Dalla Calabria dei “no” alla centrale a carbone

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Lettere dal Sud Italia
Di seguito vi proponiamo alcune lettere arrivate in redazione di cittadini calabresi contrari al progetto di Repower nella loro terra.

 

Cari amici del Cantone dei Grigioni

Chi vi scrive è Dario, studente universitario laureando in Giurisprudenza, residente a Melito di Porto Salvo, zona vicinissima a Saline Joniche, luogo in cui si vorrebbe costruire la centrale a carbone. Oltre che studiare sono impegnato nel sociale, in Associazioni che cercano di migliorare la qualità della vita nella nostra terra e inoltre curo con mio padre dei terreni coltivati a olivo, mandorlo e agrumi che si trovano a Montebello Jonico a circa 3 chilometri da Saline Joniche.

Tutti noi vorremmo vivere tranquilli ma abbiamo un incubo che un giorno la Centrale a Carbone possa essere attivata. C’è chi sostiene che la centrale a carbone non è poi tanto pericolosa e che bisogna scegliere tra il morire per fame o per le malattie che produrrà la Centrale a Carbone: ebbene noi non vogliamo scegliere come morire, ma come vivere! La centrale a carbone è una bomba per la ns. salute e il ns. ecosistema. Un recente studio, condotto dall’università di Stoccarda, sostiene che a causa delle centrali a carbone muoiono sessanta persone al giorno, oltre la distruzione di pesci e animali vicini a questi insediamenti.

Tutti Voi conoscete la triste situazione occupazionale in cui versa la ns. terra: alcuni sono emigrati proprio nel Vs. Cantone per trovare lavoro. Ma da questa situazione, difficile soprattutto sul piano occupazionale, si esce creando posti di lavoro “sani” che valorizzino il turismo, la cultura, l’assetto idrogeologico, i nostri prodotti agricoli, le piccole imprese artigianali e di trasformazione dei prodotti agricoli e non distruggendo posti di lavoro esistenti. Vi invito a volere trascorrere le vacanze nella ns. terra ancora incontaminata: i paesaggi sono ancora bellissimi, il mare limpido.

Sappiamo che nel Vs. Cantone a breve ci sarà un referendum per decidere o meno di costruire la centrale a carbone nel mio Paese; ebbene cari Amici, Vi chiedo di tutto cuore, per la salute dei nostri cittadini, per la bellezza delle nostre terre di votare contro la costruzione della Centrale a Carbone. Vi chiedo inoltre di partecipare in massa alle consultazioni per dare un segnale inequivocabile.

Sono certo della Vostra sensibilità e della Vs. partecipazione e spero non appena conoscerò l’esito del referendum di ringraziarVi pubblicamente e non appena mi sarà possibile di ringraziarVi di persona.

Un saluto dal Vs. amico Dario


Amici svizzeri, anche voi figli della nostra stessa terra

Mi chiamo Mario Alberti e sono Presidente di una cooperativa sociale che si occupa di persone fragili, in questo caso disabili mentali. Siamo 51 dipendenti, che è un bel numero nella martoriata Calabria. A riprova che non occorre il Carbone per vivere, solo per morire. Fare sociale in Calabria significa diffondere la cultura della solidarietà e dell’impegno, aiutare chi soffre e produrre reddito “gratificante”. A cosa serve la Centrale a Carbone se non a farci sentire ancor di più spazzatura d’Europa?

Le vie della salvezza devono passare attraverso la vita, e non la morte. La morte del mare, oro nostro, del sole, oro di tutti, e delle persone, che respireranno veleno. E la morte del nostro futuro e di tutte le nostre incompiute, che mai si compiranno. La punta della Calabria rispedisce al mittente questo veleno inutile e mortifero. No grazie. No coke sempre!

