La risposta di Nicola Passini
Come Presidente del Comune Parrocchiale di S. Vittore Mauro a Poschiavo, rispondo pubblicamente all’intervento di don Davide Redaelli stampato sul numero de ‘L’Amico’, No. 1 del 2013, a pagina 14-15.
Stimato Signore, don Davide Redaelli
Come altre volte è già capitato, Lei, di fronte a problemi o discussioni che nascono all’interno della Comunità cerca di tacitare il tutto facendo piovere dall’alto della sua preparazione una serie di riflessioni e di principi che spesso non comprendiamo e che servono solo ad accrescere la distanza tra Lei e noi. Ci viene in mente il dottor Azzeccagarbugli di manzoniana memoria, che Lei, da italiano, dovrebbe conoscere molto bene.
Questa volta, addirittura, è arrivato a scomodare la metafisica. “Troppa grazia, S. Antonio!”, direbbero i nostri vecchi. Per noi è tutto molto più semplice. Nel linguaggio della giornalista, responsabile dell’intervista radiofonica, cui Lei allude con un certo disprezzo e ironia, solo perché argomenta i suoi ragionamenti in modo diverso dal suo, non vi era senz’altro l’intenzione di mettere in discussione i dogmi, l’autorità costituita, la Chiesa, i Sacramenti. Semplicemente nel nostro linguaggio locale – Lei dovrebbe sapere che ogni realtà territoriale ha spesso una sua identità culturale che si esprime anche attraverso un linguaggio proprio – ‘parroco liberale’ significa persona che è aperta al dialogo e al confronto e che cerca di valorizzare soprattutto quello che unisce e non quello che divide. Del resto la storia di questa Parrocchia è ricca di figure di parroci che si sono mosse secondo questa logica, e secondo questa logica noi siamo cresciuti. Anche perché il paese di Poschiavo ha sempre vissuto con orgoglio e rispetto la diversa presenza di confessioni religiose cristiane: quella cattolica e quella riformata.
Ancora una volta le sue riflessioni invece che unire hanno voluto creare divisione. In realtà a noi sembra che il mandato evangelico “il Sabato per l’uomo e non l’uomo per il Sabato” sia il più liberale dei principi, anche pastorali. E a quello vorremmo essere fedeli. Nel massimo rispetto dell’autorità, della legge e della dottrina, ma sempre a favore dell’uomo e della sua vita sociale. Così, ci sembra, si sia mosso quel Gesù di Nazareth, ‘porta della fede’, da cui noi vorremmo sempre essere salvati. Ma così ha sempre operato anche la Chiesa, proprio per la ‘salvezza delle anime’, cui Lei afferma di tenerci molto.
A Lei sembra non interessare il vedere che tante persone abbandonano la frequenza in Parrocchia per altre chiese vicine, anche oltre confine, perché si trovano a disagio per il suo modo di trattare, ma per noi è una grandissima sofferenza. Di questo siamo dispiaciuti e vorremmo evitarlo.
Se ritiene che questa mia possa rappresentare anche per Lei un motivo di riflessione, ne ringrazio il Signore. Se, invece, non ha bisogno del consiglio dei ‘piccoli’, faccia pure. Per noi il monito evangelico risuona ancora alto: “Chi tra voi è più grande, sarà vostro servo; chi invece si esalterà, sarà umiliato e chi si umilierà sarà esaltato. Guai a voi scribi e farisei ipocriti che chiudete il regno dei cieli davanti alla gente; di fatto non entrate voi e non lasciate entrare nemmeno quelli che vi vogliono entrare” (Mt 23,11-13).
Con stima e buon lavoro
Nicola Passini, Presidente Comune Parrocchiale S. Vittore Mauro
P.S.: Non reagirò più sulla stampa ad una Sua possibile replica.











