Progressi di TIVAS: siamo a quota 300 – 2. PARTE
Di seguito la seconda parte dell’argomentazione di TIVAS, con altri cinque, interessanti, punti. Leggi la prima parte.
Il carico inquinante giornaliero del particolato – Il limite normativo
Le punte orarie delle polveri sottili hanno un significato in termini ambientali e sanitari, allorquando si tratti di valori molto pronunciati. Tuttavia, per la legge è la condizione giornaliera a essere ritenuta discriminante per la salute. Questo ci porta al valore di soglia prima menzionato.
Il limite di 50 µg/m3 per la media giornaliera del PM10 è stato fissato dal Consiglio federale tramite l’Ordinanza contro l’inquinamento atmosferico (OIAt). Nella fattispecie, la normativa tollera che quel valore massimo sia superato al più una sola volta nell’arco dell’anno. Nell’Unione Europea sono invece consentiti 35 superamenti all’anno.
Come siamo messi in questo senso nella Valposchiavo? Per rispondere possiamo di nuovo rapportarci alle rilevazioni presso Le Prese, almeno a quelle disponibili che riguardano il 2013.
La figura che segue illustra le medie giornaliere dalla fine di gennaio a luglio inoltrato di quest’anno (180 giorni). Come si vede, la soglia è stata superata già una volta, per la verità quasi due. Se ad agosto il transito subirà dei picchi analoghi a quelli di annate passate non è escluso che Le Prese, e per estensione tutta la Valle, si troverà a sopportare un regime di traffico che causa un carico inquinante ben oltre l’accettabilità legale.
In quanto alla crisi economica che attanaglia l’Europa e penalizza in modo particolare le spese dei nostri vicini lombardi, si possono fare due previsioni contrastanti per il traffico alimentato da sud nella porzione restante dell’estate. Da un certo punto di vista ci si può aspettare una diminuzione della mobilità e quindi del volume dei transiti; in un’ottica diversa si potrebbe tuttavia ritenere che il calo delle prenotazioni settimanali vacanziere vada invece a incrementare il traffico turistico “mordi e fuggi” che interesserà il Passo del Bernina.
Temporali come quelli che hanno caratterizzato luglio potrebbero lavorare a favore, mentre non lo farà la riapertura completa della superstrada che collega Lecco con Colico.
Il superamento delle soglie legali – Coira, Roveredo e Ticino
A proposito di dati su tempi più dilatati, segnaliamo per completezza che il tetto per la media annua del PM10 è stato fissato dall’OIAt in 20 µg/m3. La Valposchiavo rientra tranquillamente in questo limite, cosa che non può dirsi da molto tempo per altre parti della Svizzera, a cominciare dal Ticino e, in particolar modo, dalla sua zona di confine sottoposta a notevole pressione transfrontaliera. Si può vedere il disastro, ad esempio, qui:
A titolo informativo, nell’Unione Europea la soglia annuale è 40 µg/m3 per il PM10 e 25 µg/m3 per il PM2,5.
A prescindere dalle variazioni dei dati che si verificheranno per via delle situazioni congiunturali o climatiche, nel Grigioni il superamento della soglia legale del PM10 giornaliero è avvenuto nel corso degli anni più volte. Critica è stata ad esempio la condizione di Roveredo e della zona industriale di Coira nel 2006 con quasi 30 superamenti all’anno del limite di PM10 (per non parlare degli altri inquinanti). Roveredo si trova del resto anche sopra la soglia per il valore medio annuo. Si veda qui, ad esempio, alla voce “Carico inquinante degli anni ‘90” (arriva fino al 2010):
Non abbiamo trovato nel database dell’UNA dati di lungo periodo per la Valposchiavo, ma di sicuro non si può far conto sul fatto che la nostra regione sia oggi e in prospettiva molto più al riparo di altre, con l’aggravante data dalla sua maggiore suscettibilità ambientale.
Il fatto che nel Ticino, ricco di natura da proteggere e popolato da decine di migliaia di persone esposte ad alti tassi di particolato, non siano stati presi provvedimenti significativi ci pare poco edificante. La Valposchiavo dovrebbe cautelarsi per tempo.
L’andamento pluriennale delle polveri sottili –
Polvere dalle gomme e dalla strada
Col miglioramento della tecnologia e mediante accorgimenti ad hoc le emissioni di PM10 dagli scarichi dei veicoli (soprattutto a gasolio) sono diminuite nel corso degli anni. Tuttavia, sono aumentati il parco macchine e le prestazioni chilometriche. È inoltre salita drasticamente l’immissione di PM10 dovuta all’abrasione degli pneumatici e al sollevamento continuo dal manto stradale.
