Incantavi e altre poesie di Piero Chiara
Intervista ad Andrea Paganini, docente di italiano presso il CFSS di Coira, in merito all’ultima pubblicazione della raffinata collana “L’ora d’oro” di cui è il curatore editoriale. Passione letteraria sfociata nella nascita di una casa editrice e le figure di Piero Chiara e di Don Felice Menghini nelle parole dello studioso di Brusio.
È uscito in questi giorni il settimo volume delle edizioni “L’ora d’oro”: una media di quasi due libri all’anno. Cosa significa concretamente per una piccola, seppur prestigiosa casa editrice?
“L’ora d’oro” ha voluto raccogliere il testimone dell’importante tradizione editoriale radicata a Poschiavo, richiamando in vita l’omonima collana nata durante la Seconda guerra mondiale. Finora sono usciti sette libri che spaziano dalla narrativa alla poesia, dalla critica alla saggistica, da autori nostrani (come Felice Menghini, Remo Fasani e Massimo Lardi) a scrittori italiani (come Giovanni Casoli, Ignazio Silone e Piero Chiara). E non ci mancano le idee e le nuove proposte, anche per il futuro. Si capisce che curare una collana come questa richiede un grande idealismo, oltre che un impegno notevole (di volontariato), ma investire le proprie energie per realizzare e valorizzare cose belle e preziose risulta anche stimolante ed entusiasmante. Siamo grati ai lettori e a coloro che si abbonano alla collana per gli echi che ci fanno arrivare; d’altronde anche le reazioni della stampa in Italia e in Svizzera sono assai positive.
(cfr. www.andreapaganini.ch/LORA_DORO.html)
Dopo quattro anni in qualche modo si torna a Don Felice Menghini: fine di un ciclo oppure altre edizioni in vista?
Beh, in realtà in questo libro Felice Menghini figura solo come “attore non protagonista”, in quanto amico e primo editore di Piero Chiara. Non sono previste, per il momento, altre pubblicazioni di o sull’uomo di cultura poschiavino, anche se la traccia da lui lasciata per una collaborazione italo-svizzera rimane fondamentale nel programma delle edizioni “L’ora d’oro”.
Che ruolo ha una casa editrice in Valposchiavo?
Siamo convinti che la posizione della nostra Valle, per quanto marginale e posta all’estremo confine svizzero, le assegni un ruolo privilegiato e di responsabilità, anche in ambito culturale e letterario. Con “L’ora d’oro” vogliamo interpretare il confine, nel senso più ampio, non come divisione, bensì come occasione d’incontro, di scambio e di collaborazione: tra Italia e Svizzera, tra culture diverse ma contigue, tra vita e arte, tra passato e presente, tra sacro e profano, tra etica ed estetica. Pensiamo poi che un alimento della mente e dello spirito come la letteratura non sia un lusso superfluo, ma ricopra anzi un ruolo fondamentale e costitutivo per il nostro essere uomini e donne; anche in tempo di crisi. Ovviamente “L’ora d’oro” è e rimarrà una piccola realtà editoriale; eppure, soprattutto nella nostra epoca della comunicazione, i prodotti di qualità non devono necessariamente provenire soltanto dai grossi centri, ma possono nascere ovunque, anche da noi. Siamo poi convinti che una minoranza come quella del Grigioni italiano non debba solo puntare sulle rivendicazioni (anche giustificate), ma dimostrare con i fatti – con umiltà, ma anche con onestà e serietà – di saper offrire prodotti meritevoli di attenzione. In questo senso “L’ora d’oro” si pregia di portare il nome di Poschiavo in tutto il territorio italofono.
A proposito dell’ultimo libro nato, Incantavi e altre poesie di Piero Chiara: quali sono i temi ricorrenti e più rilevanti nell’opera poetica di Piero Chiara?
Piero Chiara stesso afferma nella premessa del suo libro che in queste poesie egli ha espresso il suo «atteggiamento interno, represso per tanti anni, ma dentro vivo e certo da sempre». Incantavi e altre poesie raccoglie ben 82 componimenti (l’Incantavi pubblicato a Poschiavo del 1945 ne conteneva solo 26) e quindi rispecchia un ampio arco di tempo e un’evoluzione nel pensiero e nella poetica dell’Autore. Si passa da poesie legate alla sua terra d’origine ad altre ispirate dal soggiorno in Svizzera (per lui terra d’asilo nel biennio 1944-45), da liriche di carattere diaristico-occasionale ad altre più riflessive e intimistiche, da versi d’amore a versi dal sapore comico-grottesco. I sentimenti prevalenti rimangono comunque nostalgici e caratterizzati da un tono stupito, riservato e romantico; stilisticamente non mancano gli influssi dell’ermetismo.
