È possibile la coesistenza di un corridoio di transito
con un fragile ambiente naturale e culturale come il nostro?

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TIVAS – Traffico Intelligente in Valle per un Ambiente Sostenibile
Ogni comunità trova la propria identità nel modo in cui fa tesoro del proprio passato e lo proietta nel presente e nel futuro.

La cultura, in senso lato, riflette una relazione globale degli individui con l’ambiente in cui vivono e con le generazioni successive che della cura di quello stesso ambiente dovranno farsi carico.

Per noi valposchiavini una primaria ricchezza culturale è rappresentata dalle nostre specificità linguistiche, architettoniche, paesaggistiche e naturalistiche. Oggi tale patrimonio si trova esposto a ingenti pressioni esterne di origine viabilistica. I suoi punti deboli sono dati dalla fragilità ecologico-territoriale, dalla limitata estensione della Valle e dalla tipica vulnerabilità delle minoranze culturali.

In questi anni la nostra valle si è trasformata in un misero corridoio di transito. È sotto gli occhi di tutti che la Valposchiavo ne risulta svilita culturalmente, declassata paesaggisticamente, oltre che minacciata sul piano ecologico. L’inquinamento atmosferico e acustico toccano a tratti soglie preoccupanti, danneggiando non solo il territorio e la popolazione residente, ma ricadendo negativamente sul soggiorno degli ospiti e, più in generale, privando l’intera collettività internazionale delle risorse di un pezzetto di mondo che, per quanto per taluni insignificante, possiede spazi vitali ammirevoli e indubbi valori culturali ereditati dal passato.

Crediamo che sia nostro dovere difendere l’insieme armonico di tali tratti distintivi storici, prima che sia troppo tardi, cioè prima che la nostra regione ne venga privata per sempre, uniformandosi a un regime che, quasi fosse una ciclopica e inesorabile pialla, tutto tende a uniformare per meri scopi di mobilità. Immaginiamo quale possa essere la condizione che si verificherà in Valposchiavo da qui a qualche anno, stante la sempre maggiore intensità del traffico (soprattutto di punta) e stante d’altronde l’esplicito divieto sancito dall’articolo 84 della Costituzione federale d’incrementare la capacità delle strade che attraversano le regioni alpine (considerate evidentemente un patrimonio naturalistico unico nel suo genere e quindi da tutelare con decisione).

 

Lo stesso testo di legge prevede una limitazione delle aggressioni provenienti dal transito veicolare a protezione degli umani, della fauna, della flora e dei relativi spazi vitali. Noi teniamo in questo contesto a rimarcare una volta di più che la nostra non è una regione alpina qualunque, ma una valle ristretta con minori capacità di assorbimento degli inquinanti e, per via della sua meravigliosa composizione di differenti biotopi (da temperato a sub-glaciale), afflitta da fragilità ambientali critiche.

Anche l’inquinamento acustico risulta esaltato su un territorio più angusto. Ricordiamo per inciso che il rumore viene misurato in decibel secondo una scala logaritmica. Così, ogni 10 decibel in più la pressione sonora all’incirca triplica, mentre ogni 20 dB in più si ha una decuplicazione. A titolo d’informazione, il raddoppio del numero dei veicoli comporta un aumento del picco di rumore di circa 3 dB, mentre un aumento di veicoli di 10 volte di 10 dB in più. Chiunque viva non troppo lontano dalla strada cantonale sperimenta soggettivamente variazioni nette del rumore causato dal traffico. A spanne (confrontando anche con i grafici del transito già pubblicati), la strada cantonale è avvolta da 80 dB e più, il che corrisponde a una pressione sonora almeno tre volte superiore a quella prodotta da un aspirapolvere.


Per sottoscrizioni e maggiori informazioni: 


I valori soglia estivi di inquinamento fonico, paragonati a quelli della stagione “morta”, sono eccessivi per un piccolo ambiente come il nostro. Il traffico non solo sta assordando la Valle, ma la sottopone a sbalzi acustici continui. D’altronde, uno spazio così esiguo e sensibile in termini paesaggistici pone problemi ostici nella lotta contro i rumori, un tema che in Svizzera è sempre più al centro dell’attenzione, ma finora poco o per nulla considerato nei confronti della Valposchiavo.

Com’è conciliabile nel tempo tutto questo con una Valle meta di un turismo di qualità legato ai nostri prodotti enogastronomici ed a un paesaggio culturale spettacolare, vivo e curato? La citazione è tratta dal discorso del primo agosto, tenuto a Poschiavo da Cassiano Luminati, presidente della Regione Valposchiavo e presidente dell’Ente Turistico Valposchiavo.

La sfida consiste secondo noi nell’indicare soluzioni in grado di creare una “mobilità sostenibile”. Il problema del richiamo turistico, della salvaguardia dell’ambiente e della cultura locale è sia tecnico, sia politico. Esso non si risolve mettendo in bella mostra più gerani sui balconi delle finestre, tantomeno con la segnaletica, per fare degli esempi noti. Noi riteniamo che occorrano soluzioni di moderazione del transito ben più incisive, come quelle che stiamo elaborando grazie anche al supporto fornito dalle adesioni dei concittadini.

Una cultura viva si nutre del passato, ispira le decisioni del presente, immagina e prefigura l’avvenire. Se questa è davvero in un’evoluzione armonica, coglie il nuovo e le relative opportunità, ma riconosce anche le urgenze e le minacce. Esistono regole sovraordinate, valide per ogni collettività. Una di queste è certamente quella ispirata dal criterio della libera circolazione. Ma quando le regole finiscono per stravolgere le condizioni per cui sono state inizialmente concepite è venuto il momento di riflettere, di pensare ad adeguamenti o modifiche, peraltro sempre possibili come mostra la storia giuridica.

Nella fattispecie, in gioco ci sono i valori permanenti della nostra comunità. Non vogliamo buttare tutto ciò alle ortiche, facendo la fine dalla rana nella pentola, per usare un paradigma a noi caro. Vogliamo invece conferire forza alla nostra identità locale, mantenendo con senso di responsabilità il delicato patrimonio che il passato ci ha consegnato e che vorremmo preservare anche in questo difficile momento di transizione globale.


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