“Noi in ufficio avevamo un’affettatrice”

0
10

Storie che raccontano la vita – L’ambiente di lavoro
“Un tempo raccoglievo funghi. Da alcuni anni, invece, raccolgo aneddoti.” Un articolo di Michela Nussio, apparso sulla Südostschweiz lo scorso 15 aprile.

La mia collezione attualmente è molto grande. Ne ho fatto la mia passione. E la mia formazione, in un certo senso. Sono una raccoglitrice di storie, di storie che raccontano la vita. Da ex raccoglitrice di funghi, tuttavia, non vi rivelerò i posti più fertili. Di uno di questi però vi voglio parlare. C’è un luogo dove molti aneddoti vengono narrati, o dove, semplicemente, accadono delle cose. È il luogo di lavoro. Non è proprio lì che molte persone trascorrono quasi tutta una vita? Non è forse tra quelle mura che si recita il teatro che ci è stato chiesto, o che vogliamo recitare? È su queste dinamiche che mi voglio soffermare: la convivenza, o meglio, le convivenze tra colleghi. Specchio non solo del nostro mondo del lavoro ma anche di ciò che sono l’individuo e i suoi simili.

Ce ne sono di godibilissime. Pause caffè rimpiazzate da vere e proprie merende all’inglese con dei tè – pescati tra una vastissima scelta conservata in una preziosa scatola di legno – accompagnati spesso da torte e racconti di vita. E attorno a quel tavolo d’ufficio scorrono i giorni e va avanti la vita. I fili si intrecciano, ne nasce un gomitolo comune. Dopo mesi le merende non bastano più. Anche i pranzi si consumano tra i libri e le montagne di fotocopie. Nei giorni migliori sempre su quel tavolo che quasi diventa quello di casa, con tanto di tovaglia e tovaglioli personali, si consuma di tutto. Gustose ed elaborate pietanze immancabilmente condivise. Oppure quel mio altro amico, che con quasi tutto il gruppo era diventato un fratello. Venivano scambiati turni per favorire l’uno o l’altra, si organizzavano spontanee gite domenicali. A Natale arrivò un pacco. Il mittente, segreto. Era un presepe, veniva da lontano. Qualcuno di nascosto acquistò e installò anche un albero. Non si seppe mai chi avesse organizzato tutto questo, ma tutti erano quasi certi che fosse lui, il collega che più teneva alla convivenza, allo stare bene assieme, al poter lavorare bene assieme.

Le convivenze possono essere però anche tormentate. Molti anni fa un amico e altri colleghi, per porre freno ad una convivenza forzata con una persona che rendeva l’ambiente amaro, non potendo divorziare, non potendo allontanarsi come se fosse un’amica che ha deluso, organizzarono un vero e proprio attentato chimico. Nulla di criminale, che sia chiaro. In un rigido giorno d’inverno, la grande patria dei formaggi a pasta molle donò a lui e agli altri complici l’arma del delitto. Un ottimo formaggio francese venne nottetempo spalmato sotto il cassetto della collega. Le giornate lavorative furono dure, le finestre aperte per sopportare il puzzo. La signora si fece trasferire in un altro settore.

Negli uffici nascono e muoiono amori e rancori, si racconta di politica, di viaggi, della pianta verde in salotto che ha le foglie gialle. Si narra la vita, scorre la vita. Alcuni mesi fa mio padre mi disse: “Sai, in fondo si passa così tanto tempo al lavoro che l’ambiente deve essere simpatico. Noi in ufficio avevamo un’affettatrice”.

Michela Nussio, di Brusio, antropologa culturale. Lavora come collaboratrice scientifica presso la Scuola Universitaria Professionale di San Gallo.

 

La rubrica Convivenza appare di regola il lunedì sul giornale svizzero-tedesco Südostschweiz e su quello romancio La Quotidiana. I testi vengono scritti da persone legate al mondo italofono o romancio. Il progetto è sostenuto da Lia Rumantscha e Pro Grigionitaliano.


 

Michela Nussio