Poschiavo Viva
Giovanni Jochum ritiene indispensabile formulare delle precisazioni e questo è assolutamente lecito. Lui è certamente meglio informato e, pertanto, ogni puntualizzazione può contribuire a chiarire la situazione.
Però, sembra proprio che esistano delle notevoli discrepanze. Infatti, dopo il ritiro di due aziende romande nel 2010, Felix Vontobel, vicedirettore della Repower, ha ribadito alla stampa che la centrale nel nord della Germania continua a essere “un buon progetto”. L’anno seguente la stessa Repower ha affermato in un comunicato stampa che “lo sviluppo del progetto di Brunsbüttel proseguirà gradualmente l’iter avviato dai partner”. Quindi non esistevano ancora incertezze di tipo economico. Tuttavia, nello stesso comunicato ha annunciato di ridurre la sua quota di partecipazione (identica procedura prevista anche per Saline Joniche, nonostante l’azienda continui a ribadire l’importanza del progetto).
Poi, nel 2012 arriva la decisione del ritiro di Repower. Jochum spiega che Repower, basandosi prevalentemente su fattori economici, ha rinunciato al progetto “in quanto la sua realizzazione non sembrava realistica a fronte della situazione generale della politica energetica tedesca”. Pochi mesi dopo è però trapelato, che il Governo dello Schleswig-Holstein non intendeva vendere il terreno necessario all’edificazione della centrale. Come non bastasse, giornali e televisioni comunicano in questi giorni la fine per la più grande centrale a carbone in Germania. E i rimanenti promotori motivano questa circostanza, adducendo che non si sentono di realizzare la controversa centrale di Brunsbüttel contro la volontà (?) del Governo di Schleswig-Holstein! Pertanto, le avversità esposte da Poschiavo Viva non erano infondate… Ciononostante, il dovere d’informazione rende inevitabile che Jochum approfondisca ulteriormente il tema, allo scopo di dimostrare che il ritiro da Brunsbüttel non dipendeva dalla problematica ecologica e dai conflitti con le autorità. La sua segnalazione è arguta: dappertutto in Germania costruiscono centrali a carbone. Bisogna quindi dedurre che solo la centrale di Brunsbüttel, prevista per approvvigionare anche Berlino, non corrispondeva ai criteri economici.
La preoccupazione prevale sull’adulazione
Gli altri argomenti di Jochum non sono meno interessanti. Tuttavia, a parte la suscettibilità per “il tono usato”, Poschiavo Viva non ha messo in dubbio l’importanza dell’azienda per il territorio poschiavino. Tantomeno ha negato il notevole sviluppo occupazionale nell’ultimo decennio. Ma il fatto, che in rapporto ai licenziamenti sul suolo svizzero ben un terzo si sia verificato a Poschiavo, dovrebbe consentire un atteggiamento di preoccupazione invece della smodata adulazione. I motivi, esposti da Jochum, sono plausibili: tutto è dovuto all’esigenza di ridurre i costi, snellire l’organizzazione. Però queste giustificazioni non smentiscono le affermazioni di Poschiavo Viva. Pure la successiva dichiarazione di Jochum è semplicemente superflua: non è una novità che la multinazionale Repower persegua l’obiettivo di creare valore e profitto commerciale per promuovere l’azienda, pagare le imposte e, non da ultimo, per distribuire dividendi agli azionisti.
Ma questo contesto sembra riferirsi solo allo scenario del profitto “normale”. Quello del massimo profitto commerciale, illustrato da Jochum e applicato dalle aziende quotate in borsa, imporrebbe invece di concentrare l’azienda in un unico centro amministrativo e commerciale, “magari anche fuori dal cantone o addirittura all’estero, dove è più facile trovare personale altamente qualificato a minor costo”. Che allo stato attuale un simile scenario non possa rientrare nelle strategie della Repower è effettivamente scontato. E il motivo, sorvolato da Jochum, è persino facile da intuire: il Cantone dei Grigioni detiene un pacchetto azionario che supera il 60 percento. Ciononostante, resta l’interrogativo, se il Cantone sarebbe pure avverso a una sede centrale di Repower, magari ubicata a Coira o a Landquart.
Simili preoccupazioni non sono certo una novità. Il fatto, che sono trascorsi poco più di due anni dall’approvazione comunale del progetto Lagobianco, la cui realizzazione causerà notevoli disagi per un decennio, e già si rendono necessarie delle misure di licenziamento, non contribuisce certo ad alimentare l’ottimismo. Questa circostanza e l’imprevedibilità del mercato energetico manifestano semmai dei limiti ai buoni intenti, che possono avere serie conseguenze per Poschiavo. Ciò non esclude un miglioramento della situazione, ma nemmeno dovrebbe impedire una valutazione più che legittima.











