Le considerazioni di Poschiavo Viva
“Eppure qualcosa sembra muoversi nell’ambito della pianificazione locale”.
La recente formazione d’alcuni gruppi di lavoro potrebbe rappresentare un importante passo avanti nell’elaborazione del nostro futuro territoriale, creando finalmente le basi per un’adeguata partecipazione popolare al processo pianificatorio, che, fra l’altro, è espressamente richiesta anche dalla relativa legge federale.
Potrebbe – ma la forma scelta non mira a un coinvolgimento popolare, a dare un equo spazio anche agli aspetti paesaggistici, urbanistici e storico-culturali. Infatti, la possibilità di partecipare è limitata ai gruppi d’interesse, a precisi settori dell’economia e della politica locale (artigiani, commercianti, impresari, architetti, investitori, agricoltori, turismo, albergatori, associazioni sportive, Repower, Ferrovia retica e i rappresentanti degli schieramenti politici).
La partecipazione popolare sarebbe stata un’iniziativa interessante, se l’avessero intavolata all’inizio della legislatura. Avrebbe permesso d’individuare le situazioni conflittuali e formulare dei criteri precisi, degli obiettivi d’intervento e di riqualificazione del territorio, invece di presentare un vago concetto di sviluppo territoriale e alcuni progettini, incorniciati dalla devastante rivitalizzazione del Poschiavino. Che la legge federale formuli all’art. 38 dei concetti approssimativi, sottolineando l’incarico ai Cantoni di tener conto sia dei benefici per la natura e il paesaggio sia delle conseguenze economiche, poco importa. Tantomeno interessa che lo stesso ufficio federale dell’ambiente convenga che le rivitalizzazioni non rappresentino una soluzione auspicabile per tutte le acque. Ciononostante, i presupposti dell’attuale procedura sono fin troppo evidenti: continuare con l’impostazione già adottata per il “concetto territoriale”, coinvolgendo questa volta ai margini i gruppi d’interesse economico e politico. La strategia, già sperimentata alcuni anni fa da Repower, manifesta apparentemente una disponibilità al dialogo, nonostante abbia principalmente lo scopo di contenere le posizioni critiche. E per raggiungere quest’obiettivo si rischia persino d’addentrarsi nei meandri dello scambio: il consueto “do ut des” politico. Vista l’esperienza precedente, simili premesse non produrranno delle analisi, delle elaborazioni estetiche e costruttive, tantomeno contribuiranno alla riqualificazione del territorio e del tessuto urbano: anche se basta guardarsi intorno per capire che ormai quest’operazione non è più rimandabile.
La pianificazione è sempre un atto storico-critico, che coinvolge e pone in discussione il nostro rapporto con il territorio. Pertanto, non si tratta solo d’individuare l’ubicazione di funzioni particolari, evitando l’approfondimento nei contenuti territoriali e urbani, storici e culturali. A livello pianificatorio la zona industriale di Robbia, il campo sportivo di Le Prese, il centro culturale o il centro tecnologico sono semplicemente dei casi astratti e puntuali, solo delle funzioni. Ma la trasformazione di un luogo o di un insediamento è praticamente irreversibile, quando il terreno è pianificato e poco più tardi sono già in azione gli scavatori. L’intervento pianificatorio rappresenta un primo e cruciale passo, che stabilirà sostanzialmente le condizioni per realizzare un progetto qualitativo o meno, di dare un contenuto, un significato a un complesso edilizio e al contesto urbano o paesaggistico che lo circonda. Alla fine di questo processo tutto sarà cambiato e le esperienze insegnano che questi interventi hanno generalmente defraudato gli abitanti, distruggendo ambienti essenziali.
Il comitato di Poschiavo Viva ha deciso di non partecipare a questa procedura, perché non intende fornire un alibi alla strategia politica del Consiglio comunale. Sarà l’Esecutivo a doversi assumere le responsabilità del progetto pianificatorio. E dopo l’approvazione della pianificazione regionale e quella locale, prescrivendo definitivamente l’estensione della rivitalizzazione, potrà spiegare alla popolazione, per quale motivo il Comune dovrà assumersi una parte dei milioni necessari all’intervento sul Poschiavino, qualora Repower archiviasse il progetto Lagobianco.











