Ridurre le vele prima che il vento si faccia troppo forte
Repower sta tagliando costi e diminuendo l’impegno in vari progetti – Ma Lagobianco, nonostante tempi dilatati e difficoltà geologiche, e sede in Valposchiavo non si toccano.
A fine gennaio mi sono intrattenuto a colloquio col signor Giovanni Jochum, da vent’anni impiegato presso Repower, nonché membro del Comitato Direttivo e Responsabile di Mercato. Il mio intento era quello di fare chiarezza su alcune questioni dibattute in valle e sui giornali a proposito dell’attività di Repower. In base ai contenuti discussi col signor Jochum ho steso il presente articolo riassuntivo. Chi volesse un rapporto dettagliato relativo all’intervista, che comprende molte informazioni aggiuntive, può consultare tutto o parte del nutrito materiale riportato per sezioni e allegato come pdf in esclusiva per IL BERNINA.
Ha colpito nelle ultime settimane la cancellazione di una trentina di impieghi svizzeri (nelle sedi Grigionesi e nell’ufficio di Zurigo), di cui una decina in valle. Colgo l’occasione per esprimere tutta la mia solidarietà a chi ha ricevuto quel tipo di lettera. Alcuni cittadini ritengono che i licenziamenti siano una conseguenza della cattiva gestione imprenditoriale in generale o inerente il progetto Lagobianco, considerato troppo pretenzioso rispetto alle possibilità dell’azienda.
Quest’opinione ingenerosa non sembra riposare più di tanto su una conoscenza di quelle che sono le reali attività di controllo e gestione degli investimenti di Repower. Sembra trattarsi piuttosto di una vecchia storia: i licenziamenti vengono notati molto di più delle assunzioni. Bisognerebbe qui ricordare che Repower negli ultimi anni ha accresciuto parecchio il proprio organico. Si spera quindi che un domani si aprano nuovamente opportunità di assunzione. Purtroppo, non sembra questo il caso nel breve termine. Non si può d’altronde disconoscere che molti valposchiavini abbiano ultimamente una genuina difficoltà a interpretare il comportamento di Repower, specialmente per quanto attiene al futuro del progetto dell’impianto di pompaggio-turbinaggio. In tutta onestà, anche io ho condiviso quel disorientamento.

Per cercare di vederci più chiaro nella faccenda su questi e altri punti ho chiesto l’aiuto di Giovanni Jochum che mi ha cortesemente aiutato nell’intento. Per quanto possa contare, la mia impressione è stata quella di una buona disponibilità della società a fornire delucidazioni. Mi sono fatto l’idea di un’impresa molto sicura del fatto proprio in quanto a controllo ed efficienza, nonché a qualità di servizio. Per altri versi, mi è parso che Repower si senta un po’ spiazzata dal proprio stesso posizionamento strategico nell’attuale congiuntura di mercato. L’azienda, che non ha mai accusato un deficit di bilancio, pare molto indaffarata a correre ai ripari per tenere la situazione sotto controllo nei prossimi anni.
Jochum conferma che Repower stia tagliando costi e diminuendo l’impegno in vari progetti. La logica è quella di ridurre le vele prima che il vento si faccia troppo forte, quando allora le perdite e i licenziamenti potrebbero essere anche più elevati. Onde evitare equivoci, anticipo subito che Repower ha comunque ogni intenzione di portare a termine l’impianto di pompaggio-turbinaggio, per quanto i modi e i tempi potranno subire qualche variazione dipendente dalle condizioni geologiche e di mercato. Per sgombrare il campo da alcuni timori, anticipo anche che Jochum ha espresso l’intenzione di Repower di non spostare la sua sede poschiavina e di mantenere l’attaccamento alle sue radici locali.
Volendo capire le difficoltà di Repower, non si può dimenticare che chi oggi opera con un impianto idroelettrico è dipendente da quanto avviene sul mercato internazionale il quale è oggi fortemente condizionato da scelte politiche drastiche; scelte forse prevedibili da parte di un’azienda, ma certamente per loro natura estranee alla logica di un libero mercato. Si tratta di eventi invisibili a chi guarda solo gli accadimenti locali, ma che possono ricadere direttamente sui posti di lavoro in valle, come in effetti è capitato.
È innegabile che si stiano producendo delle distorsioni artificiali del mercato. Le tecnologie verdi sono largamente incentivate dai governi e tutti si buttano sull’affare, anche chi non è del settore. Ciò genera un rischio che in finanza è tecnicamente noto come ‘moral hazard’, qualcosa di simile a ciò che in America ha prodotto la crisi dei ‘subprime’.
La conseguenza, come rileva Jochum, è un vero e proprio crollo dei prezzi dell’energia (da cui l’utente non trae il minimo vantaggio, visti i contributi verdi in bolletta). In queste condizioni il competitore che non ha sovvenzioni, come Repower che peraltro opera con una fonte rinnovabile, viene messo in grave difficoltà. Per ovviare al problema di molti produttori, spiega ancora Jochum, Repower sostiene un differente modello di aiuto alle fonti rinnovabili. Esso prevede per tutti l’obbligo di erogazione di un’aliquota minima di energia da fonti rinnovabili. Tale alternativa, già applicata in alcune nazioni, incontra però resistenze a livello politico, è meno efficace nello spingere le rinnovabili e, infine, la sua adozione innescherebbe una cascata di richieste di risarcimento da parte di chi ha già contratti per l’ottenimento degli incentivi. Nel frattempo l’azienda deve inevitabilmente fare i conti con un onere di competitività che corrode gli utili.