Piero Chiara si conosce maggiormente per la sua produzione prosastica velata di ironia. La poesia non sembra andare nella stessa direzione. C’è stata un’evoluzione dalla poesia alla prosa oppure sono forme trattate con diversa sensibilità?
In effetti risulta difficile riconoscere in questo libro di poesie la stessa mano dei romanzi di successo pubblicati dallo scrittore di Luino negli anni ‘60 e ‘70. C’è stata sicuramente – nel bene e nel male – un’evoluzione, cagionata da un’amara disillusione di fronte ai fallimenti personali e famigliari e favorita, a mio parere, dallo sviluppo di una sorta di distaccata “corazza ironica” che gli ha permesso di dedicarsi alla prosa agile e spigliata che l’ha reso famoso. Chiara stesso afferma di essere passato da Incantavi al «disincanto», prima di approdare ai «nuovi incanti» del narrare. Ma ancora nei primi anni del Dopoguerra egli non si sente affatto un prosatore, bensì un poeta; e chi vuole conoscere questo scrittore “di confine” non può trascurare questi suoi primi passi poetici, finalmente raccolti in volume.
Nel 1944 Piero Chiara fugge dall’Italia per scappare a un mandato di cattura e si reca in Svizzera. A livello sentimentale e poetico il territorio elvetico come ha influenzato Piero Chiara? E Piero Chiara che legame aveva con la Valposchiavo?
Piero Chiara è legatissimo alla Svizzera, per motivi che emergono chiaramente dai suoi scritti; non da ultimo perché sua moglie Jula (alla quale è dedicato Incantavi) è svizzera. Nelle poesie appena pubblicate il legame con il nostro Paese si manifesta soprattutto attraverso l’evocazione dei luoghi toccati nel suo itinerario di esule: esperienze, sentimenti e rivelazioni autobiografiche sono ambientati a Zurigo, Berna, Losanna, Büsserach, Erschwil, Tramelan, St. Imier, Granges-Lens, Lugano, Morcote, Loverciano, Ginevra, Zugo e Zugerberg. Sono le tappe di un “confino” (e quindi del disagio, della nostalgia, della lontananza dalla propria gente); ma tutto sommato, rispetto ad altri, per Chiara l’esilio si rivela benevolo e propizio.
A Poschiavo si colloca l’esordio letterario di Piero Chiara; qui esce il suo primo libro, che inaugura “L’ora d’oro”. Questo legame, com’è noto, è scaturito dall’amicizia e dalla collaborazione instauratasi tra lo scrittore in esilio e Felice Menghini, il prete-poeta di Poschiavo. Ma poi Chiara è anche stato ripetutamente nella nostra Valle – e in alcuni suoi testi la descrive simpaticamente – e vi ha anche tenuto diverse conferenze (nel ‘46, nel ‘51, nel ‘52, nel ‘57, nel ‘58, nel ’59 e nel ’77), come pure a Coira e in altre località grigionesi e svizzere.
In un articolo Chiara vede Don Felice Menghini in questa maniera: «Gli bastò forse la mia condizione di allora, di esiliato e di perseguitato politico, per estendermi una fraternità che non era più soltanto letteraria, ma aveva un riflesso di quella grande solidarietà fra uomini liberi che in quel tempo si andava affermando come una promessa». Sono dolci parole malinconiche che indicano un rapporto che va oltre l’aspetto commerciale fra editore e scrittore. In breve, che situazione si era creata fra Chiara e Menghini? Cosa cercavano l’uno dall’altro?
Sono in effetti parole che rivelano un’amicizia sincera e affettuosa, anche se bisogna dire che toni molto simili si ritrovano anche in altre corrispondenze di Menghini con scrittori come Giorgio Scerbanenco, Giancarlo Vigorelli, Paolo Arcari o Giuseppe Zoppi (scambi epistolari ora raccolti nel libro Lettere sul confine). Un’altra corrispondenza che meriterebbe attenzione è quella – fittissima – con Arnoldo Marcelliano Zendralli. Chiara rimarrà perennemente grato dell’amicizia con il suo primo editore, nella quale vedeva una «comune e fraterna vocazione letteraria», al punto che nel 1977 sarà lui a curare l’antologia delle poesie dello scrittore di Poschiavo. Ora, con la pubblicazione di Incantavi e altre poesie, Poschiavo ha in qualche modo restituito il piacere.
PIERO CHIARA, Incantavi e altre poesie, a c. di ANDREA PAGANINI, prefazione di MAURO NOVELLI, L’ora d’oro, Poschiavo 2013, 200 pp., Fr. 23.00 / Euro 19.00.
Intervista a cura di
Niccolò Nussio e Giovanni Ruatti













