A 100 anni ancora in pista

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Incontro con Carmen Wasescha-Bongulielmi
Originaria di Brusio, la scorsa settimana ha compiuto 100 anni (leggi la breve notizia). IL BERNINA l’ha incontrata a St. Moritz, dove vive da più di 60 anni e dove passa gran parte dei pomeriggi alla pista delle bocce. [VIDEO]

Nata a Brusio l’8 luglio 1913 dall’unione di Daniele Bongulielmi (per diversi anni emigrante in Australia) e Agnese Della Cà, Carmen mi accoglie nella sua casa che sono da poco passate le 10 di mattina. Breve presentazione e poi via al racconto.

A 15 anni impiegata al Grand Hotel

Cresciuta a Brusio, il 12 giugno del 1928 va a lavorare a St. Moritz: “Ho compiuto i 15 anni al Grand Hotel, dove prima ho lavorato in cucina poi come cameriera.” Caspita – penso io – ha iniziato a lavorare che mio nonno, morto ormai da un pezzo, aveva poco più di un mese.

Dopo quattro stagioni, Carmen si sposta a Davos. Il locale in cui lavora è invaso dal fumo delle Parisienne degli operai, tanto che lei e la sua collega di Tirano decidono sia meglio rinunciare all’impiego. Il piano che hanno in mente è chiaro: trovare un altro lavoro e racimolare i soldi necessari per tornare a casa. E così, dopo alcune stagioni all’Hotel Rinaldi di Davos, Carmen inizia a fare la cameriera all’Osteria delle Tre Leghe nel borgo di Poschiavo. In Valle la giovane brusiese incontra l’amore e si sposa.

 

Il ritorno a St. Moritz e il gioco delle bocce

Quella in Valposchiavo per Carmen è però soltanto una parentesi. Nel 1940 rimane vedova. Per mantenere i due figli deve ricominciare a lavorare, e dopo alcuni anni passati a fare la cameriera a Poschiavo, ritorna a St. Moritz, al Ristorante Milano. Qui conosce il suo secondo marito, Michael Wasescha, con cui si sposa nel 1946 e da cui avrà altri due figli: Michael e Monika. È lui ad avvicinarla al gioco delle bocce. La prima pista è quella che la ditta Hartmann ha realizzato per i suoi operai. Poi ci pensa il comune a costruire due campi di bocce, dove ancor oggi – a cento anni compiuti – Carmen trascorre gran parte dei suoi pomeriggi.

“Speriamo ci facciano il tetto, così possiamo giocare anche quando piove”

 

“Il bicchiere fallo pieno, basta appena a spegnere la sete”

Sono le 11:15. È il momento dei saluti. “Non ti ho nemmeno offerto da bere”, Carmen balza in piedi. Ci spostiamo in cucina. Spiegandomi che ancora si prepara i pizzoccheri, afferra due bicchierini da liquore e la bottiglia di Martini Bianco. “Versa tu per favore”, mi fa. E io – con strani scrupoli di salutismo per la testa – le chiedo quanto ne vuole. “Fallo pieno, che basta appena a spegnere la sete.” Alla salute!