Alcuni ambientalisti hanno criticato il ricorso a una centrale di pompaggio-turbinaggio in Valposchiavo, non solo in relazione all’impatto sul territorio, ma anche a fattori economici. In particolare, è stata denunciata la sua scarsa redditività nel mutato panorama energetico: la fine della fornitura nucleare e il graduale imporsi delle rinnovabili farebbero decadere i presupposti per ricavare un profitto dall’alternanza tra il sollevamento verso monte (acquistando energia a prezzo basso) e il deflusso a valle (vendendo energia a prezzo alto).
Jochum dissente radicalmente da questa valutazione che reputa fuorviante. Repower pone infatti l’accento sulla convenienza ancor più spiccata di questo genere di soluzione tecnica. Le centrali eoliche e quelle solari erogano potenza in maniera del tutto discontinua: se non tira vento o non splende il Sole esse non funzionano. Viceversa, quando la richiesta non è sufficiente la fornitura verde rischia di essere gettata alle ortiche se non sussiste qualche sistema per accantonare l’energia e restituirla in condizioni di penuria erogativa.
Repower afferma che con l’oscillazione delle rinnovabili l’opportunità di giocare su domanda e offerta si accrescerà. Naturalmente, occorre sapersi inserire al momento giusto. Non a caso in azienda prevedono l’assunzione di un meteorologo che possa seguire il decorso del tempo europeo nelle regioni dove sono insediate le centrali eoliche e solari.
I tempi di realizzazione di ‘Lagobianco’ sembrano comunque dilatarsi. Le concessioni cantonali ritarderanno ancora di qualche mese. Repower dovrà poi inviare il progetto dettagliato che, a sua volta, andrà approvato. Tuttavia, come ammette Jochum, anche se ci fossero tutte le autorizzazioni Repower non potrebbe iniziare la galleria e la condotta. Il secondo tracciato, come già il primo, ha infatti evidenziato difficoltà di natura geologica: l’alternanza critica tra roccia friabile e compatta.

Occorre un ulteriore cunicolo di accertamento, questa volta più profondo. In dicembre sono stati pubblicati gli appalti. L’inoltro della richiesta di autorizzazione è previsto per fine febbraio inizio marzo 2013. In quanto all’amianto, anche a voler essere malfidenti, si tratta di una realtà che per un progetto di queste dimensioni non può essere manipolata all’oscuro del Cantone e degli altri organi di sorveglianza. Che ci fosse qualche filone di amianto non è mai stato un mistero in valle. Si resta dunque in attesa degli accertamenti geologici.
Secondo Jochum per l’inizio dei lavori occorrerà attendere almeno un paio d’anni ancora. Da quel momento resta valida la stima temporale fatta all’inizio: circa altri 6-7 anni. Anche il preventivo risulta incrementato. Potrebbe superare l’importo previsto di 1,5 miliardi di franchi. Per dare dei termini di paragone, si tratta più o meno della cifra che Repower prevede di investire in altre attività nei prossimi 15 anni. Il totale di bilancio (2011) ammonta a circa 2,4 miliardi e il patrimonio netto (quanto resta all’azienda una volta corrisposti i debiti) a circa 1 miliardo. Il carico che compete a Repower nel progetto dipenderà anche da quanto essa parteciperà in proprio all’opera.
- Leggi il “Resoconto del colloquio con Giovanni Jochum”
- Torna su IL BERNINA: fra pochi giorni altro articolo su presente e futuro di Repower!
- Repower dovrà licenziare tra le 25 e le 30 persone – toccata anche la sede di Poschiavo
- “Abbiamo licenziato per evitare situazioni future più gravi”
- Dossier Lagobianco
[immagine in evidenza sulla homepage de IL BERNINA, da www.lagobianco.repower.com]












