Centrale a carbone di Saline Joniche
Nuove avversità minacciano il progetto di Repower per una centrale a carbone in Calabria. A causa di errori di procedura commessi dal Governo di Roma, la Corte dei Conti ha giudicato illegale e perciò respinto l’autorizzazione emessa in seguito alla valutazione d‘impatto ambientale.
Approvando la valutazione d’impatto ambientale per la centrale a carbone di Saline Joniche nell’estate 2012, il Presidio del Consiglio dei Ministri di Roma aveva di fatto dato il via libera al progetto di Repower, eliminando così un ostacolo considerevole alla sua realizzazione, fatto che, ovviamente, lasciò ben sperare Repower. Ora, nell’emettere tale risoluzione, il Presidio del Consiglio dei Ministri prese unicamente in considerazione la posizione del Ministero dell’ambiente, ignorando però i dubbi espressi dal Ministero per i beni culturali, sconfinando così le sue competenze.
Di fatto, nella sua funzione d’istanza di controllo del Governo, la Corte dei Conti ha stabilito che un progetto è giudicato ecologicamente sostenibile solo in seguito all’approvazione di entrambi i Ministeri. La ricusazione da parte di uno dei due Ministeri equivale dunque al rifiuto definitivo della sostenibilità ecologica del progetto. Di conseguenza, la Corte dei Conti ha dichiarato non applicabile la risoluzione del Presidio del Consiglio dei Ministri. Il Ministero per i beni culturali ha da sempre rifiutato il progetto di centrale a carbone perché tangerebbe beni archeologici importanti.

La procedura di approvazione per l’impianto di Saline Joniche è quindi ributtata al punto di partenza, e l’opposizione ritiene tale decisione molto importante, poiché, se il Ministero per i beni culturali mantenesse il suo parere negativo, la costruzione della centrale rimarrebbe bloccata. Nuccio Barillà, dell’italiana Legambiente, si dichiara stupito che Repower abbia mantenuto celata tale decisione, peraltro nota da quattro mesi. Una volta ancora si palesa la mancanza di trasparenza dell’intero processo di conduzione del progetto in Italia. Repower farebbe bene ora a rinunciare del tutto al progetto di centrale a carbone a Saline Joniche e puntare piuttosto sulla produzione di energia da fonti rinnovabili, invece che accontentarsi di cedere una parte della sua partecipazione ad un investitore sconosciuto, perché, come sottolinea Anita Mazzetta del Comitato dell’iniziativa popolare cantonale “Sì ad energia pulita senza carbone”, “anche con una partecipazione del 20%, la responsabilità rimane totale, e la vendita parziale risulterebbe una inutile manovra di aggiramento”.