L’immagine successiva è tratta dal sito dell’Ufficio federale dell’ambiente (UFAM). Si tratta di valori di PM10 espressi in tonnellate/anno, riferiti alla Svizzera e proiettati sino al 2035. Si evince che lo sforzo tecnico sostenuto per abbattere le emissioni allo scarico è inficiato dai problemi di abrasione e sollevamento del particolato. La rappresentazione è degna di nota ed è ovviamente indicativa anche per la Valposchiavo.
Informazioni aggiuntive dell’UFAM sulle emissioni prodotte dalle automobili possono reperirsi all’indirizzo:
Ultime ricerche sull’inquinamento atmosferico –
Le polveri, una minaccia davvero grave
Questo appuntamento con gli amici di TIVAS volge al termine. Non vorremmo però perdere l’occasione di segnalare un’importante ricerca eseguita con ampia collaborazione internazionale presso l’Università del North Carolina. Lo studio è stato pubblicato molto di recente e ha avuto un’eco mondiale per gli esiti cui ha condotto: è stato valutato che circa due milioni di persone muoiono ogni anno nel mondo per affezioni polmonari o tumori provocati proprio dall’inquinamento da particolato (un altro mezzo milione a causa dell’ozono).
In proporzione è come se ogni anno nella Valposchiavo morisse più di una persona per il solo effetto nocivo delle polveri sottili. Queste le parole usate senza mezzi termini da uno dei ricercatori (Jason West): “Le nostre stime fanno oggi dell’inquinamento dell’aria uno dei maggiori fattori di rischio per la salute umana”.
Gran parte del problema si riscontra nel Sudest asiatico, per via dell’elevato tasso di immissioni atmosferiche di quei paesi in forte sviluppo. L’Occidente non è però certo immune nell’esposizione a questo rischio. Lo studio ha stimato che un aumento di soli 10 µg/m3 nella concentrazione di PM10 giornaliero incrementa il rischio di cancro ai polmoni ben del 22%. Nota bene: secondo i ricercatori il pericolo è presente in modo non trascurabile anche al di sotto delle soglie fissate dalle varie normative occidentali.
Risulta inaspettatamente dalle elaborazioni effettuate che nel lungo termine l’influsso climatico altera solo in maniera modesta il rischio generale per la salute rappresentato dalle polveri fini.
La ricerca, pubblicata l’11 luglio 2013 su Environmental Research Letters e Lancet Oncology, può consultarsi in versione originale inglese (comprensiva di grafici e mappe) a questo indirizzo:
Due righe finali – Altro che orso
Ribadiamo che non è il caso di fomentare isterismi sul PM10. Per altri versi, non si può nemmeno sottacere che l’inquinamento atmosferico, in ispecie proprio quello causato dalle polveri sottili, sia sempre più al centro dell’attenzione di scienziati e pianificatori, ponendosi come una minaccia globale troppo a lungo sottovalutata.
Forse la sottovalutiamo anche noi valposchiavini, considerando il traffico semplicemente come una sorta di noia o fastidio, soprattutto per chi abita vicino alla strada cantonale. In verità, la portata del problema sanitario è ben più vasta e investe tutti i residenti.
Qui in Valle sono stati versati fiumi d’inchiostro e di bit sulla famigerata questione dell’orso. Lungi da noi l’idea di riprendere vecchie polemiche. Ci limitiamo solo a far presente un aspetto: M13 costituiva una minaccia visibile e ben circoscritta e ciò la rendeva più percepibile. Ricerche come quella appena citata ci avvertono che minacce ben più consistenti, ma non altrettanto evidenti e perciò più subdole, gravano sui popoli attorniati dalla modernità e dalla mobilità. È il concetto della “rana nella pentola” che abbiamo già evocato.
La Valposchiavo è sottoposta a un carico inquinante inferiore ad altre regioni che versano in condizioni talora gravi su vari fronti d’inquinamanto, ma non per questo si può dire che sia lontana da pericoli sanitari (lo stesso vale per alcune porzioni della Valtellina). Le informazioni riportate in precedenza sulle polveri fini ne rendono sommariamente conto.
Uno dei retaggi che dovrebbe lasciare una conferenza internazionale come Alpweek 2012, tenutasi proprio a Poschiavo tra drink, interviste e musica bandistica, dovrebbe riguardare anche gli interventi reali a protezione dei territori alpini che sono più esposti al rischio ambientale non solo per l’entità delle aggressioni, ma anche per la loro fragilità intrinseca. Nel nostro piccolo noi cerchiamo di stimolare decisioni in questa direzione con riferimento alla questione traffico.
TIVAS
Luigi Badilatti
Lara Boninchi Lopes
Livio Luigi Crameri
Roberto Weitnauer













