“Curare vuol dire anche fare un pezzo di strada insieme”

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Giornata del Malato 2013 all’Ospedale San Sisto
Domenica 3 marzo era la Giornata del Malato. In questa occasione Livio Luigi Crameri-Cathomen ha tenuto un discorso a nome del Consiglio di Fondazione dell’Ospedale San Sisto, che qui vi riproponiamo.

 

Carissimi Malati, cari operatori sanitari, cari presenti

È un vero onore e un grande piacere poter esprimere la mia partecipazione a questa particolare giornata del malato e potervi porgere anche a nome del Consiglio di Fondazione dell’Ospedale San Sisto il più cordiale saluto. Questa giornata – e soprattutto questa bella cerimonia religiosa – sono una preziosa occasione per incontrarsi e per sentirsi compagni di viaggio. Non da ultimo costituiscono una fertile opportunità per dare ancora più senso all’esperienza condivisa della malattia che accomuna pazienti, curanti, collaboratori, gerenti, parenti, volontari, amici e tutte le altre persone di buona volontà che ci circondano. Tutti noi siamo chiamati a riflettere sul senso della malattia e a cercare una difficile ma possibile riconciliazione con quanto a volte nella vita – presto o tardi – ci può pur accadere.

Isabel Allende, la famosa scrittrice cilena, così definì la sua esperienza con la malattia di sua figlia Paula: “Sono una zattera senza timone in un mare di pena… Non sono più la stessa donna… Ho avuto l’opportunità di guardarmi dentro e di scoprire quegli spazi interiori vuoti, oscuri e stranamente tranquilli, che non avevo mai esplorato prima”.

In questa circostanza, noi ci sentiamo particolarmente vicini a ciascuno di voi, cari ammalati che, in questo luogo di assistenza e di cura, vivete un difficile momento di prova a causa dell’infermità e della sofferenza. Noi abbiamo la fortuna di possedere un centro di accoglienza di assoluta eccellenza che è questo nostro ospedale. Gli spazi sono belli, il confort è garantito, la pulizia è meticolosa, la cucina è squisita, la gestione e l’amministrazione sono ottime, le cure sono premurose, affabili e sicure.

L’Ospedale di San Sisto a Poschiavo.

 

Queste risorse primarie vanno comunque incrementate con altri valori aggiunti come l’empatia, la solidarietà, la condivisione, il dialogo, lo scambio interpersonale, il calore umano e così via dicendo, valori questi che sono percettibili in questa atmosfera di affetto e di sentita partecipazione che respiriamo in questo momento. Uno dei nostri compiti centrali deve essere quello di creare benessere per chi ci sta vicino e per chi ce lo chiede.

Curare non significa curare solo per guarire. Curare vuol dire anche fare un pezzo di strada insieme, accompagnare con sensibilità, attenzione e delicatezza chi è malato. Infatti la “relazione tra chi è malato e chi accompagna” è il cuore e la sostanza del rapporto di aiuto che si deve fondare soprattutto sull’attenzione, sull’ascolto e sulla comprensione. Per questo ci vuole comunque il tempo. Noi invece abbiamo appeso orologi ovunque, misuriamo il tempo come se fosse denaro, abbiamo l’ossessione di non avere mai tempo a sufficienza e di essere sempre in ritardo. Perdipiù siamo in continua tensione a cambiare, a inventare, a trasformare, a rimodernare, a scambiare, a guardare ossessivamente verso il futuro. Questo ci porta sì ad avere più beni materiali nel paniere dei beni di consumo, ma sempre meno beni relazionali e immateriali. Ogni persona che 
passa nella nostra vita è unica. 
Sempre lascia un poco di sé e prende un poco di noi.

Purtroppo ai nostri giorni anche questo nostro desiderio di passare più tempo insieme sembra quasi impossibile da realizzare. Infatti la subdola logica del risparmio a tutti i costi, gli stessi costi – che non sembrano più essere contenibili – ci sottraggono ulteriore prezioso tempo da dedicare agli altri. Andare controcorrente è comunque difficile. Ciononostante da parte nostra, noi vogliamo – nel limite del possibile – promuovere la comprensione per tutti i bisogni dei nostri malati e di chi trascorre le lunghe giornate con loro.



Anche in questa bella occasione non vogliamo mancare di esprimere viva riconoscenza e incoraggiamento alle persone che – nonostante tutto questo – si ritagliano ancora un po’ di tempo da donare agli altri senza un tornaconto personale e pure a coloro che con donazioni, lasciti e offerte sostengono l’Ospedale San Sisto, e con questo il nostro benessere.

È pure doveroso ringraziare in modo particolare gli organizzatori e gli animatori di questa festa dell’ammalato, la Comunità delle Suore Agostiniane che tanto hanno fatto per questo ospedale, don Cleto Lanfranchi per la celebrazione della Santa Messa, il Coro di S. Antonio per il suo bel canto e la sua musica, il podestà Alessandro Della Vedova per la sua presenza, la Direzione ospedaliera, Barbara e Guido, il personale sanitario e tutti i collaboratori per la loro quotidiana dedizione.

È a voi, cari malati, che vogliamo esprimere – ancora una volta prima di concludere – la nostra vicinanza, la nostra simpatia, il nostro affetto e l’augurio più bello di ogni bene, nonché di passare in serenità questa bella giornata piena di sole e di aria di primavera. È con voi che vogliamo condividere la vostra sofferenza, la quale – pur paradossalmente – diventa sempre un’opportunità per tutti, malati e sani, per accrescere la maturità, per pervenire alla responsabilità e al vero senso della vita.

Di cuore vi auguriamo una serena permanenza qui al San Sisto, soprattutto una buona guarigione e di poter sorridere speranzosi – oggi e nei giorni a venire – in compagnia dei vostri cari e di questa amata gente che con la sua vicinanza vi attesta tutto il suo affetto.

 

Livio Luigi Crameri-Cathomen