Si profilano grandi cambiamenti, anche per il Grigionitaliano
Visto che roba il cambio? In pochi giorni l’euro ha guadagnato enormemente sul franco. Al momento della stesura di questo pezzo la moneta unica è quasi a 1,25 e solo lunedì era ancora a meno di 1,21.
Siamo a oltre 4% sul corso minimo (1,2) protetto istituzionalmente dalla Banca di Berna. Grandi cambiamenti si profilano per molte attività svizzere e non meno d’impatto è la questione per il Grigionitaliano.
La Bns, com’è ben noto, ha accumulato molti euro e non può che rallegrarsi per la variazione: se vuole può ricomprarsi i franchi con un bello sconto. È notizia fresca che, malgrado la grave crisi comunitaria, la Bns abbia fatto nel 2012 utili per circa 6 miliardi di franchi. Molto meno che nel 2011, ma quasi 5 miliardi vanno ricondotti al guadagno da posizioni valutarie. Circa 1 miliardo andrà alla Confederazione e ai Cantoni. Tutto grasso che cola, per le autorità e, indirettamente, per noi cittadini. Se la condizione dovesse confermarsi il nostro Paese, posto sotto pressione politica ed economica da più parti, si confermerebbe una volta di più saggio e previdente: di necessità avrebbe fatto virtù.
Già, ma durerà realmente questa tendenza valutaria? Sapendolo, potremmo tutti quanti speculare con successo sul cambio e diventare nababbi in breve tempo. Il mestiere di chi sul territorio offre prodotti o servizi è però un altro. Tipicamente, chi opera nel turismo, nella vendita di prodotti tipici, nella ristorazione o nel settore alberghiero della nostra Regione s’interroga sul miglioramento che può derivare, soprattutto nella bella stagione, dall’opportunità di proporre agli stranieri prezzi stabilmente più convenienti. Sono lontani i tempi in cui la Valposchiavo, ad esempio, poteva fare conto su un corso pari a 1,5 (rimasto impresso nella memoria dei più), magari persino lucrando un po’ se il cambio della moneta avveniva negli esercizi commerciali. Tuttavia, alcuni di questi operatori già sperano in un riequilibrio della condizione passata. Speranza o illusione?
Per procedere con i piedi di piombo non possiamo non guardare alla situazione internazionale. Chi vive nel Grigionitaliano e opera localmente può forse credere che tutto quanto accada nelle piazze finanziarie del mondo non lo riguardi più di tanto. Un valposchiavino può così pensare che l’orso M13, ad esempio, debba essere al primo posto nelle sue preoccupazioni. In verità, il rischio del plantigrado potrebbe essere per alcuni molto inferiore al rischio del cambio tra franco e valuta straniera. Oggi più che mai il globale ricade pesantemente sul locale. Ed è per questo che mi permetto di fare alcune considerazioni di massima per un vasto pubblico di grigionesi italiani su come gira al momento il grande meccanismo della finanza. Come altre volte, per agevolare la lettura, suddivido l’articolo in sezioni.
La speculazione di 22 banche
Direi di fare in primo luogo una considerazione sul balzo che ha compiuto l’euro in questi giorni. In altre parole, osserviamo che si è appunto trattato di un balzo. Quando si producono questi fenomeni si dovrebbero sempre drizzare le antenne, perché il sospetto di una speculazione sottostante è grande. Ricordiamo, ad esempio, che quando parliamo di ‘libero mercato’ finanziario in Europa stiamo implicitamente alludendo a solo 22 grandi gruppi bancari, non esattamente a una distribuzione omogenea orizzontale. Queste potenze possono facilmente provocare delle discontinuità, onde guadagnare nel breve termine. Così va il mondo.
Se un produttore grigionese di vino, tanto per fare un esempio, facesse certe ipotesi sul cambio e s’impegnasse di conseguenza nelle sue forniture all’estero, ebbene potrebbe guadagnare o perdere in poco tempo, in funzione di quello che quei 22 gruppi deciderebbero in altrettanto poco tempo. Lo stesso dicasi evidentemente per un albergatore che lanci una promozione a un certo prezzo verso il mercato della clientela italiana la quale, in base al cambio, decide poi se farsi infastidire da qualche controllo fiscale a Cortina o se ripiegare su un letto a Poschiavo, in Engadina o in Bregaglia. Naturalmente, non dimentichiamo al proposito la questione Livigno. Infine, possiamo immaginare come il cambio influenzi la redditività di un’azienda come Repower, almeno per l’aliquota di energia venduta a costi svizzeri. Sono solo esempi spicci; ognuno può allungare la propria lista personale di opportunità e rischi collegati con le decisioni finanziarie europee e le relative reazioni svizzere.
I problemi comunitari dell’euro in rimonta
Veniamo al secondo punto. Leggendo i vari giornali, si direbbe che l’indebolimento del franco derivi da un allentamento della tensione sui conti pubblici dell’Unione che fino a poco fa minacciavano di condurre a una rottura della moneta comunitaria. L’insistenza della Germania sul mantenimento dei propositi contabili inizierebbe così a dare i propri frutti (anche a costo di un drammatico impoverimento di alcune nazioni). Può essere senz’altro che sia così. Tutto ciò ha però una contropartita non indifferente.
L’euro si sta rafforzando anche sul dollaro e sullo yen giapponese. America e Giappone stampano a manetta, mentre gli europei, sotto dictat teutonico, non intendono farlo (finora). Stampare è rischioso e non risolve i problemi, li rinvia, talora aggravandoli. Ciò non toglie che l’euro forte ostacoli le attuali esportazioni comunitarie. Usa e Giappone saranno anche in crisi, ma intanto incamerano soldi, vendendo in giro per il mondo, a discapito degli europei, tedeschi in primis. Non è finita: la rivalutazione dell’euro aggrava il rischio d’insolvenza per i debiti a scadenza ravvicinata dei paesi più deboli dell’Unione.
