Pari opportunità: in Valposchiavo c’è ancora da lavorare

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Il voler essere professionalmente attive visto come capriccio
È forse il messaggio più forte uscito dalla serata promossa dalla Società degli impiegati del commercio Sezione Ticino e dal Comune di Poschiavo: in Valposchiavo c’è ancora da lavorare per raggiungere una situazione di pari opportunità fra maschio e donna.

 

A margine dell’esposizione itinerante “Io non lascio il tempo che trovo – Scopri anche tu il tempo parziale. In famiglia e sul lavoro”, ospitata nell’atrio della stazione di Poschiavo ancora fino a domani, si è tenuta giovedì 25 aprile in Casa Torre a Poschiavo una serata pubblica sul tema della conciliazione fra lavoro e famiglia. Per raggiungerla – così il capo dipartimento educazione, cultura, socialità e sanità del Comune di Poschiavo Renato Isepponi nella sua introduzione – servono nuovi modelli lavorativi.

Una conciliazione fra lavoro e famiglia permetterebbe alle donne di non dover scegliere fra carriera professionale e vita entro le mura domestiche; ai maschi di poter trascorrere più tempo con i figli e alle aziende di non perdere personale femminile qualificato al momento della creazione di una famiglia. Questo, in estrema sintesi, il messaggio rivolto ai presenti da Sabrina Guidotti della Società degli impiegati del commercio Sezione Ticino.

E per nuovi modelli lavorativi che favoriscono la conciliazione fra impiego e famiglia si intende in primo luogo la promozione del tempo parziale per i maschi. Una rarità in Svizzera, dove i padri che non sono impiegati al 100% sono il 7.8% come ha sottolineato Silvia Hofmann, responsabile dell’Ufficio di Coordinamento per le Pari Opportunità del Cantone dei Grigioni. Poco diffuso anche in Valposchiavo: “Ci sono delle possibilità nei settori della socialità, dell’educazione e della sanità. Negli altri settori molto meno”, ha spiegato Isepponi.

In Valposchiavo c’è dunque ancora da lavorare e Cassiano Luminati non lo nasconde. Chiamato a presentare l’esperienza del Polo Poschiavo – centro di formazione continua riconosciuto a livello federale – sull’utilizzo delle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione (ICT) per conciliare lavoro e famiglia, ha fatto capire che il voler essere professionalmente attive delle donne viene spesso ancora visto come un capriccio e non come una necessità. La recente discussione sulla realizzazione di un asilo nido, sebbene terminata con esito positivo, lo sta a testimoniare.