Mario Alberti


Cari amici del cantone dei Grigioni

Mi chiamo Francesco e sono un laureando in architettura. Abito a Melito piccolo paese al confine con Saline ma mio padre è nato e cresciuto a Molaro una vallata a monte dell’abitato di Saline Joniche scavata dal torrente omonimo e dove vi sono le sue sorgenti. È un geometra e ha ristrutturato tante piccole casette di campagna per i contadini di queste zone ma ha anche continuato a curare gli alberi secolari che ci sono rimasti in eredità dai suoi nonni.

Anch’io sono cresciuto in queste valli imparando a coltivare quegli olivi, quei peri, quelle viti, quella terra che curiamo da almeno 150 anni se non più. Quel torrente, il Molaro, sfocia a Saline costeggiando il plesso abbandonato delle Officine grandi riparazioni. Mio padre, ha lavorato nel cantiere per la loro costruzione, ha visto lo scherno del pacchetto Colombo. Officine per treni elettrici quando la linea elettrificata non esisteva e ora che la linea è stata elettrificata non ci sono treni elettrici e anche con le vecchie littorine le corse sono poche. Un porto che ha iniziato da subito ad insabbiarsi e ciò che fu peggio quella Liquilchimica; lui ancora ricorda il fetore della nuvola di fumi esalati durante il collaudo. Allora quel puzzo arrivò fino alle nostre colline e appestò ogni cosa persino i fiori d’arancio e di bergamotto ormai ne erano irrimediabilmente impregnati.

Una volta tutto il comprensorio era illuminato da una piccola centrale idroelettrica alimentata dal Sant’Elia, un torrente che separa Melito da Saline passando da Montebello e Pentidattilo, gli abitati storici cuore nevralgico dei due comuni, e sfociando a fianco al porto e alla zona industriale della Liquilchimica. Oggi ci viene imposto un nuovo obbrobrio: una centrale a carbone, quello stesso carbone per cui sono morti tanti paesani della nostra terra. Per cui muoiono ancora oggi centinaia di cavatori in Bolivia, per cui da anni si muore a Taranto. Spesso ai mercatini del biologico a km 0 dove vendo il mio olio incontro tanti amici della piana di Gioia Tauro. Altri produttori come me, che oggi hanno 50 anni, ma che quando avevano la mia età lottarono contro un’altra chimera promessa ai reggini per sedare la rivolta di Reggio. Un nuovo centro siderurgico, un’altra Ilva mentre la siderurgia era da anni in crisi da sovrapproduzione e poi contro un’altra centrale a carbone che trent’anni fa un po’ come oggi venne spacciata come volano per lo sviluppo del Reggino.

Allora un referendum popolare bloccò quel progetto, oggi un altro referendum può impedire di nuovo che un nuovo scempio accada. Ma sta volta tocca a voi amici del cantone dei Grigioni. Venite a trovarci a condividere una fetta di pane con la marmellata di bergamotto, un frutto unico al mondo che la centrale potrebbe distruggere irrimediabilmente, lasciatevi ospitare nei nostri borghi, nelle nostre case vecchie di secoli, vedrete tra le pietre alcune che sono le stesse che incontrerete nella Valle Mala. Capirete anche voi che la nostra terra può crescere in maniera sostenibile purché non le vengano tarpate le ali. Non lasciatevi sfuggire l’occasione di far valere la vostra voce attraverso il più democratico degli strumenti politici.

Due anni fa l’Italia con un referendum bloccò nuovamente l’uso del nucleare a pochi mesi dalla tragedia di Fukushima e sancì che l’acqua è un bene pubblico non soggetto a lucro. Non lasciate che sia il tempo a dimostrare l’insensatezza di questa centrale, quando ormai sarà forse troppo tardi, anche la salute e la possibilità di autodeterminarsi non hanno prezzo. Sui vostri monti non c’è un mare caldo come il nostro, fate delle nostre spiagge le vostre, aiutateci a difenderle dalla speculazione. Votate sì all’abbandono del progetto della centrale a carbone!

Francesco Manti