossa a Poschiavo e conseguentemente il Comune di Poschiavo è finanziariamente dipendente da lei. Repower è anche dominante nel Cantone dei Grigioni.

Nel 1997 il popolo poschiavino ha dovuto votare sulla riversione a seguito della scadenza delle concessioni riguardanti l’utilizzazione delle forze idriche. In seguito mi sono interessata dei loro progetti. Il progetto di allora prevedeva un impianto idroelettrico a pompaggio con un bacino nuovo sotterraneo a Cavaglia. Il nuovo progetto di pompaggio approvato dalla popolazione locale nel 2011 prevede un collegamento idrico sotterraneo di due laghi accumulatori tramite una galleria lunga più di 20 km, larga 5 – 6 metri e più di 1200 metri di differenza in quota. Questo progetto di pompaggio Lago Bianco ha un budget minimo di 1,5 miliardi di franchi (1,24 miliardi di euro) per 1000 MW.

La Repower ha anche sostenuto il festival in diversi anni della sua esistenza. Questo sostegno non ha cambiato la mia opinione nei confronti del progetto Lago Bianco perché il progetto prevede di captare l’acqua in una zona attribuita all’Inventario federale dei paesaggi, siti e monumenti naturali d’importanza nazionale (IFP) e in più utilizzerebbe uno degli ultimi ruscelli fin ora non sfruttati. Ciò distruggerebbe un ambiente molto bello di alta montagna. In più Repower ha fatto un’indagine sulle sorgenti esistenti sul versante della galleria prevista che, a mio avviso, potrebbero essere danneggiate.

Non si può svendere la natura usando una tale tattica. Repower spende nel Cantone dei Grigioni circa un milione di franchi (830’000 euro) per sponsoring. Promette anche delle misure di compensazione in cambio dello sfruttamento che però non bilanciano mai i danni. SEI, l’impresa affiliata della Repower ha anche oliato alcune persone affinché si esprimessero a favore di un suo progetto per la realizzazione di una centrale a carbone in Calabria, durante una protesta No Carbone a Coira (Grigioni, Svizzera). Lo stesso progetto di una centrale a carbone a Saline Ioniche trova un’opposizione fortissima nell’Area Grecanica e anche in Svizzera con Zukunft statt Kohle – Futuro invece di Carbone.

Porto di Saline Ioniche

 

Che opinione ha della Repower?
È una ditta che produce energia elettrica e soprattutto commercia l’energia elettrica nel mercato europeo. 80% della ditta è pubblica sia direttamente, sia indirettamente tramite altre ditte d’energia elettrica che sono interamente o in parte nel pubblico. Il Cantone dei Grigioni è azionario principale con 46%. Però il Cantone dei Grigioni non assume la sua responsabilità quando dovrebbe controllare la Repower. Ultimo esempio è la decisione del governo grigionese di sostenere Repower nella costruzione della centrale a carbone a Saline Ioniche – cosa mai realizzabile in Svizzera a causa dell’inquinamento e dell’effetto serra che provoca!

La Repower è piuttosto una piccola ditta nel business energetico con 600 GWh di energia idroelettrica grigionese e meno di un miliardo di valore in impianti. Sembra assurdo che Repower vuole investire in tutti questi progetti giganteschi e ad alto rischio: se uno di questi impianti progettati non dovesse rendere, rischierebbe il fallimento della ditta e conseguentemente metterebbe il Comune di Poschiavo e il Cantone dei Grigioni in grande difficoltà.


Come ha saputo del progetto che la Repower vorrebbe realizzare a Benevento?
Sono stata informata direttamente dagli ambientalisti europei sul progetto centrale a carbone a Saline Ioniche che è diventato il progetto più criticato e discusso nei media grigionesi dove si è proposto che il governo grigionese come azionario principale della Repower proibisca una centrale a carbone in Italia – ma purtroppo non si è verificato. Chiaramente si incomincia a interessarsi di altri progetti della Repower. Recentemente ho appreso tramite il sito bmagazine.it del progetto idroelettrico a pompaggio a Campolattaro che era per tanto tempo stato nascosto all’opinione pubblica in Svizzera. Nei media si parla da pochi giorni di questo impianto perché la Repower ha invitato dei giornalisti svizzeri a fare un sopralluogo in Italia come pubblicità per farci credere che non tutti i progetti hanno un impatto ambientale da respingere… Penso che abbiamo a che fare con una tattica d’informazione manipolata: l’informazione è unilaterale e diffamatoria verso la gente e le organizzazioni che non sono in favore dei singoli progetti della Repower. È un peccato enorme che ancora oggi nel 21esimo secolo ditte come la Repower non si assumano la responsabilità e il rispetto verso l’ambiente, ma perseguano i loro interessi indipendentemente dai danni provocati.