La risposta non si è fatta attendere: ieri il capogruppo europeo Junker si è subito affrettato a calmare i bollenti spiriti, dichiarando che la rimonta dell’euro, appena iniziata, è pericolosa e controproducente. È in fondo degno di nota come l’Europa cerchi di regolare la finanza a suon di proclami. Dopo il grido di Junker l’euro ha nondimeno continuato a salire. Ricordiamo però che banche e governi non di rado sono ‘culo e camicia’ nell’Unione. Così, quello che decidono dentro l’Eurotower di Francoforte o a Bruxelles potrebbe essere, per così dire, un ‘diversivo’. Nel breve termine è più frequente che sia così, anche perché nel lungo termine i nodi vengono più facilmente al pettine.
Per terminare la sezione, teniamo presente che i problemi europei non sono stati affatto risolti. Abbiamo realizzato che le banche centrali possono intervenire al di là di limiti ritenuti un tempo impensabili. Ciò lascia credere che il pericolo immediato dell’insolvenza possa essere fronteggiato, rispalmando l’onere sulla Ue e sui suoi ammortizzatori finanziari. Tuttavia, non per questo il problema posto dall’ingente stock debitorio dei più deboli viene allegramente risolto. Inoltre, la recessione/stagnazione prossima ventura dell’Unione non concorrerà certo a rendere l’euro una moneta forte e salda. La mancanza di produzione di ricchezza reale potrà essere mascherata dalle banche europee solo fino a un certo punto, sicuramente molto meno di quanto non sia stato possibile fare col debito. E quanto si è fatto per il debito sembra aver frenato l’economia più di quanto non abbia alleggerito il debito medesimo.
La restituzione a Draghi sarà una verifica cruciale
Che significa tutto questo? Entrare nelle sale ove avvengono le riunioni degli alti funzionari di Bruxelles per ascoltare le loro strategie di comunicazione è impossibile. Altrettanto difficile è capire quali speculazioni pianifichino i principali istituti finanziari che muovono i capitali europei. Sappiamo però che la finanza altro non è, in fondo, che un gioco effettuato nel tempo, anzi ‘col’ tempo. I principali dati strutturali non cambiano, non almeno nel breve. Stante queste informazioni, possiamo allora aspettarci che la scalata della moneta unica continui, ma allo stesso tempo non possiamo affatto escludere che alla prima cattiva notizia l’euro faccia di nuovo un tonfo. Manca la base oggettiva per escluderlo. C’è forse qualche possibilità di ottenere dati più concreti e attendibili, al di là del solito richiamo alla speculazione? Sì, in verità qualcosa ci sarebbe. Diamo qui un paio di cenni finali.
Dobbiamo per questo ricordare che il 30 gennaio e il 27 febbraio 2012 la Bce ha prestato con l’operazione LTRO (Long Time Refinancing Operation) circa 530 miliardi, andati per lo più a Spagna e Italia. La scadenza è a tre anni (un bel regalo), ma i debitori hanno l’opzione di riconsegnare il dovuto a Draghi già dopo un anno, cioè tra pochi giorni. In quali casi le banche decideranno per la restituzione? Occorre ch’esse siano nel frattempo riuscite a rifinanziarsi da sole sul mercato a un tasso più conveniente di quello deciso da Draghi. In caso contrario, si terranno il prestito, pagando i relativi interessi sino alla riconsegna che non ammetterà deroghe.
Quanto più tardi avverrà la restituzione, tanto più significherà che gli istituti europei dei paesi critici sono in condizioni difficoltose. Le banche avranno allora meno entrate e useranno i soldi della Bce per coprire le proprie scadenze e pagare i premi di rischio. Carenti di liquido, non potranno erogare credito a buon mercato e concorreranno a frenare l’economia comunitaria, innescando un circolo vizioso che si porterà appresso sfiducia. Nel 2012 oltre 300 miliardi di LTRO sono già volati per questo. Per il 2013 se ne preventivano 200. Non resta molto del regalo di Draghi.
LTRO e Grigionitaliano
È dunque chiaro dove si vada a parare con questo discorso. Le restituzioni possono avvenire anche dopo le succitate date, ma i segnali sulla salute finanziaria dell’Unione inizieranno a pervenire allora. Da quel momento avremo anche qui da noi un’idea via via più attendibile di come potrà eventualmente svilupparsi nel tempo il cambio tra euro e franco. Potremo allora regolarci di conseguenza. Chi nel Grigionitaliano vuole programmare il proprio business con la clientela estera farà dunque senz’altro bene, insieme ad altri aspetti, a controllare come procedano le restituzioni dell’LTRO.
Nel calderone degli eventi vanno messi anche aspetti non monetizzabili, come le tendenze separatiste in alcune nazioni europee, il rischio di comunismo in Grecia, l’indebolimento progressivo del governo francese o le elezioni in Italia (che rischia di diventare un paese ingovernabile). Siccome poi gli Usa la fanno ancora da padroni, i debiti dell’amministrazione federale americana continueranno a condizionare l’economia mondiale.
Tutto ciò potrebbe inficiare gli sforzi compiuti nella direzione del rigore contabile comunitario e, nella peggiore delle ipotesi, riportare la moneta unica in prossimità del baratro. Molti di questi eventi appartengono però all’imperscrutabile destino dei popoli, mentre la questione LTRO appare più prossima, oggettiva e calcolabile. E, allora, cominciamo almeno a valutare ciò che si può valutare, che si sia ristoratori, albergatori, agricoltori, allevatori, viticultori, esercenti o locatari.

















