Iniziativa retrograda e argomentazioni pretestuose

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L’opinione di Nicoletta Noi-Togni
Sono grata al Corriere del Ticino dello scorso 8 maggio per aver fatto subito dell’Iniziativa popolare “Solo una lingua straniera nella scuola primaria”, appena lanciata nei Grigioni, un tema.

E di averla, altrettanto subito, ben “inquadrata” nella sua pochezza di visione mentale (diciamo così), di rispetto per il trilinguismo cantonale ma anche nella sua pericolosità.

Da puntualizzare subito – dato che prima o poi tutti i nodi vengono al pettine – che la Legge cantonale sulle Lingue non saprà fare da deterrente a questa Iniziativa perché – come da me ritenuto allora ed oggi sempre ancora – da un lato non incisiva e nominativa di diritti linguistici precisi e dall’altro prevaricatrice degli stessi diritti costituzionali che oggi rivendichiamo per noi.

Ritornando all’Iniziativa in questione, che da tempo prude sulle dita e sulla lingua dei proponenti per questioni non si sa bene se di tradizione ad oltranza, di interesse commerciale (sic) o (questo sicuramente) di velleità di carriera politica, sottolinearne l’inadeguatezza significa trattarla con gentilezza. Altre sarebbero le qualifiche che si meriterebbe. Ma come? In un mondo proiettato verso un futuro di qualità multiformi, dove (giusto o meno giusto) flessibilità mentale, apertura e disponibilità sono richieste all’individuo e dove le menti dei bambini sono particolarmente sveglie (quale bambino non sa approcciarsi, quasi naturalmente, al digitale anche se ciò non è solo un bene!) vogliamo chiudere importanti canali di apprendimento nella scuola? E a beneficio di cosa? Perché i bambini possano starsene di più con giochi Internet, televisione ecc.?

No, gli inizianti, nella loro perorazione della bontà di insegnare una sola lingua straniera nella scuola elementare, dicono di volere in primo luogo proteggere la lingua madre dello scolaro; intendendo, si presume, la lingua del posto, dato che le lingue madri possono essere tante oggigiorno. Intesa è comunque la lingua tedesca che gli iniziativisti danno di qualità scadente al termine della scuola. Cosa questa che secondo me ben poco ha a che fare con la quantità (una o due) delle lingue da apprendere; molto di più a vedere ha invece con l’approccio all’interno della famiglia stessa con la lingua madre e qui, non è un segreto, gli svizzero tedeschi non hanno veramente niente da insegnare a noi latini. La mia esperienza personale di madre con due bambini maschi – gli iniziativisti dicono che sarebbero i maschi (chissà poi perché) ad avere le maggiori difficoltà linguistiche – cresciuti in un contesto svizzero-tedesco e in una famiglia che parlava esclusivamente italiano, è diametralmente opposta al dire di chi ha lanciato l’Iniziativa.

La competenza linguistica sia per ciò che riguarda l’italiano, sia per ciò che riguarda il tedesco è stata nel caso dei miei figli, assolutamente priva da problemi e così positiva che gli stessi figli non hanno esitato a ripetere questo modello con i loro figli (guarda caso tutti maschi); con successo. Di più: non so di quali studi si servano gli inizianti per affermare che “un inizio ritardato dell’apprendimento di una lingua straniera porti a risultati migliori”. Fatto è che la scuola bilingue (italiano rispettivamente romancio in contemporanea con il tedesco) di Coira, “esperimento” che vede i bambini confrontarsi sin dall’inizio della scuola con due lingue e seguito da quasi un quindicennio dall’Università di Berna, ha dato risultati di qualità sorprendenti. E non solo in fatto di competenza linguistica ma di capacità molto alta di approccio ai problemi in generale, determinata da una maggior flessibilità mentale e da un esercizio di riflessione diverso. Valori che devono essere riconosciuti e che sembrano lontanissimi dal pensare, se di pensare si tratta, degli inizianti di una prodezza (quest’Iniziativa appunto) che arrischia non solo di compromettere l’insegnamento da poco iniziato di due lingue straniere nelle scuole dell’obbligo – italiano e inglese nella parte tedescofona dei Grigioni, tedesco e inglese nelle altre parti del cantone – ma anche di renderci obsoleti in Svizzera. Dal lago di Ginevra a quello Bodanico – ha detto il capo Dipartimento dell’Educazione Martin Jäger – le scuole sono chiamate a lavorare secondo lo stesso piano di studi e gli stessi obiettivi. Il non farlo significa non essere paritari in Svizzera; ed è tutto dire per un cantone – il nostro – che accusa una rilevante carenza di studenti universitari.

Il piano di studi analogo a quello degli altri cantoni prevede due lingue straniere alle elementari. Che per noi significano italiano e inglese nella parte tedescofona del cantone (affinché magari possano un po’ capirci!) e tedesco e inglese nelle nostre regioni. E null’altro sarebbe compatibile nel cantone del trilinguismo. Pena un’insurrezione regionale. Lo capiranno Gran Consiglio e popolo grigionese? Il dubbio è più che lecito: perché il primo reagirà con insofferenza ad un’ulteriore discussione linguistica in Parlamento ed al secondo, dell’italiano, potrebbe interessare ben poco. Garantita è per contro la lotta. Io sono pronta!

 

Nicoletta Noi-Togni