Mare a Saline Ioniche. Banchina d’approdo per navi.

 

Che valutazioni dà del progetto del Parco delle 4 acque?
Al momento non riesco a valutare il progetto del Parco delle Quattro Acque perché non ho visto il rapporto tecnico e il progetto in dettaglio. Si tratta anche di un impianto a pompaggio – la galleria di circa 12.2 km a Benevento è 1.6 volte più corta e la produzione di 600 GWh è 1.6 volte meno potente rispetto all’impianto progettato nella Valposchiavo (misure prese dal sito repower.com). E come a Poschiavo gli interventi toccano delle aree protette di valore paesaggistico e ambientalistico e captano probabilmente delle sorgenti con un effetto devastante imprevedibile.

L’energia idroelettrica è vista come un’energia pulita – lo è specialmente in confronto al carbone o al nucleare. Ma l’impatto ambientale è comunque forte poiché l’acqua viene tolta dal ruscello, dal fiume, dal lago, dalla falda dove poi manca sensibilmente. Nel sistema di pompaggio si produce circa 25% meno energia perché quel quarto della produzione serve per pompare. L’impianto a pompaggio può solamente rendere quando l’energia per pompare è a buon mercato e l’energia prodotta ha un prezzo elevato perché è venduta durante le ore di massima ricerca e consumo d’energia elettrica. Oggi l’energia elettrica a buon mercato è quell’energia di banda come l’energia atomica o a carbone. L’energia di un impianto a pompaggio non è più pulita ma contaminata. Si parla di raffinare l’energia inquinante rendendola apparentemente pulita e costosa.

Simile all’impianto a pompaggio a Poschiavo, l’impianto a pompaggio a Campolattaro è strettamente collegato con il progetto della centrale a carbone a Saline Ioniche che garantisce una disponibilità d’energia elettrica di banda a buon mercato per pompare. Senza una differenza accentuata del prezzo dell’energia elettrica fra pompaggio e produzione, l’impianto a pompaggio non rende.

Si apprende dalla stampa che gli impianti idroelettrici a pompaggio probabilmente non renderanno in un futuro mercato d’energia. Il direttore Tuomo Hatakka della ditta d’energia elettrica tedesca Vattenfall si esprime molto scetticamente sulla redditività degli impianti idroelettrici a pompaggio riferendosi agli impianti esistenti tedeschi di cui Vattenfall possiede la maggioranza. “La redditività degli impianti idroelettrici a pompaggio si è purtroppo rivelata drasticamente negativa. Si è creata una situazione paradossale: abbiamo bisogno degli accumulatori per essere in grado di pareggiare le fluttuazioni delle energie rinnovabili. Ma non vuol dire che l’attività rende. Nel passato gli accumulatori a pompaggio hanno usufruito dell’energia a buon mercato di notte per pompare l’acqua in alto, che poi viene rilasciata intorno a mezzogiorno dai laghi accumulatori per produrre energia elettrica a prezzi più elevati. Questo sistema rende sempre di meno perché l’energia solare alimenta la rete intorno a mezzogiorno e deprime i prezzi. Con venti forti la situazione è simile. Al momento non vedo come possiamo ristabilire in forza propria e a lungo termine la redditività su questo sfondo di sviluppo. Modernizzazione, investimenti elevati, riparazioni – tutto costa parecchi soldi. Non sono sicuro se, e come, possiamo gestire tutti i nostri impianti a pompaggio nel futuro.”

(http://www.fr-online.de/wirtschaft/interview–das-wachstum-bringen-die-erneuerbaren-,1472780,17255772.html)

L’Italia investe fortemente in energia solare ed eolica e si posiziona con le energie rinnovabili vicino alla Germania. Non è sbagliato pensare che un impianto a pompaggio avrà le stesse difficolta di redditività in Italia come in Germania e si deve temere che l’impianto a Campolattaro non farà altro che distruggere delle sorgenti… Il periodo d’ammortizzazione (la durata delle concessioni) del progetto Lago Bianco a Poschiavo è di 80 anni! Semplicemente non è da prevedere quale sarà la tecnologia di accumulazione più efficiente e adatta già nel giro di pochi anni e quanti accumulatori saranno poi necessari. Lo sviluppo è tremendo! In Svizzera le ditte d’energia elettrica chiedono sovvenzioni statali perché apprendono che gli impianti a pompaggio (già in funzione o in costruzione) non possono essere ammortizzati.

