Dopo i dati e le considerazioni, alcuni punti fermi
Quali sono le soluzioni che voi di TIVAS proponete per risolvere il problema del traffico in Valposchiavo?
Questa domanda, rivolta al nostro Comitato, si fa ultimamente sempre più insistente e reputiamo sia venuto il momento di chiarire alcuni aspetti in proposito. Forse qualcuno rimarrà un po’ deluso, ma anticipiamo subito che in questa occasione non forniremo ancora risposte dettagliate, sebbene ne abbiamo elaborate attentamente una decina. Perché? Se ci avete seguito attentamente fin qui, cari concittadini, potete probabilmente intuirlo: non vogliamo mettere il carro davanti ai buoi, bruciando i nostri buoni propositi senza prima aver ben sondato il terreno e i vari soldati e ufficiali che lo calcano. La faccenda è delicata. Riteniamo comunque che, grazie soprattutto al vostro nutrito supporto (ancora in crescita), non manchi poco a una prima carica, per così dire. Intanto, abbiamo in vista un incontro con le autorità locali.
Fin dall’inizio abbiamo stabilito che il nostro modo di raccogliere firme sarebbe stato subordinato alla progressiva divulgazione di informazioni volte a ben circoscrivere la questione. Nelle settimane scorse abbiamo fornito alcuni dati sui volumi medi e sulle punte di transito, sull’inquinamento da polveri, sulla pressione sonora, sulle normative ambientali; abbiamo inoltre fatto brevi considerazioni sugli aspetti culturali e sulla fragile costituzione della nostra vallata.
Se parlassimo genericamente di disagio dei locali nessun decisore autorevole e competente ci prenderebbe sul serio e molti ci vedrebbero semplicemente alla stregua di residenti che vogliono starsene belli comodi, nella quiete bucolica dei loro orticelli (come riportato in qualche forum). Purtroppo per noi, il problema è molto più grave. Noi di TIVAS riteniamo che l’insieme delle minacce ambientali, culturali e turistiche sia quasi da allarme rosso.
Se esporre adesso le nostre proposte sarebbe prematuro, è d’altra parte anche vero che un paio di paletti per noi irremovibili li possiamo indicare subito. Prendiamo per questo spunto dall’ultima Seduta della Giunta comunale presso La Tor, dove il 26 agosto si è discusso anche dei piani inerenti la gestione del traffico e dei collegamenti viari. A prescindere dalle varianti stradali prospettate per San Carlo, Poschiavo e Le Prese, una proposta baricentrica è stata quella di imporre un limite orario di 30 km/h (eventualmente solo estivo) nei centri abitati della Valle.
Per sottoscrizioni e maggiori informazioni:
Passare da 50 a 30 km/h significa aumentare la sicurezza e diminuire gli stop-and-go che causano colonne e immissioni inquinanti. In diverse occasioni il provvedimento procurerebbe degli indubbi benefici ai borghi. Per noi di TIVAS il limite in oggetto non può quindi che essere il benvenuto. Attenzione, però: temiamo che senza altri accorgimenti alcuni problemi rischierebbero addirittura di esacerbarsi, malgrado le buone intenzioni. In condizioni critiche di punta la maggiore fluidità del traffico potrebbe infatti finire per incrementare i volumi di transito.
Facciamo un esempio per capire. Supponiamo che col limite a 50 e i relativi frequenti intoppi la velocità media di transito sia di 25 km/h nei segmenti e nei periodi più problematici. Con un limite a 30 la media potrebbe salire, poniamo, a 28 km/h. Infatti, il passaggio obbligatoriamente più uniforme consentirebbe un maggiore disimpegno della strada. Non è un caso che nelle grandi città talvolta si abbassi il limite per smaltire le colonne in presenza di discontinuità velocistiche. In buona sostanza, i vantaggi di un traffico inizialmente più fluido potrebbero essere inficiati nei borghi proprio nei periodi di maggiore stress dal superiore carico di veicoli. Un bel boomerang per la Valposchiavo.
Questo significa che noi di TIVAS siamo contrari alla zona 30? Nemmeno per idea. Il punto è un altro; e qui veniamo al nostro paletto. Gli stratagemmi per smaltire il traffico in Valle sono diversi e tra questi la zona 30 ci sembra un deciso passo in avanti, peraltro di facile attuazione. Noi non vediamo però altra alternativa che coniugare qualunque soluzione con un parallelo contenimento del traffico di punta. Insomma, non si scappa: se non vogliamo soccombere di fronte alla pressione della mobilità transfrontaliera, occorre in aggiunta moderare i picchi di transito, prendendo come base di riferimento l’intervallo dell’ora e del giorno, proprio come si fa per l’inquinamento.
