Un prezzo troppo alto da pagare per la Valposchiavo
Nell’ultima seduta di Giunta comunale, avvenuta il 26 agosto in Casa Torre, oltre ad essere stato presentato il nuovo concetto per il traffico e del piano viario del Comune di Poschiavo, il presidente della RV, Cassiano Luminati non ha fatto alcun mistero della pressione da parte di Livigno per un’apertura annuale della Forcola.
La notizia mette ancor più in risalto la problematica legata al transito privato in Valle i cui valori di punta estivi obbligano da anni i residenti a una convivenza al limite delle possibilità di sopportazione. È in fondo incredibile come si possa ancora pensare a soluzioni di questo genere, adottate senza la minima contropartita e sulla pelle di una minoranza locale che in onore della mobilità soggiace a una convivenza assai difficile. L’impegno per uno sviluppo sostenibile di una società diventa la base per ogni scelta operativa; non si può guardare al futuro senza progettarlo con sensibilità e criterio. Attenzione per ciò che ci circonda e per le generazioni che verranno, ma anche e soprattutto per il presente in cui viviamo! Purtroppo le scelte che circoscrivono la società di oggi sono in gran parte dettate da un approccio materialistico e consumistico che minaccia seriamente la natura e di conseguenza l’essere umano. L’apertura continua della Forcola è un esempio paradigmatico di tale cecità.
La Valposchiavo sta soffrendo per una sorta di traffico irrazionale e incontrollato: c’è qualcosa di inequivocabilmente assurdo nello spostare milioni di litri di carburante in un parco extra-doganale per poi far ripercorrere più o meno la stessa via a migliaia di automobilisti che fanno il pieno e se ne tornano indietro. Il problema è senz’ombra di dubbio di ordine ambientale perché si ripercuote sull’intero e fragile equilibrio di una vallata i cui differenti e delicati ecosistemi sono messi a dura prova. È di ordine sociale perché crea problemi di salute, di sicurezza, di rumore e di convivenza (abbiamo visto i primi preoccupanti dati pubblicati da TIVAS). È un problema economico perché una valle svilita nelle sue essenziali componenti e caratteristiche s’impoverisce progressivamente con tutte le conseguenze che ne derivano in tutti i settori. E non da ultimo è un problema culturale perché le attività e i progetti che riguardano la collettività ne risentono e le risorse locali non riescono ad essere valorizzate nel modo più confacente all’identità del luogo. Ecco, l’identità di noi valposchiavini è certamente una questione centrale in questa travagliata involuzione che il nostro territorio sta subendo. Essa va assolutamente difesa con argomenti razionali, ma anche con decisione. E quando le prospettive e le proposte iniziano a fare male occorre inevitabilmente, sia pure nei dovuti modi, alzare un po’ la voce.
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Sembra comunque che la politica abbia finalmente riconosciuto il fatto che il traffico in Valposchiavo sia diventato un problema serio. È già qualcosa, ma non basta. Accanto alle prime misure intraprese dalla RV, come quelle atte a evitare i cantieri lungo la strada cantonale durante i periodi più critici o far stato ad una pronta comunicazione in collaborazione con i valtellinesi per evitare gli incolonnamenti in dogana e segnalare eventuali intoppi al traffico tramite un ipotetico cartellone dell’Anas prima di raggiungere la frontiera svizzera (al momento del segnale non vi è nemmeno l’ombra), sarebbero indispensabili anche delle importanti misure d’accompagnamento per contenere il fenomeno “Valposchiavo corridoio di transito”. A fronte di queste prime soluzioni la Valposchiavo resta comunque un canale di attraversamento privilegiato per un turismo di massa intenzionato a raggiungere Livigno, insomma si pone passivamente come una sorta di servitù di passaggio.
L’apertura invernale della Forcola è un prezzo troppo alto da pagare che andrebbe a incidere negativamente su tutti i settori che garantiscono il sostentamento della regione e sulla qualità di vita dei suoi abitanti, pochi sinceramente sono disposti a pagarlo. Durante la stagione invernale oltretutto si pone una questione di fondo che riguarda la praticabilità del Passo del Bernina che risulta spesso difficoltosa a causa delle avverse condizioni del tempo. Una realtà che conoscono piuttosto bene i residenti e tutti coloro che transitano regolarmente il passo, ma sconosciuta alla maggior parte del transito da e per Livigno che non sempre dispone dell’equipaggiamento necessario e della familiarità alla guida necessari per valicare indenni la via di comunicazione in giornate in cui la normale viabilità è messa seriamente a repentaglio.
La sicurezza del percorso, la capacità di portata del tracciato, le condizioni di viabilità, la manutenzione della strada con i rispettivi costi, gli interventi di pronto soccorso sul passo, sono tutti aspetti che lasciano facilmente intuire che una simile proposta è completamente fuori luogo. Avanzare la possibilità di un’assurda e indiscriminata apertura della Forcola tutto l’anno significa moltiplicare le occasioni di traffico di punta, gravando criticamente sulla Valle anche in primavera e soprattutto nei periodi natalizi.
Come si può ben capire l’obiettivo non può essere unicamente quello di rendere l’attraversamento del corridoio Valposchiavo più celere, contribuendo ad aumentare il volume di traffico, ma piuttosto quello di scoraggiare la formazione di esasperanti picchi di transito. Non lasciamoci fare del male. Urgono misure di contenimento che abbiano un senso e non certo l’esasperazione del fenomeno come quello che si sta profilando all’orizzonte, ma per tutto questo ci vuole volontà politica e decisori saggi.
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L’incaricata Lara Boninchi Lopes