Misure di compensazione per l’impatto ambientale dell’impianto a pompaggio, come valorizzare la zona turisticamente con parchi, terme, architettura e archeologia possono sempre essere realizzate senza la Repower, senza il rischio finanziario e la distruzione dell’ambiente che porta un impianto a pompaggio. Si possono trovare i fondi altrove.

Mare a Saline Ioniche. Banchina d’approdo per navi.

 

Nel commento all’articolo, lei ha scritto: “senza un elettrodotto ad alta tensione l’impianto a pompaggio non è interessante”. Potrebbe spiegarci perché?
Per la distribuzione dell’energia elettrica servono elettrodotti potenti. Parecchi anni fa la Repower ha installato una rete ad alta tensione che attraversa la Valposchiavo ed è indispensabile per il progetto di pompaggio Lago Bianco. La vecchia rete sarebbe stata troppo debole per diffondere l’energia elettrica nell’ambito europeo – esportazione per l’Italia, distribuzione per il mercato svizzero…


Quali rischi, secondo lei, ci sarebbero?
Come spiegato prima la redditività di un impianto a pompaggio dipende dalla differenza di prezzo per pompare e produrre. Si deve riuscire a produrre e vendere l’energia elettrica quando è ricercata e a prezzo alto per coprire le spese di pompaggio. L’energia solare che è più efficiente a mezzogiorno durante le ore di massimo consumo abbassa il prezzo e conseguentemente la differenza fra energia a buon mercato ed energia preziosa diminuisce. La redditività dell’energia pompata si riduce. Nel caso più disastroso si rischia il fallimento dell’impianto a pompaggio e magari anche della ditta.

Un altro aspetto riguarda l’energia atomica che come si sa, da Chernobyl e Fukushima, porta un rischio tremendo per la salute a lunga scadenza, in più in Europa non si sa ancora, dopo decenni di anni di ricerca che cosa fare con le scorie radioattive accumulate. Le centrali nucleari sono una minaccia permanente e perciò sembra irresponsabile usufruire di questa tecnologia. Però l’energia atomica è un’energia di banda e a buon mercato, come anche il carbone, perché in pratica l’inquinamento continuo non è calcolato nel prezzo e neanche l’eliminazione finale dei rifiuti radioattivi… Per utilizzare l’energia elettrica a buon mercato, si attinge a queste forme nocive e pericolose di produzione.

Impianti a pompaggio servono alle centrali a carbone e alle centrali nucleari che producono energia di banda (produzione costante). Se si realizzasse il progetto di pompaggio a Campolattaro, servirebbe alla realizzazione della centrale a carbone a Saline Ioniche in Calabria che inquinerebbe, contribuirebbe parecchio all’effetto serra e all’aumento della temperatura globale.

In Svizzera Repower afferma che i progetti all’estero aumentano l’afflusso dei redditi nei Grigioni. Sarebbero soldi che non restano alla gente di Benevento. In più in Svizzera non sarebbe più fattibile trasformare un avvallamento in un lago. È umiliante che una ditta svizzera faccia profitti in Italia distruggendo l’ambiente a Saline Ioniche e a Campolattaro.

Pantani di Saline Joniche / Oasi naturale.

 

Parliamo più strettamente dell’ambiente: quali saranno i rischi?
Chiaramente un impianto a pompaggio ha sempre un impatto ambientale perché sfrutta le acque che poi non scorrono più nei loro letti naturali – si lascia solo scorrere delle acque residue.

Il pompaggio permette un riciclaggio delle acque che si dimostra visibilmente nelle quote dei rispettivi laghi, che possono variare considerevolmente (parecchi metri) al giorno. I laghi non si potrebbero più sfruttare per altre esigenze (bagno, agricoltura) e con il cambiamento di clima che sicuramente è sentito anche a Benevento, la disponibilità dell’acqua può diventare un problema non da sottovalutare, soprattutto se le sorgenti fossero captate. La Valposchiavo è ricca d’acqua anche grazie ai ghiacciai che al momento si sciolgono ad una velocità pazzesca e che con le loro acque alimentano i laghi di accumulazione. Non si sa come saremmo combinati fra 30 anni quando il ghiacciaio del Palü e del Cambrena non ci saranno più – ci sarà abbastanza acqua per le centrali idroelettriche? Ci sarà abbastanza acqua piovana?

