L’opinione di Nicoletta Noi-Togni
Dire NO a questa Iniziativa è anche una questione di valori e di principi.
Il tempo in cui viviamo ci mette continuamente nella condizione di dover decidere se tenere o gettar via quanto abbiamo. Succede con gli oggetti, con i beni ed anche con i valori. Religione e Chiesa sono particolarmente toccate da questo – chiamiamolo così – fenomeno. Basti pensare alla questione dei crocefissi che in molti luoghi nel nostro Paese sono spariti dalle scuole e dagli ospedali e al salmo svizzero che si vuole cambiare nei suoi contenuti per epurarlo da qualsiasi sentore di divino. Da interpretare in questo senso anche l’Iniziativa “Meno imposte per l’artigianato” dei giovani liberali grigionesi che intende eliminare l’imposta di culto per le persone giuridiche (società anonime, società a garanzia limitata, società cooperative, fondazioni e associazioni a scopo di lucro), sulla quale il popolo è chiamato ad esprimersi il prossimo 9 febbraio. Ai quali iniziativisti va anche rimproverato di essersi serviti di un titolo ingannevole poiché lo stesso suggerisce un beneficio per tutto l’artigianato, mentre in effetti solo una piccola parte di esso ne sarebbe toccata; la grande maggioranza degli artigiani infatti, è rappresentata da persone esercitanti un’attività lucrativa indipendente nella forma giuridica di un’impresa individuale o di persone, e quindi non interessate dall’esenzione richiesta dall’Iniziativa. Una fuorvianza questa criticata aspramente dal Gran Consiglio che ha invitato Governo e Cancelleria di Stato ad accertarsi a tempo debito che il titolo di un’Iniziativa corrisponda ai suoi contenuti, in questo caso anch’essi tutt’altro che chiari. Motivi ulteriori per i quali il Parlamento ha deciso chiaramente, con 110 voti contro 5 e 2 astenzioni, di raccomandare al popolo di respingere quest’Iniziativa (leggi questo articolo al riguardo).
A prescindere dal fatto che la devoluzione dell’imposta di culto per le persone giuridiche costituisce un importo minimo per ditte e imprese, soprattutto per quelle piccole e medie (vedi elenco ed esposizione dettagliata nelle spiegazioni di voto del Gran Consiglio, alle pagine 4, 5 e 6 dell’apposito opuscolo) va precisata l’affermazione degli iniziativisti secondo la quale “la Chiesa può impiegare i fondi riscossi a propria discrezione”; se infatti è vero che è la Chiesa (intese sono le due Chiese di Stato dei Grigioni e cioè la Chiesa cattolica-romana e la Chiesa evangelica-riformata) a decidere a quale opera caritativa, a quale attività giovanile, al mantenimento di quale edificio religioso-storico e a quale parrocchia finanziariamente debole nell’ambito della sua perequazione va il sostegno finanziario derivante dai proventi dell’imposta di culto delle persone giuridiche (prelevate dal Cantone), è però anche vero che è il Cantone ad “esercitare l’alta vigilanza sull’impiego legale delle risorse finanziarie e sul rispetto dell’ordinamento giuridico” come recita il paragrafo 4, dell’articolo 99 della Costituzione del Cantone dei Grigioni. Senza dimenticare che entrambe le Chiese di Stato fanno capo ad un loro Parlamento al quale competono anche decisioni e sorveglianza.
Messa impropriamente in discussione – dai fautori dell’Iniziativa – la costituzionalità stessa dell’imposta di culto per le persone giuridiche (introdotta nel nostro cantone nel 1959 in un momento di grave crisi finanziaria per le Chiese). Impropriamente in quanto sia il Tribunale federale (chiamato numerose volte, dal 1878 in poi, a pronunciarsi su questo contenzioso), sia la Corte dei Diritti dell’uomo hanno ribadito l’impossibilità della persona giuridica a scopo lucrativo ad appellarsi ai diritti della persona naturale – e quindi alla legislazione che protegge questi diritti – perché non titolare della libertà di pensiero, coscienza e religione della persona naturale.
In sostanza diciamo NO a questa iniziativa perché l’imposta di culto per le persone giuridiche non è anticostituzionale, è economicamente poco rilevante per le imprese, ha poco o nulla ripercussione per l’artigianato mentre significa invece molto per l’esistenza stessa della Chiesa, perché possa rimanere nei nostri villaggi ad officiare i riti della tradizione (in molti comuni della Svizzera non si riescono più a garantire le funzioni liturgiche compresi battesimi, matrimoni e funerali), perché possa continuare a svolgere i compiti di sostegno della società che le competono e dei quali, malgrado la secolarizzazione, la comunità necessita. E non da ultimo perché la tendenza moderna allo smantellamento indistinto di principi e di valori deve essere contrastata.











