50 anni fa a Campocologno
Durante la cena povera nella sala della casa frazionale di Campocologno nel mese di marzo di quest’anno, mi sono soffermato a parlare con Duilio Plozza di fronte alle belle fotografie appese alle pareti che ritraggono Campocologno a cavallo del 1900.
In molte fotografie non si può non notare l’imponente edificio della vecchia centrale idroelettrica costruita tra il 1904 e il 1907. Proprio partendo dall’immagine di quell’edificio, Duilio va con la memoria all’anno 1963, quando iniziò il suo tirocinio presso le Forze Motrici Brusio. Questo è il suo racconto.
Mezzo secolo fa iniziai il mio tirocinio nelle officine di Campocologno. Varcai con ansia quel giorno del mese di giugno la passerella che portava alla centrale direttamente dalla strada cantonale. Già da bambino negli anni ’50, portando la cena o il pranzo a mio padre che lavorava ai turni, ebbi l’occasione di conoscere questo grande impianto idroelettrico. Però provai un’altra emozione naturalmente a mettere la tuta da lavoro, timbrare il cartellino e presentarmi in officina. Prima di me già una ventina di giovani assolsero il tirocinio a Campocologno e altrettanti dopo di me. Gli operai li conoscevo tutti e pure diversi pensionati, alcuni dei quali venivano anche da Madonna di Tirano a ritirare la pensione direttamente dal capo centrale.
Nella centrale si eseguivano tre turni di lavoro giornaliero, la domenica due turni di dodici ore e c’era pure un turno di riserva per il buon funzionamento degli impianti. Tutto diverso nell’officina con i vari reparti: forgia, saldatura, macchine utensili (torni, frese, trapani), lavori di precisione, locale apprendisti, verniciatura, sabbiatura, falegnameria, reparto muratori, elettricisti, sezione pulizia. C’era inoltre un reparto che filtrava e rigenerava l’olio dei trasformatori e uno per grandi lavori di costruzione, come stazioni libere costruite sul posto con lunghe putrelle di ferro. I lavori naturalmente comprendevano la revisione e manutenzione delle dodici turbine Pelton e i relativi generatori. La centrale di Campocologno comprendeva anche la centralina a sud con la turbina Kaplan, il bacino di riserva di Monte Scala e la presa d’acqua a Miralago. Da notare che, in caso di bisogno, diversi operai dell’officina si alternavano nei turni di riserva della centrale.

Il primo anno di tirocinio si passava attaccati a una morsa con un pezzo di metallo da limare a mano, senza ausilio di macchinari. La precisione era d’obbligo, bisognava limare con un’esattezza alle volte sui 5 millesimi di millimetro. Come meccanico aggiustatore (l’odierno polimeccanico) questo lavoro manuale era parte integrante dell’esame finale. Per verificare se il pezzo era perfetto, si controllava col micrometro. In seguito si passava ai macchinari di precisione (torni, frese e altre macchine) nonché ai vari reparti elencati in precedenza. Nel 1963 capocentrale era il signor Hubert Ernst, vicecapo Dietler Rudolf e capofficina Müller Hermann. Vorrei elencare gli operai e gli apprendisti come li ricordo io nel 1963, ben sapendo che tutti gli operai (eccetto Paganini Carlo addetto a Monte Scala) e purtroppo anche alcuni apprendisti sono passati a miglior vita.
[All’elenco degli operai vanno aggiunti pure: Della Ca Giovanni (1915) e Zala Francesco (1912)]
Con questo mio ricordo spero di far piacere a parenti e amici di questa grande famiglia di operai e anche a Diego Zala che fu attivo dal 1965 al 1990 prima come vicecapo e poi come capocentrale a Campocologno.
Il racconto di Duilio Plozza è stato raccolto da Domenico Pola