In principio si potrebbe alimentare l’impianto a pompaggio con elettricità proveniente dagli impianti solari ed eolici, ma finora, e anche in futuro, si sfrutta soprattutto l’energia nucleare, a carbone e altre fonti fossili finché sono disponibili, perché è l’energia più a buon mercato. Se Repower afferma che la centrale a Campolattaro sia una batteria per l’energia verde, si dovrebbe chiedere un contratto che la obbliga ad usare esclusivamente l’energia dalle risorse rinnovabili. Temo che la Repower non firmi un tale contratto e che l’uso di energie fossili e nucleari sia decisivo per il pompaggio. Sarebbe completamente ingenuo credere ad una pura coincidenza che la Repower persegua contemporaneamente dei progetti giganteschi: impianti a pompaggio e centrali a carbone.

Pantani di Saline Joniche / Oasi naturale.

 

Uno dei promotori del progetto ha sostenuto ironicamente che “non si può tornare alle candele”… Cosa ne pensa di questa affermazione?
Lo sviluppo di oggi nel campo di produzione d’energia elettrica è molto innovativo e promettente – l’energia solare, eolica, del moto ondoso, della marea, geotermica… La candela la userei per serate romantiche.

Lo sviluppo delle nuove tecnologie rinnovabili è impedito e rallentato quando imprese come la Repower ricevono il permesso di investire in centrali a carbone che producono corrente veramente a buon mercato, ma con un potenziale distruttivo per l’ambiente, il clima, l’uomo (una morte prematura al giorno e 1,8 miliardi di euro l’anno di danni alla salute, all’economia e all’ambiente). Ovviamente la Repower se ne frega.
http://www.ilmanifesto.it/attualita/terra-terra/manip2pz/509d21e918450/


Nella presentazione dell’opera sono riportate le seguenti parole: “Tutto il progetto sarà caratterizzato da un impatto ambientale e paesaggistico molto contenuto grazie ad accorte scelte tecnologiche e impiantistiche che prevedono tra l’altro la realizzazione di gran parte dell’impianto in sotterraneo”. Quanto sono veritiere queste affermazioni secondo lei?
A Poschiavo si calcola che per realizzare il progetto di pompaggio Lago Bianco siano necessari almeno 10 anni. Si può immaginare che la tranquillità alpina si perderebbe completamente, il biologico perderebbe la sua qualità a causa dell’inquinamento dell’aria, e conseguentemente ci sarebbe una diminuzione della qualità di vita. Il turismo crollerebbe. Sono pochi i turisti che s’interessano ai lavori in corso… Quando l’impianto sarebbe realizzato e le ferite nel paesaggio sarebbero guarite, si vedrebbero i cambiamenti del livello nei laghi che potrebbero variare di diversi metri giornalmente! Le uova dei pesci sarebbero scoperte e non potrebbero svilupparsi. Si noterebbe la mancanza dell’acqua nel fiume sfruttato e l’ambiente che si adatta man mano alle nuove condizioni. Chiaramente gli interventi non sarebbero “un impatto ambientale e paesaggistico molto contenuto” – al contrario sarebbe un impatto troppo incisivo… la frase citata è pura pubblicità.

Mare a Saline Ioniche. Banchina d’approdo per navi.

 

Quale potrebbe essere, eventualmente, un’alternativa più sostenibile dal punto di vista ambientale ed economica?
Non sono abbastanza esperta per rispondere a questa domanda – però chiaramente si devono cercare delle soluzioni sostenibili per l’ambiente e per l’uomo nelle tecnologie innovative e non inquinanti. C’è un potenziale enorme di risparmio d’energia elettrica grazie ai miglioramenti tecnici, grazie alla costruzione delle case che producono energia invece di consumare, grazie allo sviluppo di nuove tecnologie per il ricavo d’energia elettrica… lo sviluppo potrebbe essere veramente sorprendente!

Già adesso i prezzi per l’energia elettrica proveniente dalle centrali eoliche e solari sono accettabili. La Repower invece dimostra poco interesse a minimizzare l’impatto ambientale scegliendo una tecnologia alternativa. Lo scopo dovrebbe essere di trovare la soluzione più intelligente, più elegante, più rispettosa verso l’ambiente. Per la produzione d’energia elettrica non è necessario distruggere l’ambiente scegliendo una tecnologia ad impatto ambientale elevato e soprattutto una tecnologia meno rischiosa dal punto di vista finanziario.

Due giorni fa sulle notizie svizzere (DRS1) ho potuto apprendere che, se i politici mondiali volessero realizzare gli accordi per la protezione del clima (riscaldamento del clima limitato a 2 gradi), l’80% del carbone, del gas e del petrolio non potrebbero essere più bruciati! Se i politici mondiali non ne vorranno sapere delle loro promesse, la terra si riscalderà di 6 gradi! Siamo matti a tollerare una tale politica?

 

Ex Liquichimica Biosintesi

 

Melito di Porto Salvo, 22 novembre 2012

Cornelia Müller