Serata pubblica sul testamento biologico e mostra su cure palliative
C’era il pubblico delle grandi occasioni, venerdì sera 18 gennaio 2013 al centro parrocchiale cattolico di Poschiavo. E una grande occasione è quella che concede il testamento biologico: poter decidere della propria vita fino in fondo.
A dare il benvenuto al numeroso pubblico Maria Lardi, la quale nell’atrio del centro parrocchiale cattolico di Poschiavo ha allestito una mostra sulle cure palliative. Un tema che, come si può apprendere più avanti nell’articolo, ha uno stretto legame con l’argomento della serata: il testamento biologico. Testamento biologico (o direttive del paziente) che grazie alla recente revisione del codice civile svizzero ha trovato una base legale chiara (vedi qui).
“Il nuovo diritto di protezione degli adulti, entrato in vigore all’inizio di quest’anno, dà grande peso all’autodeterminazione”, ha spiegato la giurista Fabiola Monigatti dell’Autorità di Protezione dei Minori e degli Adulti Engadina e Valli Meridionali (APMA). Una persona può così formulare la sua volontà in merito alle terapie che intende accettare o rifiutare qualora si dovesse trovare in uno stato di mancata lucidità mentale, rispettivamente nella fase terminale della sua esistenza.
Una disposizione fatta sulla base delle proprie convinzioni e dei propri valori, aggiornabile nel corso degli anni e che ha carattere vincolante in tutta la Svizzera. “Si tratta di un diritto altamente personale assoluto, come quello di sposarsi”, ha illustrato Fabiola Monigatti, che ha aggiunto: “Un diritto più forte ancora della forma.”
Eventuali difetti di forma del testamento biologico passano infatti in secondo piano. È bene però sapere come va redatto (leggi qui). Più le direttive della persona sono chiare, maggiori sono le possibilità che queste vengano rispettate in tutto e per tutto dai medici e dagli operatori sanitari.

Al momento della stesura è inoltre raccomandabile avvalersi della consulenza di un esperto, su tutti il proprio medico. “Ad esempio è importante sapere cosa significhi una rianimazione e quali conseguenze questa possa avere, prima di dichiararsi a favore o contrari”, ha affermato Emanuele Bontognali.
Se Fabiola Monigatti ha approfondito gli aspetti giuridici, il dottore valposchiavino si è chinato su quelli medici, servendosi di esempi pratici. “Spesso ci troviamo a dover decidere se somministrare o meno un antibiotico o un’ulteriore terapia a un paziente in forte stato di decadimento psicofisico”, così Bontognali: “Una dichiarazione anticipata di trattamento in questi casi è di grande aiuto, al fine di prendere una decisione che sia in linea con la volontà e i valori del paziente.”
Il testamento biologico si rivela dunque uno strumento valido per poter decidere della propria vita fino in fondo.
Per saperne di più:
- Trascorrere il periodo finale della vita con dignità
- Codice civile svizzero, articoli 370 – 373
- Federazione dei medici svizzeri
Quando non c’è più niente da fare c’è ancora molto da fare
A un giorno di distanza dalla serata sul testamento biologico, sempre nel centro parrocchiale cattolico di Poschiavo, è stata inaugurata la mostra sulle cure palliative, che rimarrà aperta tutti i giorni dalle 14:30 alle 17:30 e dalle 19:00 alle 21:00 fino al 25 gennaio.
Questo genere di trattamenti entra in scena quando lo stato di salute di un paziente porta a dire “non c’è più niente da fare”. Come illustra l’esposizione, c’è però ancora molto da fare. Ad esempio garantire la miglior qualità di vita possibile. Obiettivo che le cure palliative perseguono, attraverso all’accompagnamento terapeutico, spirituale, psicologico e sociale della persona, e di riflesso dei suoi congiunti, durante l’ultima fase della sua vita.