Un altro paletto, diremmo piuttosto un pilastro, riguarda l’apertura della Forcola. L’argomento è stato introdotto in Seduta di Giunta da Cassiano Luminati. Su questo riferisce comunque Lara Boninchi Lopes in un articolo che verrà pubblicato separatamente sul Grigione Italiano. A proposito del Presidente della Regione Valposchiavo, siamo rasserenati e soddisfatti per le parole da lui pronunciate a La Tor: egli ha finalmente riconosciuto l’esistenza di un chiaro pericolo causato dal traffico (anche perché i progetti agricoli e ambientalistici ai quali lavora appaiono piuttosto incompatibili con l’attuale corridoio di transito). Forse, il Presidente potrebbe perorare la nostra causa. Meno ci hanno convinto però i suoi riferimenti alle relazioni con Sondrio e allo spostamento della problematica su scala geografica più ampia. Certo, sappiamo bene che la questione non può essere risolta con la bacchetta magica dai valposchiavini, cioè che coinvolge l’Engadina, la Valtellina, Zernez, la Bregaglia, ecc. D’altronde, temiamo che discutere continuamente sui massimi sistemi con chi è meno afflitto dalla problematica non porti lontano. Non escludiamo che qualcuno faccia orecchie da mercante.
Insomma, caro Cassiano, concordiamo con te sulla complessità della questione, ma sappiamo anche che a un bel momento bisogna prendere il toro per le corna. Ricordando il nostro parallelo della rana in pentola, l’acqua è sempre più calda. Crisi o non crisi, la faccenda è ormai impellente ed è proprio per questo che è sorto TIVAS.
Ci sia concesso indicare un ultimo paletto che attiene alla cosiddetta ‘libera circolazione’, un concetto che oggi, inutile negarlo, sta assumendo contorni che destano sempre più perplessità (non solo in Svizzera). Ebbene, nascondersi acriticamente dietro alla lettera della legge o degli accordi bilaterali non ci sembra denoti molto amore per il proprio territorio, tantomeno saggezza. Qualunque norma viene concepita per un contesto che si suppone duraturo. Tutto cambia, però. Nella storia giuridica sono noti interventi ex post che determinano adattamenti, revisioni o modifiche delle normative, allorquando vengano meno i presupposti che hanno ispirato quelle stesse regole di convivenza.
È nello spirito della legge garantire equità e rispetto per le minoranze e per i beni comuni dei quali un ambiente caratteristico fa certamente parte. Ci rifiutiamo di pensare che la sofferenza del territorio valposchiavino non possa in qualche modo essere contemplata dalla legge nazionale. Facciamo gli scongiuri, ma non vorremmo finire nelle condizioni in cui versa il Ticino meridionale, regione che dispone comunque di ben maggiori capacità di assorbire l’impatto ambientale del traffico. Senza contare che il problema della Valposchiavo non è provocato da lavoratori pendolari, bensì da chi si sposta per motivi di diporto, ignaro del fatto che sta sovraccaricando una regione alpina fragile per meri scopi di collegamento o per fare shopping.
Come dicevamo, noi di TIVAS ci siamo presi la briga di studiare nel corso dei mesi diverse soluzioni che riteniamo plausibili e che divulgheremo appena possibile. Abbiamo evidentemente un obbligo elevato nei confronti di chi ci ha concesso la fiducia. Allo stesso tempo, vorremmo ricordare che la difficoltà nasce a causa delle condizioni di libera circolazione drasticamente mutate negli anni su quella che è una strada cantonale. È quindi il Cantone che dovrebbe farsene carico, soprattutto quando la popolazione residente mostra inequivocabilmente il proprio malessere e la propria apprensione. Sottolineiamo che fino ad oggi l’autorità non ha mai ammesso l’esistenza medesima del problema. Grazie a TIVAS e alle vostre firme, cari concittadini, qualcuno inizia a realizzare che quaggiù le cose stanno prendendo una brutta piega.
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TIVAS
Luigi Badilatti
Lara Boninchi Lopes
Livio Luigi Crameri
Roberto Weitnauer











